Storia di un articolo mai pubblicato

Storia di un articolo mai pubblicato

13 Novembre 2019

[…] Unica appare anche la matrice motiva degli accessi alla banca dati per l’estrapolazione di informazioni relative a Marco BENANTI, Gianpiero CASAGNI ed Attilio BOLZONI, tutti responsabili, separatamente, di avere esercitato il diritto di critica nei riguardi di MONTANTE e del sistema confindustriale siciliano.

Può essere utile, in particolare, ripercorrere sul punto l’ordinanza cautelare (cla p. 654), che coglie, in maniera convincente, la correlazione temporale e causale tra l’interrogazione allo S.D.I. sul conto di BENANTI e la pubblicazione di articoli giornalistici, da parte dello stesso, fortemente critici verso MONTANTE (anche per i suoi rapporti con il boss Vincenzo ARNONE) e l’allora Presidente della Regione CROCETTA:

Ed invero, Marco BENANTI è un giornalista che, tra le altre cose, è il direttore responsabile del quotidiano telematico “Iene Sicule” e si è già detto in precedenza come proprio tale quotidiano fosse stato uno di quelli che, per primo, aveva rilanciato l’articolo pubblicato su “I siciliani giovani” relativo ai rapporti tra il MONTANTE e Vincenzo ARNONE.

Ebbene, la mera consultazione del sito web di tale quotidiano (“www.ienesiciliane.it”) rende particolarmente evidente come il BENANTI abbia pubblicato, nel corso del tempo, diversi articoli fortemente critici nei confronti del MONTANTE e, più in generale, sui rapporti tra il Presidente della Regione Rosario CROCETTA e gli esponenti di Confindustria Sicilia, peraltro già nel momento in cui era ancora in corso la campagna elettorale per la nomina del nuovo Governatore (cfr. articoli acquisiti agli atti del procedimento).

In particolare, in data 23 aprile 2013 (“Regione Sicula e Industriali ”piglia tutto”: Antonello Montante presidente di Unioncamere. Grazie all’amico ”Saro Confindustria” e ai suoi commissariamenti”) e in data 26 aprile 2013 (“Economia, Regione, elezioni catanesi: parla il vicepresidente nazionale di Confcommercio Pietro Agen”) il BENANTI pubblicava due articoli con i quali poneva in diretta connessione l’elezione del MONTANTE a Presidente di Unioncamere ai commissariamenti delle Camere di Commercio siciliane disposte dal Presidente CROCETTA.

Immancabilmente il 3 e 7 giugno 2013 il GRACEFFA interrogava in banca dati S.D.I.

proprio il nominativo del BENANTI.

A nulla varrebbe obiettare che i magistrati inquirenti sarebbero caduti in un tipico errore di adduzione, per cui post hoc propter hoc, in quanto la riconducibilità a MONTANTE dell’accesso abusivo nei riguardi di BENANTI non si fonda soltanto sulla posteriorità prossima dell’accesso allo S.D.I. rispetto alla pubblicazione degli articoli de quibus, ma anche sui dati ricavabili dal file excel dello stesso MONTANTE, ove ”la cartella denominata “SCANSIONATI” – consente di rilevare come qualche mese dopo il MONTANTE ed il LO BELLO avessero presentato un esposto proprio nei confronti di «Benanti Iene Sicule››, ad ulteriore riprova del fatto che, in quel periodo, l’imprenditore di Serradifalco attentamente monitorasse ciò che il giornalista pubblicava sul predetto quotidiano telematico” (ordinanza cautelare, p. 655).

[…] Se, dunque, gli elementi raccolti depongono decisamente per il riconoscimento, in capo a MONTANTE, del ruolo di mandante dell’interrogazione allo S.D.I. a carico di BENANTI, analoghe argomentazioni non possono estendersi in relazione agli altri livelli della filiera (DI SIMQNE-DE ANGELIS-GRACEFFA), rispetto ai quali non è possibile individuare alcuna traccia motiva autonoma che conduca alla ricerca, da parte loro, di dati o informazioni sul conto del giornalista.

Di analogo stampo dossieristico appaiono anche gli accessi allo S.D.I. sul conto di Gianpiero CASAGNI, verso il quale MONTANTE nutriva forti sentimenti di rancore.

