Toghe sporche a Messina, tornano in Procura gli atti su Minutoli

Toghe sporche a Messina, tornano in Procura gli atti su Minutoli

Il giudice è accusato dai pm reggini di aver brigato con un imprenditore amico per creare una società ad hoc che sostituisse l’Ivg, pretendendo l’assunzione della moglie

27 luglio 2018

REGGIO CALABRIA Tornano sul tavolo del pubblico ministero di Reggio Roberto Di Palma gli atti del procedimento che vede indagato per corruzione il giudice della sezione fallimentare di Messina Giuseppe Minutoli. Per lui l’accusa è di aver brigato con un imprenditore amico, Gianfranco Colosi (a processo in ordinario) per creare una società ad hoc che sostituisse l’obsoleto Ivg (Istituto vendite giudiziarie), pretendendo per di più l’assunzione della moglie. Un affare (illecito) in cui sarebbe stato coinvolto anche l’ufficiale della Dia Letterio Romeo, all’epoca dei fatti capo della Direzione investigativa antimafia di Messina, oggi a processo in ordinario.

Contestazioni che proprio in relazione alla pretesa assunzione della donna, il gup Davide Lauro ha chiesto alla procura di precisare meglio. Una decisione che non rimescola le carte in tavola per il togato di Messina, ma anzi potrebbe addirittura peggiorarne la posizione. Nella propria ordinanza infatti, il gup Lauro non ha messo in discussione l’ipotesi di reato, su cui nulla ha eccepito, ma ha solo chiesto maggiori dettagli riguardo alcune delle circostanze per cui è contestata.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta del pm Di Palma, Minutoli avrebbe fatto di tutto per far sì che Colosi si accaparrasse la società incaricata di vendere immobili e beni messi all’asta dal tribunale all’esito delle procedure fallimentari. In cambio avrebbe preteso l’assunzione della moglie. Medesima richiesta sarebbe stata avanzata dall’ufficiale della Dia, coinvolto dai due nell’affare, per la propria compagna.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

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