Traffici che uccidono lentamente. Il caso della discarica di Borgo Montello in cui sono stati riversate sostanze pericolose

Contraccettivo neuronale
Il 16 Settembre parte un allarme: se i dati sull’incidenza dei tumori alla tiroide fossero confermati in provincia di Latina vi è un’emergenza paurosa. Ne dà il primo annuncio la Regione Lazio. La questione ambientale in Provincia di Latina è stata sempre sottovalutata e ad oggi iniziano a vedersi le prime conseguenze.

Il primo nome che viene in mente è Borgo Montello: discarica legata alle attività della maggior parte delle società di smaltimento dei rifiuti solido urbani di proprietà dell’Ecoambiente. E’ oramai certo che in quella discarica sono stati sversati rifiuti tossico nocivi soprattutto in profondità ovvero laddove si vanno ad intaccare le falde sotterranee. Da anni si conoscono le condizioni di quella discarica e tra i primi a denunciare la presenza di organizzazioni criminali dedite allo smaltimento di rifiuti tossici ci fu un comitato cittadino del quale faceva parte Don Cesare Boschin. Questo anziano prete di periferia e il comitato negli anni ’90 iniziarono a fare pressioni affinché si facesse chiarezza a Borgo Mondello e non si mettesse a rischio la salute dei cittadini. Don Cesare Boschin fu trovato morto nel 1995 nella sua casa incaprettato e imbavagliato con il nastro adesivo. Nel portafogli del sacerdote c’erano ancora 800 mila lire e altri soldi presenti nella casa non furono portati via. La stampa locale ipotizzò prima un furto da parte di tossicodipendenti, poi arrivarono le voci di presunte molestie a danni di minorenni (solo voci ma molto efficaci evidentemente). Di fatto il comitato si sciolse e gli assassini del parroco non furono mai individuati (né tantomeno i mandanti).

Nel processo conclusosi recentemente a Latina intitolato “Anni ‘90” il pentito Carmine Schiavone conferma le ipotesi di un traffico di rifiuti tossici in quegli anni proprio nella provincia pontina. Di fatto ad oggi le principali società che si occupano di smaltimento dei rifiuti in provincia sono la Latina Ambiente (partecipata dal Comune di Latina al 51%) e per la gestione della discarica di Borgo Montello la Ecoambiente entrambe legate direttamente o indirettamente sempre agli stessi “imprenditori” che vantano compartecipazioni in numerose società italiane e straniere che lavorano nel settore dei rifiuti. Angelo Deodati per esempio risulta più volte nelle indagini della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Rifiuti nell’ambito di intrecci tra varie aziende (tra cui l’AMA che si occupa dello smaltimento dei rifiuti su Roma) del settore che hanno al loro interno troppi conflitti di interesse per poter mettere in atto un sistema economico di tipo concorrenziale: ovvero l’ipotesi dell’esistenza di un forte cartello sul traffico dei rifiuti solidi urbani. Dai verbali della Commissione Parlamentare d’inchiesta già nel ’97 si può leggere:

“Emergono nettamente gli stretti rapporti che corrono tra società che operano nelle diverse fasi del ciclo dei rifiuti e, più concretamente, la riconducibilità delle stesse ad uno stretto giro di operatori, chiaro indice di un’assenza di trasparenza del settore e del delinearsi di un oligopolio tendente al monopolio. Esistono in tal modo – è scritto nel rapporto della commissione d’inchiesta parlamentare – assetti societari incrociati tra loro, con presenza di nominativi che alternano le loro funzioni societarie. Società inserite in un meccanismo che permette agli operatori di seguire una doppia direttrice, quella dell’illegalità e quella dell’imprenditorialità. Spesso esse sono concorrenti e partner allo stesso tempo ed hanno collegamenti con aziende svizzere e lussemburghesi, con sede in Paesi dove non è possibile indagare per risalire alle ripartizioni dei capitali sociali o ai titolari. L’inchiesta ha posto i ricercatori di fronte a situazioni societarie anomale dal momento che società con capitali cospicui sono controllate da società con capitale al minimo consentito dalla legge”.