La vicenda è però più articolata, come può apprezzarsi dalla lettura dell’ordinanza cautelare (da p. 655), che può essere utilizzata come base di partenza della quale occorre verificare la tenuta al vaglio certistico imposto dal processo:

 

La situazione rilevabile nei confronti del BENANTI è, nella sostanza, la stessa che è possibile constatare in relazione ad altro giornalista, Gianpiero CASAGNI, nei cui confronti, si ricorderà, il GRACEFFA effettuava interrogazioni in banca dati S.D.I. l’11.6.2015.

Il CASAGNI, infatti, sin dal momento in cui iniziava a collaborare col settimanale “Centonove” pubblicava diversi articoli ancora una volta estremamente critici nei confronti dell’imprenditore di Serradifalco (cfr. a tal proposito il contenuto della cartellina “CASAGNI” di cui si dirà in appresso).

In tal caso, a dimostrare il concreto interesse del MONTANTE per l’attività professionale svolta dallo stesso CASAGNI, soccorre 1’analisi della documentazione sequestrata all’interno dell’abitazione di contrada Altarello (sempre nella c.d. “stanza segreta”), ove, tra le altre cose, veniva rinvenuta:

una cartellina di colore blu intestata “CASAGNI”, contenente, oltre alla copia di numerosi articoli redatti dal giornalista e pubblicati sul settimanale “CENTONOVE”:

– una email datata 06.07.2013 inviata dal CASAGNI a Unioncamere Sicilia – con allegato curriculum vitae – avente ad oggetto “manifestazione interesse a collaborazione giornalistica – ufficio stampa”;

– la copia di una conversazione apparentemente avvenuta il 28 dicembre 2014 – e verosimilmente intrattenuta attraverso sistemi di messaggistica dei social network – tra lo stesso CASAGNI ed Alfonso CICERO dal cui contenuto si poteva evincere che il primo domandasse di tenerlo in considerazione qualora occorresse un addetto stampa a1l’ASI.

E’ stata anche rinvenuta una cartellina trasparente con all’interno una mail inviata dal CASAGNI al MONTANTE il 18 gennaio 2010 con la quale il giornalista allegava il proprio curriculum vitae chiedendogli se potesse “dargli una mano” a trovargli un’occupazione.

La documentazione riportata ai punti che precedono (unitamente ad altri lanci di agenzia del CASAGNI relativi ad anni antecedenti, nei quali non si esprimeva criticamente nei confronti del MONTANTE) può dirsi chiaramente funzionale a supportare la tesi che il giornalista avesse iniziato ad scrivere articoli contro il MONTANTE perché animato da sentimenti di rancore per essersi visto negare opportunità lavorative.

Del resto è lo stesso MONTANTE ad annotare su di un post-it apposto alla predetta mail indirizzata ad UNIONCAMERE “fare denuncia che doveva essere assunto perché lo fa”.

Prescindendo da quanto testé evidenziato, ciò che desta maggiore inquietudine è, innanzitutto, un appunto manoscritto contenuto pur sempre nella suddetta cartellina “CASAGNI” dal cui contenuto è possibile evincere come il MONTANTE avesse già raccolto informazioni sul conto dello stesso CASAGNI (in specie sulle sue collaborazioni lavorative, nonché sulle parentele della sua compagna) e si riprometteva di acquisirne ulteriori e più approfondite (su di un post-it apposto su tale documento è dato testualmente leggere “proprietà Casagni + revisual”).

 

Inoltre all’interno della rassegna stampa riguardante “Centonove” veniva rinvenuta ulteriore documentazione estremamente significativa ai fini descritti ed in particolare:

una visura camerale della società Editoriale Centonove s.r.l. con amministratore unico BASSO Vincenzo e con scritto a mano con penna di colore rosso (3.5.61) riportante in alto a destra la scritta .0/2013 DA ECL0099, con allegati:

(tra gli altri) un foglio manoscritto rispettivamente con due penne di diverso colore, riportante in alto la dicitura EDITORIALE 109, contenente le generalità di BASSO Vincenzo ed i suoi pregiudizi penali e di altri soggetti facenti parte della società Editoriale Centonove s.r.l.. (LOMBARDO Graziella, CRISTINA Fulvio e ORLANDO Maria Eugenia).

