Tangenti e appalti truccati, 66 arresti in Campania: «Così prof e politici aiutavano i clan».LEGGERE COSE DEL GENERE E’ OLTREMODO DEPRIMENTE.” MI SENTO AVVILITO ED OFFESO”,CI HA DETTO STAMANE PER TELEFONO UN CARO AMICO DI NAPOLI,UNA PERSONA PERBENE ! ED AVVILITI ED OFFESI,CI SENTIREMMO TUTTI NOI,OVE TUTTE LE ACCUSE DOVESSERO RISULTARE CONFERMATE PERCHE’,SOPRATTUTTO,IN CONDIZIONI DEL GENERE PER IL MEZZOGIORNO D’ITALIA NON CI SAREBBE PIU’ SALVEZZA

Il Mattino, Giovedì 16 Marzo 2017

Tangenti e appalti truccati, 66 arresti in Campania: «Così prof e politici aiutavano i clan»

di Mary Liguori

La pressione politica per finanziare opere pubbliche con le quali tenere in piedi un sistema di tangenti pagate con gli stessi fondi pubblici. Alcuni di quei finanziamenti sarebbero stati sbloccati su input di Pasquale Sommese, il politico che la Dda di Napoli ritiene essere al centro dell’inchiesta che ieri ha portato a 69 arresti e una misura interdittiva per funzionari pubblici, docenti universitari, imprenditori e faccendieri. Quattro di loro sono ritenuti collegati al clan dei Casalesi. Altri cinque sono indagati a piede libero e un sesto risulta irreperibile. La percentuale della mazzetta veniva calcolata a priori in base al finanziamento sbloccato: ciò perché quello emerso dall’inchiesta era uno scenario illecito diventato «consuetudine», «desolante» secondo il gip Federica Colucci che ha accolto il teorema accusatorio messo insieme dal pool Antimafia diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e composto dai sostituti Maurizio Giordano, Luigi Landolfi, Alessandro D’Alessio, Catello Maresca e Gloria Sanseverino e Ida Frongillo della procura ordinaria. I 18 appalti incriminati attraversano il periodo 2013-2016 e percorrono la Campania in lungo e in largo. Dalla Mostra d’Oltremare di Napoli al monte Matese, dall’hinterland casertano a Pompei, dal Vesuviano all’area nolana fino alla provincia di Benevento. Nome in codice dell’operazione è «The queen», dal cognome del personaggio chiave dell’indagine, l’imprenditore Guglielmo La Regina, posillipino di 39 anni, già cuore dell’inchiesta su Palazzo Teti Maffuccini, la dimora storica di Santa Maria Capua Vetere al centro di un’inchiesta che, nel 2016, portò all’arresto dell’allora sindaco Biagio Di Muro. L’operazione di ieri prende le mosse da quell’indagine: il filo conduttore, oltre a La Regina, è la «faccendiera» Loredana Di Giovanni che da mesi collabora con la procura. I suoi racconti sono l’ossatura intorno alla quale vertono le accuse elaborate sulla base delle indagini della guardia di finanza del comando provinciale di Napoli, guidato dal generale Gianluigi D’Alfonso, e dei militari del nucleo di polizia tributaria agli ordini del colonnello Giovanni Salerno e del tenente colonnello Francalberto Di Rubbo.

