Sventata carneficina a Bari. Carabinieri arrestano 11 persone

Sventata carneficina a Bari. Carabinieri arrestano 11 persone

AMDuemila 29 Marzo 2021

Questa mattina 50 militari del comando Provinciale dei Carabinieri di Bari hanno eseguito l’arresto di undici persone indagate nell’ambito dell’operazione denominata “Alta Tensione”, scongiurando il pericolo di attuazione di vendette e di altri fatti di sangue da parte di alcuni clan rivali. L’operazione è stata resa possibile grazie alle indicazioni di 8 collaboratori di giustizia e alla raccolta di dati di oltre 40 persone eseguita tramite intercettazione.
Le ordinanze sono state emesse dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia locale. Ai soggetti arrestati sono stati contestati a vario titolo i reati di omicidio, tentato omicidio, detenzione di armi clandestine, rapina, evasione e calunnia, tutti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa.
Inoltre le indagini hanno permesso di accertare gravi indizi a carico dei presunti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio di
Fabiano Andolfi, avvenuto nel quartiere Carrassi di Bari il 14 gennaio 2018. L’uomo venne ucciso sotto gli occhi del nonno e della nonna. Il killer secondo l’accusa è presumibilmente Filippo Cucumazzo che, dopo essere giunto sul posto in motorino accompagnato da Giannini e essersi spacciato per carabiniere, entrò in casa di Fabiano Andolfi – che al tempo era agli arresti domiciliari –  e lo uccise a colpi d’arma da fuoco.
Secondo le investigazioni,
Vincenzo Anemolo, capo dell’omonimo clan di Carrassi, e Francesco Cascella, affiliato al clan Palermiti, sarebbero stati i mandanti, mentre Filippo Cucumazzo, Domenico Giannini, Donato Maurizio Di Cosmo e Giovanni De Benedictis, sarebbero stati gli esecutori materiali.
Il movente dell’omicidio risiederebbe nello scontro tra il clan Anemolo – egemone nei quartieri Carrassi e Poggiofranco, in ‘comparanza’ con i Palermiti – e il clan Capriati, scoppiato a seguito del passaggio di
Fabiano Andolfi (appartenente prima agli Anemolo) al clan dei Capriati.
L’uomo, da poco scarcerato e agli arresti domiciliari voleva continuare a gestire le attività di spaccio ed estorsione nel territorio del quartiere Carrassi, posto sotto il controllo degli Anemolo.
Ed è in tale contesto che si sarebbe sviluppato l’antefatto dell’omicidio: qualche giorno prima del 14 gennaio all’interno di un locale, Andolfi, avrebbe pubblicamente offeso Vincenzo Anemolo, questa sarebbe stata la motivazione finale. Nei giorni successivi all’omicidio si venne a creare un pesantissimo clima di tensione all’interno del quartiere, sfociato poi in una serie di scorrerie armate e tentativi di omicidio tra i membri dei clan.
La pericolosa situazione ha necessitato di numerosi interventi da parte dei militari dell’Arma, la quale ha tratto in arresto il 10 febbraio 2018,
Roberto Mele, fratellastro di Fabiano Andolfi, trovato in possesso di una pistola calibro 9 con matricola abrasa, completa di 13 colpi. Annullati i progetti vendicativi di Mele, dopo circa tre mesi nacquero nuove e diverse fibrillazioni all’interno del clan Anemolo.
Inoltre dall’ordinanza di custodia cautelare si legge che nel mese di giugno
Filippo Cucumazzo avrebbe preso la decisione di collaborare con la giustizia e che per evitare che ciò accadesse, Vincenzo Anemolo avrebbe ordinato di ucciderlo, “sapeva troppe cose e parlava troppo”.
Inoltre Cucumazzo avrebbe anche chiesto di “salire di grado” nell’organizzazione al fine di ottenere maggiori guadagni personali dalle attività illecite dell’organizzazione.
Infatti a giugno del 2018
Giuseppe Caputo e Giovanni De Benedictis avrebbero sparato a Cucumazzo due colpi arma da fuoco, fortunatamente senza conseguenze. I due soggetti sono stati poi arrestati da Nucleo Radio Mobile di Bari perché, durante una delle scorribande, furono trovati in possesso di una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, completa di 5 cartucce, di un giubbotto antiproiettile, guanti in lattice e passamontagna.
Nonostante l’arresto dei due, Cucumazzo continuava ad aggirarsi armato nel quartiere Carrassi, commettendo anche due rapine ai danni di un circolo privato sotto il controllo degli Anemolo. Vincenzo Anemolo, come reazione alle provocazioni avrebbe ordinato l’acquisto di ordigni esplosivi azionabili a distanza e di fucili mitragliatori da un trafficante di armi.
La tensione ormai molto alta venne smorzata dall’intervento dei Carabinieri, i quali hanno arrestato, nel mese di luglio lo stesso
Filippo Cucumazzo, sorpreso a bordo di uno scooter con una pistola calibro 6,35 rubata.
Infine nel documento si legge i che
Vincenzo Anemolo, Cascella, Filippo Cucumazzo, Giannini De Benedictis e Di Cosmo sono stati accusati dell’omicidio premeditato di Fabiano Andolfi e di porto di arma da fuoco.
Anemolo, De Benedictis, Caputo e Di Cosmo, di tentato omicidio di Cucumazzo e di porto di arma da fuoco. Cucumazzo di due rapine a mano armata e di evasione. Mele della commissione di una rapina a mano armata. Anemolo e De Benedictis di calunnia. A carico dei restanti arrestati ci sono accuse di porto di arma da fuoco e del tentato acquisto di armi da guerra, detenzione e offerta in vendita di armi da guerra. La misura carceraria è stata applicata nei confronti di
Vincenzo Anemolo, Cascella, Di Cosmo, De Benedictis, Mele, Caputo e Giannini mentre sono stati disposti gli arresti domiciliari per gli altri, compreso Cucumazzo.

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/82988-sventata-carneficina-a-bari-carabinieri-arrestano-11-persone.html

 

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