Trattamenti di favore nel carcere di Reggio, perquisizioni e nuovi indagati

Trattamenti di favore nel carcere di Reggio, perquisizioni e nuovi indagati

Oltre all’arresto dell’ex direttrice dell’Arghillà, il Nucleo investigativo centrale del Dap, su richiesta della Dda, ha perquisito e denunciato per concorso esterno due fratelli, sovrintendenti all’epoca dei fatti. Gli investigatori stanno approfondendo la posizione dei due

di Alessia Truzzolillo


REGGIO CALABRIA Non è contemplata solo la posizione dell’ex direttrice del carcere di Arghillà – finita agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosaall’interno dell’indagine della Dda di Reggio Calabria su presunti trattamenti di favore riservati a detenuti appartenenti a organizzazioni criminali di matrice ‘ndranghetista. Nella ordinanza firmata dal gup Domenico Armaleo risultano indagati anche il medico Antonio Pollio e la detenuta Caterina Napolitano. Ma la vicenda si sta allargando a macchia d’olio e va al di là dell’ordinanza già emessa. Ieri (martedì 25 agosto), infatti, il Nucleo investigativo centrale del Dap, ha sottoposto a perquisizione e denunciato per concorso esterno in associazione mafiosa anche i fratelli Massimo e Fabio Musarella, sovrintendenti che lavorano a Reggio Calabria. Circa la loro posizione l’indagine, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro, necessita di ulteriori approfondimenti. L’inchiesta, dunque, oltre a coinvolgere l’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, Maria Carmela Longo ha acceso i riflettori anche su chi ha lavorato con lei che, secondo l’accusa, avrebbe portato avanti (evidentemente non da sola)«una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria». Stando alla ricostruzione della Dda, Maria Carmela Longo «concorreva al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico».
Emblematico è un comunicato della Ulpa Penitenziari risalente al dicembre 2012, indirizzato, tra gli altri anche alla Longo, nel quale si parla del fatto che «sarebbe in atto un forte tentativo della criminalità organizzata di partecipare direttamente e attivamente al governo della casa circondariale che farebbe rivivere tempi che si credevano definitivamente superati».
Un allarme messo nero su bianco dal segretario nazionale Gennarino De Fazio. «Quanto denunciato, che se confermato sarebbe di gravità inaudita ed, inevitabilmente, porrebbe forti interrogativi anche sulla gestione operativa ed amministrativa dell’istituto, merita evidentemente urgentissimi approfondimenti, verifiche e consequenziali interventi finalizzati sia ad affermare l’autorevolezza dello Stato, attraverso i suoi rappresentanti, ed a garantire il rispetto della legge sia a ridare sicurezza e tutela agli operatori oggi esposti ad immani rischi. Prima che la situazione possa degenerare, si richiede dunque alle Signorie Loro – scriveva De Fazio rivolgendosi agli uffici del Dap, alla Uilpa e alla stessa Longo – di porre in essere i rispettivi, urgentissimi e tangibili interventi di competenza nel senso appena indicato». La Longo è stata trasferita a Roma nella primavera del 2019, in attuazione della legge che prevede un limite massimo permanenza nello stesso carcere. Ma le indagini su di lei da parte del Dap e della Dda di Reggio Calabria avevano già messo radici. (
a.truzzolillo@corrierecal.it)

26 agosto 2020

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

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