Tre sparatorie in 72 ore per il controllo dello spaccio: ecco chi sta terrorizzando l’area flegrea

GUERRA DI CAMORRA – LE INDAGINI
Tre sparatorie in 72 ore per il controllo dello spaccio: ecco chi sta terrorizzando l’area flegrea
Le cosche sono in guerra per il controllo del narcotraffico: case popolari trasformate in bunker

di REDAZIONE

Mercoledì 8 Giugno 2016

FUORIGROTTA – BAGNOLI – PIANURA – SOCCAVO. La follia criminale che ha trasformato la periferia flegrea in una polveriera pronta ad esplodere in una guerra di camorra ha una forma. Un aspetto preciso. È un disegno che ritrae un angelo e un demone persi in un abbraccio. Due figure che si annullano a vicenda, incorniciate in una parola in lingua inglese: crazy. Follia, appunto. È questo il tatuaggio che copre per intero la schiena di Alessandro Giannelli, il presunto (sarebbe meglio dire aspirante) boss di Bagnoli. La scia di sangue e terrore a suon di sventagliate di mitra ha inizio con la sua scarcerazione. Lui, ex uomo dei D’Ausilio, vuole fare fuori i senatori della cosca. Nel rione di palazzine popolari che sorge a ridosso di via Cavalleggeri d’Aosta il reggente si chiama Rodolfo Zinco. È lui il rappresentante della «vecchia guardia». Zinco viene ammazzato il 22 aprile del 2015 con cinque colpi di pistola esplosi alle spalle. Freddato mentre rientra a casa. Inizia così la stagione di sangue del rione flegreo. Soccavo, Rione Traiano, Pianura. E ancora Bagnoli e alcune zone di Fuorigrotta. È in quest’area che si concentrano i nuovi flussi criminali del capoluogo campano. Qui che negli ultimi due anni si è consolidata la nuova Gomorra. Tutta colpa della droga e dei traffici che hanno trovato in alcuni rioni di edilizia popolare il loro snodo cruciale. Solo nel Rione Traiano, ad esempio, le forze dell’ordine contano tre piazze di spaccio storiche e una decina di punti vendita più piccoli. Il perché di quest’improvvisa escalation nella vendita di stupefacenti per gli inquirenti, è attribuibile ai mutati equilibri criminali dell’area e al ritorno in campo di alcuni personaggi legati ai sodalizi malavitosi dei Puccinelli e dei Grimaldi. E ancora morte, piombo, omicidi.

Come quello di Giuseppe Perna, assassinato davanti a un circolo ricreativo. O Stefano Adamo, trucidato mentre fa ritorno a casa. È una strategia del terrore quella applicata dai boss emergenti, fatta di agguati a colpi di mitra contro le palazzine popolari trasformate in bunker dello spaccio. Sullo sfondo alleanze con gruppi malavitosi dell’area a nord di Napoli, accordi basati sulla necessità di rifornire di droga le «piazze» e – in caso di faide – avere una copertura in termini di uomini. Di «soldati». Ma la periferia flegrea è oggi anche il campo di battaglia di un uomo che cerca vendetta. Che con la forza intimidatoria delle pistole vuole riaffermare la sovranità del suo clan. «Irreperibile». È questa la dicitura presente sulla nota di rintraccio che vede come destinatario un pericoloso boss della malavita flegrea: Felice D’Ausilio. Il pregiudicato, conosciuto negli ambienti di strada con il soprannome di Feliciello, è evaso dal carcere di Nuchis in Sardegna in cui era detenuto. Felice D’Ausilio è latitante da quasi un mese, da quando – dopo un permesso premio a Napoli – non ha più fatto rientro nel penitenziario della Gallura. Potrebbe esserci lui, secondo indiscrezioni delle forze dell’ordine, dietro gli ultimi raid a colpi d’arma da fuoco al Rione Traiano. Tre le sparatorie registrate in meno di 72 ore. Una di queste ha fatto contare anche un ferito. Si tratta di un pusher di 42 anni centrato da due pallottole esplose da un commando di killer in via Romolo e Remo.

di Giancarlo Palombi, Metropolis

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