Strage San Benedetto, giudice in pensione: l’appello per il Rapido 904 dovrà ricominciare

Il Mattino, Lunedì 4 Settembre 2017,

 

Occorrerà ricominciare da capo il processo d’appello a Firenze per la strage del rapido 904 che vede come unico imputato Totò Riina, sospettato di essere il mandate dell’attentato ma assolto il primo grado nel 2015. Il processo è stato infatti rinviato a data da destinarsi per l’imminente pensionamento del presidente della corte Salvatore Giardina, previsto per i primi di ottobre. Sarà necessario risentire tutti i testimoni ascoltati in primo grado, oltre alle nuove testimonianze di sei boss che era stato deciso di interrogare in appello.

La strage del Rapido 904, ricordata anche come strage di Natale, avvenne il 23 dicembre 1984 all’interno della galleria Direttissima della linea Bologna-Firenze nei pressi del paese di San Benedetto Val di Sambro: l’esplosione sull’affollatissimo treno proveniente da Napoli e diretto a Milano costò la vita a 16 persone.

La corte, nell’udienza di oggi, stabilito il rinvio per consentire il completo svolgimento della nuova istruttoria, che l’attuale collegio giudicante non avrebbe potuto portare avanti a causa dell’imminente pensionamento del giudice. Totò Riina in questo processo era stato assolto in primo grado, sentenza avverso la quale la pm Angela Pietroiusti aveva deciso di ricorrere in appello. Secondo quanto spiegato dalla Corte, il rinvio a data da destinarsi è stato disposto in virtù delle recenti modifiche apportate all’articolo 603 del codice di procedura penale – riforma Orlando – che impongono al giudice, nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento, di disporre la riapertura completa dell’istruttoria. Riina si era predisposto a seguire l’udienza in barella, in videoconferenza dal carcere di Parma dove si trova detenuto. Accanto a lui, in collegamento dal penitenziario, anche il suo legale Luca Cianferoni. Per la strage del Rapido 904, nella quale trovarono la morte 16 persone e 260 rimasero ferite, ci furono a suo tempo condanne, tra cui quella di Pippo Calò, uno dei fedelissimi del boss Riina.

 

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