In uno scenario del genere non c’è motivo per cui vi dovrebbero essere problemi di concorrenza reciproca per aggiudicarsi gli appalti. Un’inchiesta più recente che riguarda Latina Ambiente mette in luce come la situazione sia paradossale anche per quanto riguarda gli appalti che la società mista pubblico-privato doveva svolgere per l’affidamento di alcuni servizi e che invece sarebbero andati a diverse società tramite l’affidamento diretto (quindi violando le leggi vigenti sulle procedure di gare ad evidenza pubblica). L’interesse di una società mista pubblico-privato dovrebbe essere duplice: offrire un miglior servizio per i cittadini al minor prezzo possibile. La presenza in CDA del Comune di Latina (sindaco Zaccheo) dovrebbe garantire proprio che venga tutelato l’interesse dei cittadini (ovvero prezzi bassi e metodi di raccolta dei rifiuti ecologicamente avanzati). In realtà accade il contrario: quest’anno la giunta comunale di Latina ha avallato l’ennesimo aumento della TIA (la tariffa sui rifiuti) di Latina Ambiente ( in totale gli aumenti sono oltre del 350% per le famiglie e del 500% in alcuni casi per i commercianti negli ultimi anni). Come’è nata la Latina Ambiente? Già nel 2002 Legambiente aveva presentato numerosi esposti alla procura di Latina sia per il caso di Latina Ambiente sia per Acqualatina (l’ente misto pubblico privato che gestisce il settore idrico). In una sola denuncia si può leggere:

“che nella cordata di imprese risultata vincitrice in base alla procedura su esposta, fanno parte tre imprese (Italcogim spa, Emas Ambiente spa e SIBA) che sono legate da numerosi rapporti azionari presenti e passati, tanto da avere le proprie sedi (sociali ed operative) presso gli stessi indirizzi a Milano;

– che una di tali aziende, la Emas Ambiente spa, ha incorporato per fusione in data 1 Aprile 1998 la Colucci Appalti spa, a suo tempo risultata vincitrice per l’individuazione del partner privato della Latina Ambiente spa;

– che, sempre da notizie di stampa dell’epoca, anche nella procedura per la valutazione delle offerte relative alla Latina Ambiente stessa, sarebbero emersi elementi poco chiari (in merito all’assenza del prescritto certificato antimafia relativo alle aziende vincitrici);

– che della commissione comunale nominata dall’allora sindaco di Latina Aimone Finestra, sempre relativa alla gara per la Latina Ambiente spa, faceva parte come massimo esperto del settore, un docente universitario che, in base alle indagini effettuate dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul traffico dei rifiuti, è risultato esser stato amministratore di società in qualche modo collegate a quella risultata poi vincente (si allega copia del documento parlamentare);

– che le azioni possedute inizialmente dalla Colucci Appalti spa in Latina Ambiente spa (il 48,99%), sarebbero state trasferite prima alla Emas Ambiente spa e poi da questa alla Waste Management Italia spa, entrambe interamente controllate dalla Italcogim spa;

– che anche la terza società su indicata (la SIBA – Società Italo Britannica dell’Acqua), sempre in base al rapporto della Commissione Parlamentare d’inchiesta, risulta essere partecipata dagli stessi gruppi societari su indicati;”

