Stuprarono prostituta nel commissariato condannati a 6 anni 3 agenti Polfer Il racconto choc della vittima. Certe notizie, se confermate fino all’ultimo stadio della Giustizia, in Cassazione, offendono l’immagine dello Stato di diritto e di una nazione civile e democratica. Chi è indegno di vestire una divisa va cacciato senza alcuna pietà.

di Adelaide Pierucci

«Quando mi sono ritrovata in balìa di quei poliziotti, chiusa in un bagno, all’interno di un commissariato avevo appena compiuto 18 anni. Sapevo di non poter gridare, capivo che non avevo scampo. Ho pregato solo che finisse tutto presto. Mi hanno scelto perché ero la più bella, così mi dissero. La mia amica, appena sedici anni, venne solo spogliata e palpeggiata». Gli occhi verdi, i capelli lunghi biondi, e le unghie colorate di fucsia, Cristina L. , ex lucciola romena, tremava ieri in attesa della lettura della sentenza che di lì a poco ha portato alla condanna a sei anni di reclusione di tre agenti della polizia ferroviaria del compartimento Roma Ostiense.
Lei ora non è più una prostituta. Loro non saranno più poliziotti. E’ una mamma ora Cristina, e moglie. Ha sposato un operaio italiano. Aveva solo quel passato da dimenticare. In aula si aggrappava al suo legale, l’avvocato Cerrato, che si chiama Cristina come lei e per dieci anni l’ha sostenuta nella sua battaglia contro tre agenti scelti della Polizia di stato finiti sotto processo per violenza sessuale aggravata e concussione. «Mi dissero “Non hai nemmeno il permesso di soggiorno. Non rischiare il peggio”. Così dalla banchina della stazione Ostiense mi sono ritrovata passo dopo passo nei loro uffici e poi in quel gabinetto». Dopo la lettura della sentenza si è emozionata ed ha pianto per qualche istante. «Passato chiuso, stop». «Non chiedevo vendetta, ma giustizia. L’ho avuta».

LE ACCUSE
Non l’hanno presa bene invece i tre agenti scelti della Polfer condannati. Andrea Grifoni, Giorgio Campanari e Stefano Fortini rischiano di non poter indossare più la divisa. Il giudice per loro ha previsto oltre ai sei anni di carcere tre pene accessorie: l’allontanamento definitivo dalla Polizia, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento delle vittime, trentamila euro ciascuna. Erano accusati di aver caricato sulla volante di servizio una notte del novembre 2003 due baby lucciole romene trovate nei pressi della stazione.
«Ci dissero: siete senza documenti, seguiteci al commissariato» racconta ora Cristina. «Eravamo già traumatizzate dai nostri aguzzini, i nostri connazionali che ci costringevano a stare sulla strada contro la nostra volontà e che spesso ci portavano nella boscaglia ci denudavano per controllare se avessimo nascosto soldi e telefonini. I poliziotti li abbiamo seguiti con timore, ma non con paura». Era una sera del novembre del 2003.
Il caso dei poliziotti Polfer che approfittavano in divisa e in servizio delle prostitute intercettate per strada è chiuso, almeno per il primo grado di giudizio. Due anni fa era stato condannato a 4 anni di carcere un altro collega, un ispettore, pure lui solito abusare di una ragazza, sempre la stessa. I primi ad essere condannati, però, sono stati gli sfruttatori romeni: il capo ha avuto dodici anni ed è ancora in carcere. «Ero giovanissima, mai avrei pensato di poter denunciare dei poliziotti» spiega Cristina. «Poi il magistrato che indagava sui nostri sfruttatori ci chiese se la polizia ci avesse mai aiutato. Venne fuori così la storia di quella sera». Il pm Lina Cusano aveva chiesto cinque anni di carcere per i tre imputati. Il giudice ne ha aggiunto un altro.

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prostituta_romena_polfer_stuprata_poliziotti_condanna/notizie/798925.shtml

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