Tav, Grasso: «Camorra e mafia cercano sempre di infiltrarsi»

Il Mattino, Giovedì 8 Giugno 2017

Tav, Grasso: «Camorra e mafia cercano sempre di infiltrarsi»

di Maria Elefante
“Non ci possono essere sentimenti di vendetta da parte dello Stato che deve garantire una pena dignitosa. Ma allo stesso tempo non deve mostrare pietà. L’unico faro da seguire è la legge e la certezza della pena”. Così il presidente del Senato Pietro Grasso interviene sul tema della paventata scarcerazione di Totò Riina durante la presentazione del suo libro “Storie di sangue, amici e fantasmi” a Napoli. “Mi sono trattenuto sulla questione Cassazione perché ho delle ragioni personali” ha aggiunto l’ex magistrato antimafia riferendo anche di un piano architettato da Brusca e altri mafiosi per rapire suo figlio e all’attentato pianificato nei suoi confronti dopo le morti di Falcone e Borsellino. E’ giusto concedere la scarcerazione all’ex vertice della Cupola? Per Grasso è fondamentale non dimenticare che “lui è ancora il capo di Cosa Nostra e che sempre applicando la legge si può ridurre il regime del 41 bis collaborando”. Totò Riina infatti, sottolinea il presidente del Senato, “potrebbe ottenere la cessazione delle misure collaborando”. Ad esempio potrebbe “dirci chi lo ha contattato prima di fare le stragi. O le tante cose che ancora non sappiamo”. “Il boss stesso – ricorda – disse che era stato ipotizzato di uccidere Falcone a Roma. Poi lui chiamò il comando dicendo che lo avrebbero ucciso in Sicilia. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Questo ancora non lo ha detto”. “Lui – insiste l’ex pm – ci ha detto che era un capro espiatorio. Bene allora ci dica chi sarebbero gli altri responsabili”. È vero, afferma, che la carcerazione “deve essere dignitosa”, ma l’ex numero uno della Dna ritiene che nei confronti del boss “siano state adottate tutte le misure idonee” a che la sua carcerazione “sia dignitosa”. “Contro il 41 bis – osserva – si può fare ricorso”. Ma il continuare a tenere in carcere il capo della mafia 2serve a evitare che lui possa continuare a dare ordini dal carcere. Don Luigi Ciotti ad esempio e Di Matteo hanno subito minacce da parte del capo mafioso”. Tenendo in carcere in regime di 41 bis il capo dei corleonesi, spiega Grasso, “applichiamo le nostre leggi e Riina si deve adattare alle nostre leggi”. Anche per Bernardo Provenzano si chiese la scarcerazione, racconta, “di lui dissero che era incapace di intendere e di volere”, ma poi lui “rimase in carcere e vi morì”.

«Dove ci sono interessi la camorra, così come la mafia, cercano di infiltrarsi. Diciamo che alcuni di questi ultimi omicidi, senza voler rubare il lavoro ai magistrati e alle forze dell’ordine, possono inquadrarsi in questo problema di interessi» ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, rispondendo, a margine della presentazione del suo libro a Napoli, ai giornalisti che gli chiedevano degli allarmi infiltrazione sulla riqualificazione della zona di Afragola intorno alla stazione della Tav.

«Purtroppo le organizzazioni criminali – ha aggiunto Grasso – si ricompongono anzi non si ricompongono con la violenza. Sotto questo profilo bisognerebbe avere un maggior rispetto per la vita umana, a volte certi episodi sono frutto di una violenza determinata da fatti futili e quelli potrebbero essere eliminati. Quindi bisogna distinguere, non fare di ogni erba un fascio, perché nel numero di omicidi ci sono cause diverse e ognuna va messa nel proprio ambito».

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