Pietro Colucci ancora fa parte della quota privata di Latina Ambiente (tramite la Waste Italia che nel corso degli anni è andata nelle mani della famiglia Colucci) ed è tra i rinviati a giudizio (il 30 settembre si deciderà) per gli appalti irregolari. La Colucci Appalti S.p.a. è la prima ditta che vinse (se così si può dire) l’appalto per le quote societarie private della Latina Ambiente al momento della sua nascita (1997) ed è una ditta di San Giorgio Acremano che si spaccia per Milanese (ovvero ha la sua sede legale a Milano). La Colucci Appalti S.p.a. tra le altre cose risultò vincitrice anche di un appalto per il comune di Anzio senza però che avesse il certificato antimafia. Nonostante questa evidente crepa la Colucci Appalti di fatto lavorò per il Comune di Anzio per due anni (1995-1997). Poi perse l’incarico per inadempienze contrattuali e la ditta marchigiana che la sostituì durò poco: un paio di attentati incendiari e la ditta marchigiana scappa via. La sostituisce un’altra ditta che a breve verrà inserita nella Emas Ambiente (ovvero sempre la Colucci Appalti).

Tornando ai Colucci c’è da dire che rientra sempre nel capitale privato della Latina Ambiente: prima come Colucci Appalti e nel tempo come Emas ora come Waste Italia. La Waste Italia (un tempo solo Waste Mangement, leader mondiale dei rifiuti poi comprata dalla “cordata” italiana –descritta in realtà dalle Commissioni Parlamentari di inchiesta sui rifiuti come un “cartello”- ) ha al suo interno non solo i Coluccia ma anche Ottavio Pisante ( nel suo passato giudiziario è passato per l’arresto nell’era di Mani Pulite per una tangente sul porto di Manfredonia) e non ultimo Manlio Cerroni (proprietario a sua volta di altre ditte del settore dei rifiuti e non ultima la discarica di Malagrotta- la più grande discarica d’Europa). I Colucci-Pisante sono tra l’altro molto attivi nel campo dell’acqua. Ottavio Pisante e la sua Ecologia srl risultano tra l’altro in un caso recente di ecomafia in cui un ingegnere dell’Enea (ente che tra le altre cose si occupa di delicatissime questioni riguardanti il nucleare e rifiuti tossico nocivi),tale Vittorio Rizzo, secondo i magistrati della Procura di Velletri, avrebbe aiutato proprio l’Eocologica spa ad ottenere permessi per lo smaltimento dell’amianto siciliano (l’ex fabbrica Nuova Sacelit a 30 km da Messina) e tra le sue frequentazioni rientra una vecchia conoscenza del mondo dei “faccendieri” ovvero Flavio Carboni. I magistrati definiscono questa situazione come un’”Enea parallela” che invece di vigilare sull’impatto ambientale di rifiuti tossico nocivi favoriva imprenditori “amici” in cambio di consulenze molto ben pagate. Nel mentre che l’inchiesta va avanti la discarica di Pomezia (dove sono state messe le tonnellate di amianto) va a fuoco il giorno prima degli arresti e anche ad un anno di distanza.

Tornando agli affari di Pisante il suo nome è ancora più inquietante quando compare nelle inchieste che riguardano la cooperazione Italiana in Somalia e l’omicidio di Ilaria Alpi. Anche da quelle parti Pisante ha fatto man bassa di appalti per il settore idrico. Pisante è anche l’”uomo dei francesi” in Italia per quanto riguarda il settore idrico (basti vedere il maxi appalto dell’acquedotto pugliese). Anche a Latina vi è una maxi azienda del settore idrico (osteggiata da tutti i cittadini che hanno formato in ogni città un comitato contro questa società) ovvero Acqualatina il cui capitale privato è in in parte di una società francese, la Veolia, e in parte del gruppo di Pisante. Da anni i comitati spontanei hanno iniziato a non pagare più le esose e assurde bollette di Acqualatina e da allora ogni candidato a Sindaco di un comune Pontino non poteva fare campagna elettorale senza portare avanti la battaglia contro questa società (avrebbe rischiato di perdere le elezioni) e nonostante ciò rimane l’assurda difesa del presidente della Provincia di Latina (Cusani) che ha iniziato a fare causa (perdendole tutte) a quei comuni che hanno liberamente scelto di sganciarsi da Acqualatina. La gestione dell’ATO4 dovrebbe non limitarsi a riscuotere bollette ma anche (e soprattutto) alla manutenzione degli impianti e al miglioramento del servizio. Solo quest’estate nel comune di Scauri si sono verificati degli sversamenti di liquami da parte del depuratore e sono numerose le falle del servizio idrico tant’è che deve pensarci la Regione Lazio a pagare i lavori di manutenzione quindi di fatto non adempie agli impegni contrattuali. Di contro sembra parente di Latina Ambiente in quanto ad aumento delle tariffe.

