Stipendi d’oro e privilegi con soldi pubblici le cifre del fallimento del Consorzio Unico Napoli-Caserta

Stipendi d’oro e privilegi con soldi pubblici le cifre del fallimento del Consorzio Unico Napoli-Caserta

Si può sintetizzare in tre numeri il fallimento finanziario del Consorzio Unico di Bacino (Cub): 105, come i milioni che l’ente deve ancora riscuotere per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani effettuato negli anni dai suoi soci, ovvero 57 Comuni del Casertano; 170, come le ore di straordinario che un dipendente ha accumulato in un solo mese, ventotto giorni lavorativi

Gaetano Farina Briamonte

in più dei ventisei previsti dal contratto. 138, come gli addetti all’amministrazione, cifra degna di un ministero. L’attuale commissario liquidatore del Consorzio Unico Gaetano Farina Briamonte ha calcolato che il Cub perde ogni anno in totale circa venti milioni di euro. Ma nonostante le generiche denunce di sprechi e le minacce di dimissioni, lo stesso Farina Briamonte non ha mai invertito la rotta, che è rimasta sostanzialmente la stessa seguita ai tempi degli ex consorzi di bacino, da cui il Cub ha ereditato i dipendenti, i mezzi per la raccolta e i debiti milionari. Allora come oggi, nonostante i ritardi dovuti proprio al mancato pagamento delle quote dei comuni (attualmente i lavoratori attendono cinque mensilità, ndr), le retribuzioni sono comunque elevate per quasi tutti gli oltre 900 dipendenti – Farina Briamonte compreso (per lui poco più di 9mila euro mensili) – e danno la misura degli enormi sprechi di risorse pubbliche assolutamente ingiustificabili considerata l’inefficienza del servizio – ne è un esempio la differenziata che nel 2011 non ha toccato neanche il 40% (stesso risultato nel 2012, ndr) -; un’inefficienza che stride inoltre con la circostanza che gli operatori sono in sovrannumero in molti comuni, spesso in quelli ad alta densità camorristica come Casal di Principe (sono 27 per 21mila abitanti), Grazzanise (19 per 6mila residenti) e San Felice a Cancello, ente tra i più indebitati con il Cub (gli deve oltre 4milioni di euro, ndr), dove si raggiunge il record di 32 operatori per 17600 abitanti con addirittura 11 autisti. Se i minimi salariali sono in linea con il contratto collettivo di Federambiente, a far lievitare le buste paga sono invece le voci accessorie, come le svariate indennità (i superminimi, ndr), o gli straordinari e i rimborsi chilometrici regalati senza alcun controllo, le promozioni e i passaggi di livello assegnati senza tener conto dei titoli di studio e delle specifiche qualifiche possedute, e spesso in concomitanza delle tornate elettorali, sicchè la stragrande maggioranza degli addetti possiede livelli alti pur in assenza dei requisiti corrispondenti. Modalità di gestione clientelari identiche a quelle viste all’opera all’Ama di Roma, dove una recente inchiesta della Procura capitolina ha accertato 841 assunzioni irregolari poste in essere dai vertici dell’azienda di servizi ambientali, tutti rinviati a giudizio. Un’analoga inchiesta sul Cub è in corso alla Procura di Santa Maria Capua Vetere dal marzo 2010; ad indagare è la Guardia di Finanza di Caserta, ma al momento con pochi risultati, se si eccettua l’accertato mancato pagamento dei contributi previdenziali e delle ritenute Irpef per oltre 100 milioni di euro, per cui risultano indagati due ex presidenti dell’assemblea dei sindaci del Cub (Enrico Fabozzi e Luigi Munno) e due ex commissari liquidatori (Domenico Pirozzi e Gianfranco Tortorano).