 

Si è già detto in precedenza – e non si intende, pertanto, tornare sul punto – come i nominativi di tutti i soggetti poc’anzi riportati (BASSO, LOMBARDO. CRISTINA e ORLANDO) siano stati interrogati in Banca dati SDI da Salvatore GRACEFFA.

Ciò a dimostrazione del fatto che il MONTANTE, evidentemente, “monitorasse” tale testata giornalistica ben prima che il CASAGNI vi iniziasse a scrivere; una conferma di tale assunto si trae dal fatto che i numerosi articoli di tale testata giornalistica scrupolosamente raccolti dall’odierno indagato e catalogati come “Centonove” sono tutti riferibili al 2015 – in specie ad epoca successiva alla pubblicazione da parte de “La Repubblica” della notizia dell’indagine nei suoi confronti – tranne due.

Il MONTANTE ha infatti conservato anche due articoli riferibili al 2013 e in specie uno pubblicato il 6 settembre (dal titolo “Camera con…svista”) e l’altro il 27 settembre (dal titolo “Nove mesi posson bastare”), entrambi riguardanti la sua persona ed il secondo dei quali anche diligentemente sottolineato in una parte che, tra l’altro, riguardava considerazioni critiche esposte da Gaetano ARMAO.

Ebbene, pochi giorni dopo la pubblicazione di quegli articoli – e più esattamente il 4 ottobre 2013 – il GRACEFFA interrogava i nominativi dei soggetti inseriti nella struttura di Centonove.

Sempre tra gli articoli di Centonove ne è stato rinvenuto uno a firma del CASAGNI (dal titolo “Amici per la pelle”) avente, nella sostanza, il medesimo contenuto di quello che il giornalista aveva in precedenza proposto al direttore di Panorama Giorgio MULE’ e che viene definito dallo stesso MONTANTE uno “sporco dossier” (cfr. pag. 1002 dello stralcio del memoriale redatto dal MONTANTE depositato innanzi al Tribunale per il Riesame di Caltanissetta).

In estrema sintesi – la vicenda è ricostruita anche dal CASAGNI in un esposto presentato presso questi Uffici (cfr. esposto del 26 marzo 2015) – il giornalista aveva contattato, il 2 maggio 2014, via e-mail il direttore del predetto settimanale Giorgio MULE’ (per il tramite del dott. Stefano Zammuto, che ne era stato compagno di classe), per proporgli la pubblicazione di un articolo riguardante i rapporti tra il MONTANTE e Vincenzo ARNONE basato anche sulla documentazione di Confindustria di cui disponeva (e che ha poi consegnato in copia a questo Ufficio, come evidenziato in precedenza).

 

Il MONTANTE era poi stato informato dallo stesso MULE’ della vicenda e non si fa fatica a crederlo in considerazione della natura dei rapporti estremamente confidenziali tra i due, quali desumibili, in primo luogo, ancora una volta, dalle annotazioni contenute nel file excel, di seguito riportate, che documentano numerosi incontri trai due: […].

 

Si considerino, inoltre, le dichiarazioni rese, rispettivamente da Marco VENTURI (cfr. verbale di s.i.t. del 14 novembre 2015) e da Alfonso CICERO (cfr. memoria dell’8.l0.20l6, il cui contenuto veniva integralmente fatto proprio dal CICERO in occasione del verbale redatto in pari data).

In particolare il VENTURI ha dichiarato che il nipote del MULE’, Vincenzo VITALE, è un Dirigente della Regione Sicilia che era stato chiamato da Linda VANCHERI a far parte dell’Ufficio di Gabinetto dell’Assessorato alle Attività Produttive ed aveva anche curato i finanziamenti erogati per la partecipazione ad EXPO.

 

A.D.R. Effettivamente ho partecipato alla rappresentazione teatrale “La volata di Calò ” che si è tenuta in un teatro di Catania che, al momento, non ricordo. Non so se ho conosciuto in quella circostanza il Direttore del teatro, ma ho comunque poi saputo da Alfonso CICERO che questi ha avuto un finanziamento per partecipare all’EXPO, anche se non so per quale iniziativa.