Continuando a parlare degli affari di Ottavio Pisante si può vedere come la ditta di trasporti marittimi finita nel mirino delle indagini per la morte di Ilaria Alpi (ovvero la Shifco) navigasse spesso dalle parti di Gaeta (si dice che portasse le mele al MOF di Fondi) dove fu anche sequestrata una sua nave proprio a seguito delle indagini sul caso Ilaria Alpi anche dagli atti della Commissione d’inchiesta parlamentare. Peccato che è evidente oramai come in Somalia siano arrivati principalmente rifiuti tossici in cambio di armi. Nel sud pontino non mancano di farsi notare anche dei broker internazionali di rifiuti tossici come Massimo Anastasio Di Fazio, arrestato nel corso dell’operazione Damasco – dopo la quale si è chiesto lo scioglimento del comune di Fondi-che, oltre a fare affari nel settore immobiliare e ad avere rapporti con la ‘ndrangheta, si vantava degli ottimi affari milionari (in euro) da lui stipulati con Venezuela e Liberia (il secondo paese è un altro paese africano poverissimo che sta diventando l’immondezzario dei paesi ricchi). Sempre perché dalle parti del Sud Pontino sono “vanitosi” anche Vincenzo Garruzzo (arrestato sempre nel corso dell’operazione Damasco vicino al clan della ‘ndrangheta dei Tripodo ed interno al MOF di Fondi) vantava amicizie come quella con tali “gente di Duisburg” che avrebbe ospitato nelle sue dimore: a distanza di poco tempo da quella affermazione viene (sarà un caso?) arrestato l’armiere della strage di Duisburg proprio ad Aprlia. Quindi nel sud pontino si possono anche nascondere ingenti quantitativi di armi e non solo. Tra Roma e il sud Pontino già negli anni ’90 era attivo un traffico di materiale nucleare: per l’esattezza barre di uranio impoverito. In un’indagine dell’antimafia di Catania in merito ad un traffico di materiale radioattivo che vedrebbe coinvolta la criminalità romana (ex appartenenti alla “banda della Magliana”) e la ‘ndrangheta gli inquirenti vengono in possesso di una barra di uranio impoverito originaria degli Stati Uniti, transitata in Zaire e poi non si sa come arrivata nelle mani di queste organizzazioni criminali che cercavano di “piazzarle” a Roma partendo da una sola che invece del “compratore criminale” hanno trovato degli agenti infiltrati. Il quantitativo iniziale di barre era di nove e solo una fu recuperata.
Chissà perché quando si trovano discariche piene di rifiuti tossici invece che di rifiuti urbani o quando avvengono ritrovamenti di discariche abusive o alte tossicità i nomi dei gestori degli impianti (tramite le solite scatole cinesi) sono sempre gli stessi. Nella provincia di Latina sono anche più facili i rapporti di amicizia visto che opera anche la Sogin (a Borgo Sabotino presso l’ex centrale nucleare) che ha di recente iniziato dei lavori “top secret”-ma anche no- che sono volti a creare un deposito permanente di scorie nucleari. La Sogin ha avuto come vice presidente tale Paolo Togni che era prima passato per la Waste Management (che tra l’altro è stata inquisita anche dal governo Americano per via della finanza creativa made in Italy che abbiamo amabilmente esportato-insieme ai rifiuti tossici- in tutto il mondo).

(Tratto da Shazanna)
Archivi