I casi emblematici. Annamaria Del Vecchio, responsabile del personale del Cub, nell’ottobre 2009 ha percepito un lordo di 19061 euro, quasi 11mila euro netti (10787), partendo da un salario base di 2992 euro, gonfiato con voci a dir poco sospette, come “l’integrazione paga” pari a 998 euro, o “arretrati indennità” per 7500 euro, o ancora gli “arretrati da differenza retributiva” per quasi 5mila euro e le “diarie nazionali” per altri 704 euro; stesso trattamento riservato al coordinatore tecnico Anthony Scialdone, che in più ha percepito 646 euro per “lavoro supplementare”. Antonio Scialdone, omonimo e compaesano del primo (sono entrambi di Vitulazio, ndr), ex direttore generale del Cub artefice in tale veste di centinaia di promozioni prima delle elezioni regionali del 2010, provvedimenti poi annullati e su cui è in corso un’indagine per voto di scambio, tra febbraio e aprile 2011, oltre ad apparire sulle buste paga ancora come “vice direttore generale” nonostante il Cub fosse già gestito da un anno dai commissari liquidatori, ha percepito accanto al salario base di 3052 euro lordi altri 12mila euro per 60 giorni di ferie arretrate. Luigi Munno, sindaco di Macerata Campania, ex presidente dell’assemblea dei sindaci del Cub, nel mese di settembre 2011, quando era cessato dalla carica da oltre due anni e il suo comune era fuoriuscito dall’ente, si è visto accreditare un salario lordo di 10mila euro (6269 netti) come collaboratore coordinato e continuativo (co.co.co). Enrico Bovienzo, assunto senza alcun tipo di selezione all’inizio del 2009 come impiegato alla presidenza con un livello quasi dirigenziale (8q), per oltre 2 anni e mezzo è stato gratificato con un superminimo mensile di 3mila euro oltre ad uno stipendio base di 2300 euro, anche quando l’ufficio di presidenza ha smesso di funzionare (marzo 2010).

La sanatoria fatta in casa. Bovienzo appartiene ai 29 dipendenti assunti dopo il primo gennaio del 2009 in violazione delle legge 26 del febbraio 2010, che vietava espressamente assunzioni dopo quella data, e su cui qualche mese fa è intervenuta la sanatoria del commissario Farina Briamonte; un colpo di spugna, che la legge non prevedeva, costato alla disastrate casse del Cub oltre 60mila euro per pagare i tre avvocati del lavoro riuniti in una commissione creata ad hoc, quindi un ulteriore studio legale che avrebbe dovuto dare il parere finale, quello degli avvocati Pigrini del foro di Santa Maria Capua Vetere, in posizione peraltro di conflitto di interessi in quanto già rappresentanti di alcuni dipendenti che avevano presentato vertenza contro lo stesso Cub. La commissione ha salvato Gelsomina Crisci, compagna di Nicola Ferraro, l’imprenditore dei rifiuti condannato a 10 anni di carcere perché organico al clan dei Casalesi, e i numerosi lavoratori assunti al Cub per lavorare in quei Comuni i cui sindaci erano candidati alle regionali del 2010: è il caso di Pasquale De Lucia, parente e omonimo dell’allora sindaco di San Felice a Cancello, subito “comandato” in Regione dopo l’assunzone, e di Elpidio Martucci, coordinatore a Casagiove (il sindaco era Vincenzo Melone, ndr) e delegato del sindacato autonomo Fiadel, abituale ispiratore degli scioperi improvvisi dei lavoratori quando gli stipendi arrivano in ritardo, confermato con un livello alto (il 6A) pur senza, probabilmente, possederne i titoli, e dotato di benefit aziendali come auto e cellulare. La commissione ha sanato poi la posizione della stessa Del Vecchio, assunta prima del 2009 (il primo gennaio 2004, ndr) nel consorzio Caserta 1, in cui il partner privato era proprio Nicola Ferraro; sull’esistenza di un reale rapporto di lavoro tra la Del Vecchio e il consorzio c’erano forti sospetti dovuti ad alcuni documenti dell’Inps da cui emergeva che nello stesso periodo in cui la Del Vecchio era in servizio al Ce1, a pagarle i contributi previdenziali era il fratello, titolare di una ditta presso cui era stata impiegata agli inizio degli anni 2000.