I finanziamenti per l’EXPO, derivanti da fondi comunitari, sono stati interamente gestiti, in relazione alla Sicilia, dall’Assessorato alle Attività produttive ed in particolare dall’assessore VANCHERI per la parte politica, dal dirigente generale Alessandro FERRARA e da tale VITALE, nipote del direttore di Panorama Giorgio MULE’, che ha curato i rapporti tra imprese che chiedevano il finanziamento e l’Assessorato.

In sede di rilettura del verbale su domanda dell’Ufficio il dott. VENTURI risponde: il VITALE è un dirigente regionale che è stato chiamato dalla VANCHERI a far parte del suo Gabinetto.

Alfonso CICERO mi ha detto che anche “l’Antico Torronificio Nisseno” ha avuto un finanziamento per partecipare ad EXPO.

 

Le dichiarazioni del VENTURI sono state confermate dal CICERO, il quale ha anche aggiunto che la nomina del VITALE da parte della VANCHERI quale componente dell’ufficio di Gabinetto dell’Assessorato e l’attribuzione allo stesso di un ruolo centrale nelle attività correlate ad EXPO 2015 era stata fortemente voluta dal MONTANTE in ragione del rapporto di amicizia con Giorgio MULE’, amicizia che lo stesso MONTANTE considerava preziosa in virtù dei rilevanti rapporti da questi intessuti con ambienti della politica e del mondo dell’informazione.

 

Nell’ufficio di Gabinetto della VANCHERI, fin dal primo periodo del suo insediamento all’Assessorato Regionale delle Attività Produttive, la stessa aveva nominato, quale componente, tale VITALE VINCENZO, funzionario di ruolo della Regione Siciliana.

La VANCHERI, fin dai primi mesi del 2013, ebbe a confidarmi che tale nomina le fu indicata dal

MONTANTE, in quanto il VITALE sarebbe un parente dell’attuale Direttore del periodico PANORAMA, MULE ‘ Giorgio, soggetto, a dire della VANCHERI, legato da profonda amicizia con il MONTANTE.

La VANCHERI mi riferì che il MULE’ godeva di rapporti di un certo “peso” negli ambienti del potere politico, istituzionale e della comunicazione e, per tali ragioni, rappresentava per il MONTANTE un legame più che prezioso. Era questo il motivo per cui il MONTANTE teneva moltissimo alla nomina del VITALE ed all’attribuzione dello stesso di un ruolo “centrale” nello staff” della stessa VANCHERI e, altresì, nelle attività correlate ad EXPO 2015, le cui rilevanti competenze economiche ed organizzative erano state assegnate, dal Governo Regionale, anche al citato Assessorato.

 

In altre parole, non stupisce affatto che il MULE’ si fosse affrettato a mettere a parte il MONTANTE delle notizie che il CASAGNI gli proponeva di pubblicare e che poi, in data 17 marzo 2015 (cfr. allegato n. 19 all°esposto-denuncia del 15/05/2015 indirizzato ai Procuratori Nazionale Antimafia e di Caltanissetta, prodotto dalla difesa del MONTANTE innanzi al Tribunale per il Riesame), abbia redatto, su richiesta dello stesso MONTANTE, una nota con la quale rappresentava per iscritto ciò che, a quanto pare, gli aveva già comunicato verbalmente nell’autunno del 2014 e cioè la proposta di collaborazione, appunto, fattagli dal predetto CASAGNI, che egli aveva poi declinato reputandola una “non notizia” e, anzi, giudicandola come una manifestazione della volontà di danneggiare la reputazione dell’imprenditore di Serradifalco.

L’insieme di tali elementi, in ogni caso, dimostra inequivocabilmente che anche il CASAGNI era via via entrato in rotta di collisione con il MONTANTE per via delle notizie che aveva cercato di diffondere dapprima su “Panorama” e che poi, dal momento in cui ha iniziato a collaborare con “Centonove”, ha effettivamente pubblicato sul conto dell’imprenditore di Serradifalco.

Si spiegano, pertanto, adeguatamente le ragioni per le quali il GRACEFFA in data 11 giugno 2015 avesse compulsato la banca dati S.D.I. per attingere notizie sul conto del CASAGNI.