Sotto la lente d’ingrandimento della procura partenopea diretta da Nunzio Fragliasso sono finiti 18 appalti per una somma complessiva di 20 milioni di euro. Gare che secondo la Dda, si sarebbero svolte con il sistematico ricorso alle tangenti per assicurarsi la compiacenza dei componenti delle commissioni giudicatrici. Sommese e il nipote-capostaff, Antonello, sono sospettati di avere intascato una mazzetta da 50mila euro da Antonio Bretto, imprenditore di Casal di Principe: sono accusati di avere designato la ditta Bretto Opere Stradali prima ancora che venisse indetta la gara, per il restauro della torre del medievale di Cerreto Sannita, nel Beneventano. L’aggiudicazione dell’appalto, secondo la Dda, avvenne attraverso la complicità di pubblici ufficiali del Comune che però non sono stati identificati. Tra i professionisti finiti in manette spiccano i nomi degli ex presidenti dell’Ordine degli architetti di Napoli e Caserta, Salvatore Visone ed Enrico De Cristofaro, quest’ultimo oggi sindaco di Aversa. La misura ha poi colpito i docenti del Dipartimento di Architettura della Federico II Sergio Stenti e Luciano Di Fraia. Secondo la Dda, in cambio di soldi e di incarichi, i commissari hanno orientato la scelta finale delle gare che avrebbero dovuto svolgersi in base ai criteri dell’offerta economica più vantaggiosa. In questo modo sarebbero stati pilotati gli appalti per due padiglioni della Mostra d’Oltremare, fatti dei quali risponde il soprintendente Adele Campanelli accusata di avere caldeggiato alla direzione delle opere l’archeologo De Simone e la ditta «Percorsi di Luce» di Francesco Capotorto. Dell’episodio rispondono anche Paolo Stabile e Andrea Rea, all’epoca direttore e presidente della Mostra. Anche in questa vicenda sono coinvolti, secondo la procura, Pasquale Sommese e il nipote, Antonello, che si sarebbero impegnati per sbloccare i finanziamenti. Il sistema «La Regina» avrebbe poi viziato l’appalto per la «Casa dello Studente» di Aversa, per la quale sono stati colpiti da misura cautelare il sindaco De Cristofaro e il direttore dell’Adisu, Claudio Borrelli. E, ancora, i reati di turbativa e corruzione sono contestati in relazione alle gare per il rifacimento dei Castelli medioevali dell’Alto Casertano, il progetto «Porte del Parco», l’impianto sportivo di Riardo, il «Parco delle arti» di Casoria, per il quale sarebbero stati mossi addirittura 220mila euro a scopo corruttivo. Oltre a Sommese, è stato arrestato anche l’ex consigliere regionale Angelo Giancarmine Consoli dell’Udc. E poi c’è il sindaco di Riardo, Nicola D’Ovidio, che è implicato in una seconda vicenda che riguarda il Consorzio Stabile del Mediterraneo e vede coinvolto il funzionario della Regione Campania, Alessandro Gentile, accusato di avere intascato 10mila euro da Mario Martinelli, ritenuto imprenditore di fiducia del clan Russo-Schiavone, fazione dei Casalesi. Ai domiciliari ieri è finito anche Daniele Marrama, presidente della fondazione Banco di Napoli: è ritenuto implicato nella vicenda «Porte dei Parchi»: in veste di Rup, avrebbe conferito legittimità formale agli atti della commissione pur sapendo che le scelte erano influenzate da La Regina. Nel mirino sono poi finiti l’impianto di cremazione del cimitero di Pompei, il restyling di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano e il Pip di Casapulla: domiciliari per gli ex sindaci Claudio D’Alessio, Mimmo Giorgiano e Ferdinando Bosco, padre del consigliere regionale Luigi.

Guglielmo La Regina gioca il suo ruolo in cambio di soldi o incarichi. Ha il potere di segnalare i nomi che poi verranno «sorteggiati» per la composizione delle commissioni di gara. Un dato che il procuratore Fragliasso ha definito «singolare e decisivo» in quanto «assicurandosi la complicità di due commissari su cinque riusciva ad orientare l’esito finale della gara». Non rivestiva incarichi formali, ciononostante manovrava su due fronti: va considerato da un lato il «facilitatore» dei contatti tra enti appaltanti e aziende, dall’altro titolare dei rapporti con gli assessorati che servivano perché le opere ottenessero i finanziamenti in assenza dei quali i suoi piani sarebbero andati a monte. Piani che, secondo l’accusa, mercificavano lavori per opere di interesse artistico e storico.

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