Sul “caso Fondi” c’è tanto ancora da indagare sui tanti “perché” rimasti ancora senza risposte!

Su  Fondi abbiamo  detto che avremmo osservato il silenzio stampa e non vogliamo assolutamente interromperlo, data la delicatezza e la complessità dei nodi ancora da sciogliere.
Siamo convinti, infatti, del fatto che  le indagini fatte finora abbiano appena sfiorato il problema centrale.
Non intendiamo  affatto minimizzare l’importanza della varie inchieste svolte finora, ma restiamo dell’avviso che il grosso del lavoro debba ancora essere fatto.
E’ stata, infatti, secondo noi, appena intaccata l’organizzazione, se di questa si tratta, cosiddetta “militare”, ma non quella  economico-politica che probabilmente  con essa convive.
Quando parliamo di quello che deve essere ancora fatto ci riferiamo soprattutto a quel presumibile intreccio che potrebbe esserci fra  pezzi di sottoboschi politici, istituzionali, massonici e mafiosi.
Un terreno  fangoso, questo, tutto da individuare, per accertarne l’eventuale esistenza e, in caso positivo, da esplorare in profondità.
Parliamo al condizionale perché ad oggi non abbiamo nulla di  concreto fra le mani e siamo ancora alla ricerca di elementi che possano metterci in condizione di  agire fornendo a chi di dovere spunti seri  per un’investigazione completa.
Sono due gli elementi  ai quali attribuiamo un’importanza eccezionale:
-la morte  misteriosa del Capitano  Conti con il significato tutto ancora da interpretare dei messaggi scritti ed orali da lui lanciati prima di morire in quella caserma dove nessuno  avrebbe sentito niente;
-il significato ed il fine di quelle accuse infamanti, rimaste purtroppo senza reazioni, lanciate contro fedeli servitori dello Stato che stavano facendo semplicemente il loro lavoro e solo per questo impudentemente e pubblicamente insultati e definiti “pezzi deviati dello Stato”.
Stiamo parlando di funzionari ed ufficiali delle forze dell’ordine e di prefetti che sarebbero, secondo taluni, i… ”pezzi deviati dello Stato”; prefetti, funzionari ed ufficiali sulla cui onestà e fedeltà allo Stato noi metteremmo le mani sul fuoco.
Non è stata nostra questa definizione, alla quale, francamente, non avremmo nemmeno pensato, come non abbiamo mai pensato    –    come ha fatto un giornale di Napoli tempo fa quando ha parlato di  incontri che ci sarebbero stati in una villa nella vicina Formia fra Michele Zagaria o suoi emissari di fiducia ed uomini dei Servizi durante l’emergenza rifiuti  nella Campania   –   alla presunta…   consumazione  sul territorio del sud pontino di  rapporti del genere.
Ma tant’è e proprio in questi giorni i giudici della Corte di Assise di Firenze hanno parlato di  probabili rapporti  fra segmenti deviati dello Stato e mafia.

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