Dunque, in estrema sintesi, i fatti che riguardano CASAGNI e, in genere, la redazione della rivista Centonove, possono cosi sintetizzarsi:

dal 2010 al 2013 CASAGNI offriva la propria disponibilità, non accolta, a collaborare come giornalista con MONTANTE o, comunque, con Unioncamere Sicilia;

nel settembre 2013 la rivista Centonove pubblicava due articoli dal contenuto critico verso MONTANTE;

il 4 ottobre 2013 avvenivano le interrogazioni abusive allo S.D.I. sul conto di Vincenzo BASSO, amministratore della società editoriale Centonove s.r.l., e dei sopra menzionati LOMBARDO, CRISTINA e ORLANDO, suoi collaboratori;

nel maggio 2014 CASAGNI contattava il direttore del settimanale Panorama, Giorgio MULE’, per proporgli la pubblicazione di un articolo riguardante i rapporti tra MONTANTE e Vincenzo ARNONE, basato anche sulla documentazione di Confindustria di cui lo stesso CASAGNI era entrato in possesso (e che ha poi consegnato in copia alla Procura della Repubblica, come evidenziato in precedenza), spiegandogli, nel contempo, che un loro comune amico, il Giudice Stefano ZAMMUTO, aveva visionato in anteprima i documenti comprovanti la fondatezza dell’informazione che egli intendeva rendere pubblica;

il 28 dicembre 2014 (data non certa) CASAGNI chiedeva a CICERO di lavorare come addetto stampa all’A.S.I.;

il 9 aprile 2015 CASAGNI pubblicava, sulla rivista Centonove, un articolo dal titolo “Coop rosse, i lupi e l’Agnello”, accompagnato dal sottotitolo “I sigilli preventivi della Guardia di Finanza per dichiarazioni infedeli. Le prime indagini che aprono uno squarcio sugli affari con personaggi che vanno da LO BELLO a MONTANTE, passando per l’“amico” LUMIA. I retroscena”.

l’11 giugno 2015 avveniva l’interrogazione abusiva allo S.D.I. sul conto di CASAGNI.

 

Ora, nel caso di specie non può essere posto in dubbio che il mandato ad interrogare lo S.D.I. sul conto dei giornalisti di Centonove, compreso CASAGNI, sia da attribuire a MONTANTE, non solo per la significativa “consecutio temporum” tra le pubblicazioni degli articoli di stampa, scomodi per l’imprenditore di Serradifalco, e gli accessi abusivi al sistema informatico, ma anche per il dato insormontabile del rinvenimento, nella disponibilità di quest’ultimo, degli articoli giornalistici de quibus, della visura camerale della Società editoriale Centonove s.r.l. e di appunti manoscritti riportanti l’esito della consultazione S.D.I. sui giornalisti medesimi.

D’altra parte, a nulla vale osservare che CASAGNI, nella pubblicazione dell’articolo sul conto di MONTANTE, potesse nutrire personali motivi di acrimonia per la frustrazione di non avere ricevuto alcun incarico lavorativo da parte di quest’ultimo.

Infatti, non soltanto i rapporti tra MONTANTE ed ARNONE, di cui parlava CASAGNI, costituiscono una verità storica inconfutabile, ma l’accesso abusivo al sistema informatico non risulta in ogni caso assistito da alcuna causa di giustificazione, non potendosi considerare tale il bisogno di documentarsi, mediante mezzi illeciti, sugli eventuali trascorsi criminali dei responsabili della pubblicazione.

Inoltre, non si vede come la presunta azione ritorsiva asseritamente posta in essere nel 2014-2015 da CASAGNI contro MONTANTE possa giustificare retroattivamente gli accessi abusi al sistema informatico sul conto degli altri appartenenti alla società Editoriale Centonove.

La discesa in campo, peraltro, dell’ex direttore di Panorama, Giorgio MULE’, oggi parlamentare di Forza Italia, appare assai poco onorevole, in quanto non è CASAGNI a dovere giustificare la decisione di volere pubblicare un articolo, dal contenuto oggettivamente vero e di vivissimo interesse sociale (oltre che giudiziario) sul conto di MONTANTE, ma è MULE’ a dovere giustificare, sul piano dell’etica professionale, la scelta di tradire la fiducia di CASAGNI in favore di MONTANTE, rivelando a quest’ultimo l’intenzione del giornalista di rendere noto materiale scottante che lo riguardava (vd. dichiarazioni di CASAGNI, riportate nella parte di ordinanza cautelare testé trascritta).

