Testimoni di Giustizia, nessuno vuole parlarne. Verità scomode?

BARI – Un uomo è stato ucciso e il suo corpo distrutto dalle fiamme nelle campagne di Valenzano, a sud di Bari: l’ipotesi investigativa, tutta da confermare, è che i piccoli frammenti di ossa recuperati sotto un albero carbonizzato possano appartenere al corniciaio Alessandro Leopardi, ex testimone di giustizia scomparso il primo ottobre scorso. Sulla vicenda i carabinieri della compagnia di Triggiano, coordinati dal pm Manfredi Dini Ciacci, indagano per omicidio volontario.

Per accertare l’identità della vittima la Procura ha affidato al medico legale Francesco Introna l’incarico per compiere gli esami antropologici e l’estrazione del Dna. L’esito di questi accertamenti, eseguiti oggi pomeriggio nell’istituto di medicina legale dell’Università di Bari, non si conoscerà prima di venti giorni. L’ipotesi che i resti appartengano al corniciaio scomparso da Valenzano cinque giorni fa, rafforza i sospetti che Leopardi sia stato vittima di una lupara bianca.

Già dalle prime ore dopo la denuncia della moglie, l’attenzione degli investigatori si era concentrata sul passato dell’uomo. Nel 2005 aveva denunciato tre pregiudicati ritenuti vicini al clan barese Stramaglia. Sulla base delle sue dichiarazioni erano finiti in manette Michele Buscemi (nipote del boss ‘Chelangelò Stramaglia, ucciso in un agguato mafioso nel gennaio 2008), Luca Masciopinto e Matteo Radogna, attualmente tutti e due a piede libero.
Dopo quella denuncia Leopardi aveva lasciato la Puglia e, fino al 2011, ha vissuto nelle Marche sotto protezione come testimone di giustizia. E’ tornato a Valenzano con la famiglia per sua scelta e, fino ad oggi, non aveva avuto – a quanto è dato sapere – nè minacce nè ritorsioni. Non ci sono del resto elementi che colleghino la scomparsa con quella vicenda giudiziaria.

Ma il caso si presta a commenti. Per Davide Mattiello (Pd), componente della commissione Antimafia, “la valutazione della attualità e della gravità del pericolo in situazioni come questa è rimessa alla Procura distrettuale, che può proporre il soggetto esposto all’attenzione della Commissione centrale affinché questa disponga le misure speciali previste dalla legge. Mi chiedo se dal ritorno in località d’origine del Leopardi, siano state fatte queste valutazioni”.

Mattiello chiede attenzione anche per un altro ex testimone di giustizia, Francesco Di Palo, “uscito dal programma di protezione e tornato in località d’origine, Altamura (Bari) “. “Confido nella massima attenzione da parte della Procura barese: non si può abbassare la guardia mai. Proprio per la prossima settimana – conclude – è attesa la sentenza di primo grado per l’assassinio di Domenico Noviello”, punito per denunce che aveva fatto diversi anni prima.

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