07 Giugno 2026 | Topnews
Nelle carte compaiono omissis ed emergono piste milanesi e verità ancora incompiute
Aaron Pettinari
L’archiviazione di Marcello Dell’Utri nell’inchiesta sulle stragi mafiose del 1993-1994 non cancella tutti i dubbi investigativi accumulati negli anni. È quanto emerge dal decreto della giudice per le indagini preliminari di Firenze Patrizia Martucci, di cui parla oggi ‘il Fatto Quotidiano‘ in un articolo firmato da Marco Lillo.
Un provvedimento che, pur escludendo la possibilità di sostenere un’accusa in giudizio, contiene passaggi che non cancellano affatto gli elementi emersi sulle relazioni tra Cosa nostra, ambienti imprenditoriali e settori istituzionali.
La conclusione della giudice è netta sul piano processuale, ma non equivoca sul piano investigativo. Nel decreto si legge infatti: “Tanto premesso, seppure si configuri un quadro indiziario significativo quanto alla posizione del Dell’Utri omissis non vi sono elementi che consentano di formulare una ragionevole previsione di condanna”.
Una formulazione che fotografa il cuore della decisione: gli elementi raccolti non raggiungono la soglia richiesta dalla riforma Cartabia per sostenere un processo, ma non vengono ritenuti irrilevanti.
Insomma tutt’altro che “carta straccia“, come Marina Berlusconi aveva definito le indagini che furono aperte nei confronti del padre e poi chiuse dopo il decesso nel 2023.
I figli di Berlusconi, così come molti rappresentanti illustri dei partiti di maggioranza di governo, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni, si sono immediatamente prodigati per attaccare la magistratura che aveva compiuto le indagini ed avevano asserito che con questo provvedimento si poneva fine ad anni di menzogne. L’appiglio era dato dalla frase diffusa dalle agenzie, contenuta nel provvedimento, in cui si dice “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi“.
Peccato che quella frase, come si vedrà tra poco, è monca e si inserisce in un contesto molto più ampio.
Torniamo all’archiviazione. Tra gli aspetti più rilevanti del provvedimento vi è la presenza di numerosi omissis. In alcune pagine del decreto compaiono infatti passaggi oscurati che sembrano riferirsi a soggetti diversi da Dell’Utri e a filoni investigativi che potrebbero aver avuto ulteriori sviluppi. Particolarmente significativa è la frase riportata integralmente nel decreto: “Infatti gli esiti investigativi prospettano che vi siano soggetti omissis in possesso di notizie estremamente riservate su Berlusconi omissis mai veicolate alla magistratura, destinatario di confidenze fattegli da omissis”.
Si tratta di uno dei passaggi più enigmatici dell’intero provvedimento, perché lascia intendere l’esistenza di informazioni ritenute rilevanti dagli investigatori ma mai formalmente confluite nelle indagini giudiziarie. La pista più recente seguita dalla Procura di Firenze conduce a Milano. Al centro dell’attenzione investigativa compaiono l’ex carabiniere del Ros Vincenzo De Marzio e il collaboratore di giustizia Gianluigi Marasco. Secondo quanto emerge dagli atti, gli accertamenti svolti negli ultimi anni hanno incrociato anche l’indagine milanese Equalize, quella che ha portato alla luce un presunto sistema di dossieraggi e accessi abusivi a banche dati riservate.
Nel decreto viene richiamato anche il nome di Vittorio Mangano, lo storico stalliere di Arcore, indicato in passato da Paolo Borsellino come una “testa di ponte” della mafia al Nord. La giudice scrive: “Il rapporto a livello investigativo con la Procura di Milano ha offerto elementi di novità connessi alle dichiarazioni di altro collaboratore di giustizia, G. Marasco (così ricordano i pm ‘in proposito, peraltro, si ricorda che la funzione di Mangano a Milano è stata oggetto di dissertazione anche nella motivazione di condanna di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, evidenziando che proprio Mangano avrebbe dovuto svolgere il compito di garante dell’accordo intercorso fra Berlusconi e Cosa Nostra, per la protezione personale sua e dei familiari oltre che delle sue aziende’), ma anche all’audizione di un soggetto coinvolto nell’indagine milanese ‘Equalize’, Calamucci: da lì sono venute ulteriori conferme del legame fra ambienti di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi risalente a una data antecedente alle stragi del 1993-1994”.
Lo spunto investigativo sarebbe nato da un’intercettazione del 2023 in cui Calamucci diceva “quella è la vera prova di colpevolezza di Berlusconi, di come ha preso i soldi dalla mafia”. Una storia mai riscontrata e poi spiegata meglio ai pm quando De Marzio raccontò che quando era carabiniere a Milano, diversi decenni prima, si sarebbe imbattuto nei rapporti tra un soggetto legato a Mangano e Berlusconi.
E nel decreto della Gip viene poi ricostruito il possibile ruolo informativo attribuito dagli investigatori a De Marzio. “Al contempo – si legge – sempre da quella collaborazione, emergeva la figura di V. De Marzio, militare del Ros di Milano nel 1994, che non solo avrebbe ascoltato il Mangano, ma potrebbe essere a conoscenza di circostanze (poi riferite a terze persone, tra le quali il Calamucci) che avrebbe appreso, per dirette esperienze di servizio, sulla figura di Silvio Berlusconi (vi sarebbe un’annotazione del 1992 avente a oggetto un pedinamento di Berlusconi) e di Mario Mori, Comandante operativo del Ros alla data in cui il De Marzio prestava servizio a Milano”. Va immediatamente detto che De Marzio e Calamucci non sono indagati.
Nonostante questi elementi, la giudice sottolinea che manca ancora ciò che sarebbe indispensabile per sostenere l’accusa principale. Ed è qui che si inserisce la parte che è stata diffusa in maniera monca, senza gli omissis, al grande pubblico. Nel decreto si legge infatti: “Mancano però allo stato elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri (stretto collaboratore di Berlusconi) omissis. Omissis, contatti che possano dimostrare l’assunto investigativo di cui si è detto in premessa ovvero che l’attacco stragista del 1993-94 abbia avvantaggiato l’interesse di Berlusconi”. È questo il passaggio che segna il confine tra sospetti investigativi e prova processuale. Per la giudice non sono emersi elementi idonei a dimostrare un rapporto diretto che possa collegare Berlusconi e Dell’Utri alla strategia stragista di Cosa nostra.
Un altro aspetto importante è che nel decreto trova spazio anche un riferimento alla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Un passaggio che assume particolare rilievo alla luce delle recenti pronunce giudiziarie. La Gip osserva infatti che “Si è dimostrata nel tempo e attraverso più procedimenti l’esistenza di trattative tra referenti istituzionali e esponenti di Cosa Nostra, circostanza che anche nell’ultima sentenza della Suprema corte del novembre 2024 che ha definitivamente prosciolto proprio i referenti istituzionali di quella trattativa (Mori e De Donno) non appare smentita, visto che l’assoluzione è stata motivata sulla carenza dell’elemento psicologico”. L’archiviazione chiude dunque il capitolo giudiziario che riguarda Dell’Utri nell’inchiesta fiorentina sulle stragi, ma il contenuto del decreto mostra come, a distanza di oltre trent’anni dagli attentati del 1993-1994, restino ancora interrogativi aperti, piste investigative incompiute e informazioni che gli stessi magistrati definiscono meritevoli di attenzione. Un quadro che, pur non essendo sufficiente per un processo, continua a raccontare una delle pagine più buie della storia italiana recente.
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/topnews/stragi-del-93-94-dellutri-archiviato-ma-il-gip-quadro-indiziario-significativo