Evidentemente, MULE’ aveva preferito, in un’ottica familistica, privilegiare la tutela delle buone relazioni con MONTANTE, posto che, grazie a Linda VANCHERI, assessore regionale alle Attività Produttive e fedelissima dello stesso MONTANTE, il Dott. VITALE, nipote di MULE’, aveva ottenuto un incarico nell’ufficio di Gabinetto della citata VANCHERI (vd. dichiarazioni di CICERO e VENTURI riportate nella parte di ordinanza cautelare suindicata).

D’altro canto, ciò non può stupire: in data 5 dicembre 2012, Giorgio MULE’, secondo il file excel più volte menzionato, avrebbe mandato un sms a MONTANTE, puntualmente trascritto da quest’ultimo, del seguente tenore: “dove ci sarò io, ovunque sarà casa tua. Grazie a te un abbraccio Giorgio.”

MULE’, peraltro, non può defilarsi dalla scena allegando che, all’epoca, non si conosceva ancora il vero volto di MONTANTE, perché, come dimostrato da CASAGNI mediante la consegna agli inquirenti dell’email che di seguito si riproduce, quest’ultimo aveva messo MULE’ in condizione di conoscere la pericolosità del soggetto, raccontando dell’ingresso del boss Vincenzo ARNONE nell’associazione degli industriali e della sua prossimità qualificata all’imprenditore di Serradifalco, ma soprattutto offrendo in visione una copia del certificato di matrimonio di MONTANTE, una foto che ritraeva quest’ultimo insieme al citato ARNONE e i verbali di assemblea di Confindustria che risultavano scomparsi.

[…] Pertanto, MULE’, quando (anziché chiamare CASAGNI, come promessogli) decise di riferire tutto a MONTANTE, compreso il ruolo assolto dal Giudice Stefano ZAMMUTO nella vicenda (avere procurato a CASAGNI l’indirizzo email di MULE’ e avere visionato preventivamente i documenti che il primo aveva messo a disposizione del secondo a dimostrazione della fondatezza e veridicità dell’articolo che intendeva pubblicare), era messo nelle migliori condizioni per verificare la veridicità della notizia datagli dal collega.

Occorre osservare in via incidentale che tale delazione, oltre a partorire la reazione di MONTANTE contro CASAGNI (e si vedrà infra come fosse stato intendimento del primo calunniare il secondo per la presunta, quanto inesistente, installazione di una microspia in una sede confindustriale), fu all’origine di ciò che sembrerebbe essere stato un avvertimento lanciato al Giudice ZAMMUTO, in servizio presso la sezione Gip-Gup del tribunale di Agrigento, dall’allora Procuratore presso il medesimo tribunale, dott. Renato DI NATALE.

Al fine di comprendere tale fase appendicolare della vicenda, occorre premettere che il Dott. DI NATALE era legato a MONTANTE da stretti rapporti di amicizia (cfr. file excel, in risultano annotati diversi incontri di commensalità tra gli stessi), se non addirittura di interesse.

CASAGNI, infatti, nell’esposto del 5 luglio 2017, accennava al contenuto di un suo articolo giornalistico – “La volata di MONTANTE” – nella parte in cui si riferiva all’affidamento, da parte dell’I.R.S.A.P., alla figlia del procuratore, Chiara DI NATALE, dello “studio di toponomastica che portò all’intitolazione anche di una strada al nonno di Antonello MONTANTE, Calogero […]”, circostanza, quest’ultima, che trova un riscontro nel file excel, ove, alla data del 30 dicembre 2009, risulta annotato un appuntamento a casa del procuratore, alle ore 17.00, e la dicitura “curriculum Chiara”.

