Succede a Civitavecchia

Lungi dal voler apparire moralisti o, peggio ancora, giustizialisti, siamo però convinti che vi sono vicende che pur non costituendo, almeno al momento, reato giudiziario, siano comunque non compatibili con l’etica politica che dovrebbe contraddistinguere la gestione della cosa pubblica.

Un etica che quella che, parlando di se stessa, si definisce immeritatamente classe dirigente locale, non solo sembra ignorare, ma artatamente e sistematicamente calpestare.

L’autoassunzione a direttore commerciale del Presidente della Seport Gino Garcia e la nomina ad Amministratore dell’Etruria servizi dell’ex assessore al turismo De Francesco rientrano proprio in tali fattispecie.

E se l’autoassunzione del primo rientra nel novero delle miserrime, quanto deprecabili, operazioni in cui viene usata la politica per raggiungere interessi e/o obiettivi personali; di ben altro calibro la vicenda del De Francesco, il cui curriculum non sembra brillare né per capacità né tantomeno per chiarezza e trasparenza, posto a guida della più importante e delicata municipalizzata cittadina.

Molte sono infatti le questioni che il De Francesco, ma anche l’amministrazione comunale, sua sponsor, dovrebbero chiarire alla cittadinanza: a partire dalla vicenda della cessione gratuita  da parte dell’allora A.P. degli uffici alla SMDP Logistic Group, di cui il nostro è stato amministratore, ed al mai chiarito campo di attività della stessa; al processo che lo ha visto indagato per furto di energia effettuato, a suo dire, a sua insaputa; ai suoi legami con la “cricca di Vicenza” e la società Orofusioni da lui presentata all’allora presidente dell’A.P. per fargli ottenere una concessione che, in violazione degli iter amministrativi previsti, è passata di mano in mano sino ad arrivare ad altra società (CSC ndr); alla provenienza dei 2.300.000  di euro transitati, anch’essi a sua insaputa, sul suo conto corrente sino ai suoi contatti con Valerio Carducci, l’imprenditore fiorentino (coinvolto anche nell’inchiesta Why Not di Catanzaro) titolare della Giafi Costruzioni, alla quale erano stati appaltati i lavori dell’albergo della Maddalena per il G8 e alle sue sibilline dichiarazioni su tale personaggio: «Carducci? Chi, quello della Giafi? Certo che lo conosco. Ma non fatemi dire di più, per il momento».

Un riserbo che rasenta l’omertà e che non può essere accettabile in un amministratore pubblico.

Non vorremmo dover pensare che sia proprio tale riserbo la motivazione principe della surreale nomina del De Francesco.

Ma è questa la cultura della legalità che l’amministrazione comunale afferma di voler perseguire?

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