Tre idee, una giustizia

Tre idee, una giustizia

02 MAGGIO 2021

La magistratura e la riforma in Parlamento

DI LUCIANO VIOLANTE

C’è una grave questione morale nella magistratura, resa ancora più evidente dall’arresto nei giorni scorsi di un altro giudice, a Bari, e dalla circolazione di dossier giudiziari a fini intimidatori. Risponde all’interesse generale rimuovere le cause delle deviazioni; é quindi ragionevole che il Parlamento intervenga. Alcuni parlamentari hanno proposto una Commissione d’inchiesta. Sono prevedibili interferenze politiche nei confronti di processi in corso e dell’attività che sta svolgendo il Csm, inammissibili in uno Stato di diritto, politicamente inopportune per le conseguenze di screditamento reciproco che ne deriverebbero, costituzionalmente sterili perché non cambierebbero lo stato delle cose.

Il Parlamento deve comporre i conflitti, non deve esasperarli. Servono incisivi interventi di riforma, accompagnati da rigorose audizioni delle commissioni parlamentari che facciano comprendere la causa, il carattere e l’entità delle deviazioni. Occorre innanzitutto applicare rigorosamente la Costituzione. È invalsa la prassi, per consolidare il potere delle correnti, che alla scadenza del quadriennio si debba rinnovare tutto il Csm. Ma la Costituzione non prevede l’elezione contestuale dell’intero Csm; prevede invece che i singoli componenti restino in carica per quattro anni.

Oggi sei consiglieri sono stati eletti in sostituzione di coloro che si sono dimessi dopo la vicenda Palamara. Questi sei nuovi componenti dovrebbero restare in carica per quattro anni, sino al 2025. Gli altri, eletti nel 2018, decadranno nel 2022. Si avvierebbe così la rotazione dei singoli e le correnti non potrebbero più prendere accordi complessivi. La rotazione consentirebbe di superare lo squilibrio di conoscenze tra togati, che quando arrivano a Palazzo dei Marescialli sanno già tutto, e laici, che devono imparare tutto sin dal primo giorno.

Un secondo intervento dovrebbe riguardare la sostituzione dei magistrati segretari e componenti dell’Ufficio studi del Csm, che oggi vengono scelti sulla base dell’appartenenza di corrente, con un corpo di funzionari del Csm, non magistrati, selezionati per concorso. Il terzo intervento riguarderebbe i rapporti tra magistrati e politici. Al momento dell’elezione del vicepresidente del Csm, primo atto di un nuovo Csm, i candidati, che devono essere laici, sono indotti a patteggiare il voto con i magistrati eletti e con ciascuna corrente, in cambio di impegni che riguardano il funzionamento e l’attività del Csm.

I patti condizionano il quadriennio. Se il vicepresidente del Csm venisse nominato dal presidente della Repubblica, che è presidente del Csm, quei patti non avrebbero più ragion d’essere. I gruppi parlamentari, inoltre, potrebbero decidere, d’intesa tra loro, di non candidare parlamentari in carica. Sarebbe utile, infine, costituire un’Alta Corte, composta con gli stessi criteri della Corte Costituzionale, che decida sulle impugnazioni contro le decisioni disciplinari e amministrative del Csm. Alla stessa Corte, con alcune integrazioni, potrebbe essere affidato il compito di decidere sulle impugnazioni relative a tutte le decisioni dei Consigli di Presidenza della magistratura amministrativa, contabile e tributaria.

La Nuova Ricostruzione, di cui ha parlato il presidente Draghi, richiede tanto l’impegno del Parlamento per un nuovo rapporto di fiducia tra giustizia, politica e società, quanto l’impegno di ciascun magistrato e dell’intera magistratura per un’etica della professione coerente con quell’obbiettivo.

Fonte:https://rep.repubblica.it/

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