Orbene, fatte queste premesse funzionali a lumeggiare la natura dei rapporti intercorrenti tra MONTANTE e DI NATALE, non può non segnalarsi come CASAGNI, nell’esposto citato, abbia rappresentato di avere appreso dall’amico Stefano ZAMMUTO che quest’ultimo, dopo l’email mandata dallo stesso CASAGNI a MULE’, aveva ricevuto due visite in ufficio da parte del procuratore della Repubblica, il quale lo aveva reso edotto del sospetto di MONTANTE che CASAGNI stesse orchestrando una congiura in suo danno con la complicità dello stesso ZAMMUTO, e che, per tale motivo, l’imprenditore intendeva sporgere denuncia.

 

[…] In effetti, ripercorrendo il file excel di MONTANTE, emerge che tra il 2 maggio 2014, data dell’email inviata da CASAGNI a MULE’, e il 1 marzo 2015, data dell’incontro nel corso del quale ZAMMUTO raccontò all’amico CASAGNI delle visite ricevute dal Procuratore DI NATALE, quest’ultimo aveva incontrato MONTANTE in diverse occasioni, a partire dall’11 maggio 2014, ossia nove giorni dopo l’email inviata dal giornalista al collega MULE’.

Non sussistendo alcuna ragione per dubitare della credibilità di CASAGNI, le cui dichiarazioni in questa sede hanno sempre trovato puntuale riscontro, non può non riconoscersi, nell’iniziativa di DI NATALE, una scelta comportamentale quanto mano inopportuna, in quanto suscettibile di essere letta nei termini di un ammonimento al collega e, indirettamente, a CASAGNI, di non calpestare i piedi a MONTANTE.

La versione del medesimo episodio, contenuta nel memoriale di MONTANTE prodotto presso il tribunale del Riesame (adito per impugnare il provvedimento di sequestro), rappresenta il portato di una ricostruzione improntata a funambolismo logico: l’articolo, che CASAGNI intendeva pubblicare, si sarebbe incasellato nell’ambito di un più ampio progetto volto all’ingiusta e calunniosa delegittimazione dello stesso MONTANTE, nel quale si sarebbero inserite anche le dichiarazioni del collaboratore DI FRANCESCO.

Secondo tale versione, dunque, MULE’, accortosi della congiura, avrebbe immediatamente informato MONTANTE, permettendo l’emersione di un “aspetto gravissimo” della vicenda, ossia che il materiale documentale messo a disposizione del direttore di Panorama da Gianpiero CASAGNI era stato “supervisionato dal presunto servitore dello Stato, che ricopre un ruolo di garanzia nella istituzioni […]”, dovendosi identificare quest’ultimo nel giudice Stefano ZAMMUTO.

Orbene, è agevole osservare che l’“aspetto gravissimo” della vicenda non può ravvisarsi nella condotta del magistrato, che si era limitato a procurare un contatto giornalistico “importante” ad un amico che lo aveva chiesto e ad avere preso visione dei documenti che nell’occasione gli erano stati mostrati, ma nella condotta dell’Onorevole MULE’, il quale, anziché vagliare il materiale documentale messogli a disposizione dal collega giornalista e verificare la veridicità della notizia offertagli, optava per la soluzione della passiva supinazione ai piedi di MONTANTE al quale “vendeva” CASAGNI a basso prezzo, in un pacchetto al/ inclusive che comprendeva anche il proprio ex compagno di classe Stefano ZAMMUTO.

In data 5 novembre 2015, inoltre, avveniva l’accesso abusivo al sistema informatico sul conto di Attilio BOLZONI, il quale – giova ricordarlo – il 9 febbraio di quell’anno aveva pubblicato con Francesco VIVIANO, su La Repubblica, l’articolo dal titolo “L’industriale paladino dell’antimafia sotto inchiesta in Sicilia per mafia”, con il quale si dava notizia dell’indagine che la D.D.A. nissena stava in effetti conducendo nei confronti di MONTANTE per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre il 17 settembre 2015 aveva pubblicato, sul medesimo quotidiano, l’articolo intitolato “Trame e affari torbidi la svolta antimafia di Confindustria è solo un inganno”, contenente l’intervista rilasciata da VENTURI.

Come vedremo ripercorrendo l’ordinanza cautelare (da p. 661), il rinvenimento, nella disponibilità di MONTANTE, di specifico materiale documentale sul conto di BOLZONI, vale a suggellare in maniera incontrovertibile la tes

fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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