Torre del Greco, beffa Deiulemar: il «tesoretto» era in cantina

Il Mattino, Giovedì 15 Dicembre 2016

Torre del Greco, beffa Deiulemar: il «tesoretto» era in cantina

di Teresa Iacomino

TORRE DEL GRECO. Per la prima volta hanno parlato in pubblico dopo la decisione di collaborare con la giustizia. I fratelli Della Gatta sono tornati in un’aula giudiziaria dopo la restituzione parziale della libertà (dal carcere ai domiciliari) seguita al pentimento, ufficializzato nel corso dell’ultima udienza del processo penale sul fallimento della «Deiulemar compagnia di navigazione».

Un’aula affollata come non mai di obbligazionisti, quella del Tribunale di Torre Annunziata dove sta proseguiendo il processo sull’acquisto di una società immobiliare con i soldi sottratti dal fallimento della società di fatto. Tanto che ieri non è stato facile condurre i lavori processuali per la massiccia presenza di investitori, interessati a capire dalle parole di Angelo e Pasquale Della Gatta cosa e quanto gli ex armatori metteranno a disposizione dei risparmiatori truffati. Scampato il pericolo di un rinvio (chiesto dai legali dell’imprenditore veronese Dante Di Francescoantonio, coinvolto come i Della Gatta nella vicenda, assente per motivi di salute) l’udienza si è concentrata sulle testimonianze dei due fratelli, apparsi estremamente dimagriti. Il primo a parlare è stato Angelo Della Gatta. E non sono mancati i colpi di scena, come quando l’ex armatore ha incentrato l’attenzione in primis sul ruolo svolto da Amedeo Malet, persona di fiducia nella vicenda dell’acquisto della Bayres. Ma quello che ha maggiormente fatto arrabbiare gli obbligazionisti è stato scoprire come «i 250mila euro in contanti» utilizzati per l’operazione d’acquisto come ha raccontato Angelo Della Gatta erano custoditi «in una cantina della nostra villa», dove nel 2014 si sono svolti gli incontri con Di Francescantonio in quanto i fratelli erano ancora costretti all’obbligo di dimora.

«La magistratura e gli inquirenti ha sottolineato un risparmiatore a margine dell’udienza hanno cercato in mezzo mondo i soldi, senza scoprire che c’era più di un discreto gruzzoletto a disposizione degli armatori a casa loro». Soldi, ha invece evidenziato Pasquale Della Gatta, derivati da «regali» fatti dai fornitori «scelti per lavorare a bordo della navi Deiulemar». Altro colpo di scena quando Angelo Della Gatta ha parlato dell’idea di entrare nell’affare Bayres «anche con una partecipazione al 50% e un investimento di 4 milioni di euro». Parlando poi della figura di Di Francescantonio, il più giovane dei fratelli Della Gatta ha evidenziato come quest’ultimo si credesse «il re di Salerno», tanto da millantare «una stretta amicizia con l’allora sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca», poi mai emersa nel corso delle trattative. Trattative arenatesi dopo il pagamento, tanto che i Della Gatta si considerano come «truffati» nell’intera vicenda.

Ma le parole più interessanti gli obbligazionisti le hanno ascoltate quando Angelo e Pasquale Della Gatta, pur evidenziando di «non avere più disponibilità economiche dirette», hanno sottolineato come ci sia un trust estero da «17 milioni di dollari» (di cui già si era avuto in passato notizia giudiziaria) da mettere a disposizione dei creditori insieme ad altri beni. Meno, molto meno di quanto sperato dai risparmiatori, che non hanno mancato di protestare al termine della deposizione di Pasquale Della Gatta, fino ad invocare il ritorno «in galera» per i due armatori, condannati a 17 anni e due mesi in primo grado per il crac da 720 milioni di euro della compagnia di navigazione fallita nel 2012 e nella quale avevano investito quasi tredicimila persone.


 
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