Gli sprechi ordinari. I privilegi riguardano quasi tutti gli oltre 900 addetti del Cub. I 669 “operativi”, ovvero gli operatori ecologici, gli addetti alle pulizie e ai centralini, i magazzinieri, i sorveglianti e gli autisti, percepiscono un salario base mai inferiore ai 1504 euro lordi, corrispondente al più basso livello contrattuale (2b), che sono però in pochi ad occupare; la stragrande maggioranza degli operatori ecologici è per esempio attestata al 3° livello, percependo in media tra i 1670 e i 1800 euro mensili, così come gli autisti, mentre i sorveglianti guadagnano tra i 1850 e i 2050 euro occupando livelli (4° e 5°) che richiederebbero particolari titoli di studio (il diploma) che molti non hanno; stesso discorso per i capisquadra, che gestiscono il lavoro dei netturbini. C’è poi l’esercito dei 138 addetti all’amministrazione: solo 30 di loro è inquadrato al 3° livello, per tutti gli altri si parte da un base costante di quasi 1900 euro mensili e si sale fino ai 3144,20 euro per le qualifiche quasi dirigenziali (livello 8q), possedute da ben sette dipendenti – tra cui la stessa Del Veccho e i due Scialdone o il collaboratore dell’ufficio legale Ketura Chiosi – mentre per 15 impiegati lo stipendio lordo mensile è di 2500 euro (7° livello).

I superdirigenti. Sono addirittura sei i dirigenti, per i quali si applica il contratto di Federmanager, quello dei manager Fiat per intenderci, con compensi che vanno dai 4357 euro lordi mensili di Franco Casertano (dirigente ufficio ispettivo) ai 6500 euro corrisposti a Francesco Goglia, grande capo dell’ufficio legale, ex sindaco di Casal di Principe e fedelissimo di Nicola Cosentino, proveniente dal Ce4 – risultato controllato dal clan Bidognetti – dove nel 2002 fu assunto con un contratto a tempo determinato di sei mesi, poi trasformatosi magicamente in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel mezzo, con salari minimi che vanno dai 5428 ai 5846 euro lordi, compaiono i tre funzionari che il Cub paga senza però usufruire del loro lavoro: si tratta di Isidoro Perrotta, responsabile degli impianti che il consorzio non gestisce più da mesi, essendo la competenza passata alla società della Provincia di Caserta Gisec, e dei due dirigenti in servizio presso altri enti, ovvero l’ex vice-sindaco di Santa Maria Capua Vetere Giovanni clip_image018Campochiaro, comandato alla segreteria del presidente del Consiglio regionale del Pdl Paolo Romano, e il mondragonese Giovanni Fusco, distaccato all’Arcadis, azienda regionale. C’è poi il dirigente operativo del Cub Francesco Raucci, anch’egli proveniente dal Ce4 dove iniziò a lavorare quale consulente di un’azienda, la Cispel, che si occupava di buste paga; con un colpo di penna si è ritrovato dirigente con un salario di 5923 euro mensili.

I “nullafacenti”. Sono circa 100 i dipendenti scarsamente utilizzati o assolutamente inutilizzati: è il caso dei 13 operai addetti alla sensibilizzazione della differenziata, tra cui figura Giulio Testore, ex Cgil e oggi segretario provinciale del sindacato Fiadel, coordinatore dell’informazione, settore inesistente al Cub (è inquadrato al 5° livello con un salario base di 2048 euro); ci sono poi i 22 meccanici che hanno poco da fare visto che le riparazioni ai compattatori, spesso oggetto di azioni di sabotaggio su cui indaga la procura di Santa Maria Capua Vetere, vengono solitamente affidate ad officine esterne; e i 66 “operativi da reinquadrare”, quasi tutti netturbini che lavoravano presso alcuni comuni fuoriusciti dal Cub, sono 15 dal gennaio 2009, e che nonostante gli obblighi di legge non sono stati riassunti dalle amministrazioni (è il caso di Capodrise, ndr).

Gli straordinari e la casta dei coordinatori. Le voci accessorie alla retribuzione, in particolare straordinari e rimborsi chilometrici, permettono a oltre la metà dei dipendenti del Cub di cumulare al minimo contrattuale quasi un secondo stipendio, violando tra l’altro la norma del contratto collettivo che prevede una quota massima di 200 ore di straordinario all’anno. In media ogni operatore ecologico percepisce tra 200 e i 300 euro di accessori al mese, gli autisti un centinaio di euro in più; cifre che aumentano nei comuni a maggiore presenza camorristica. Il business è saldamente in mano ai coordinatori di cantiere, che gestiscono turni e concedono straordinari, quasi una casta con protezioni poco chiare. A tal proposito l’ex parlamentare del Pd Lorenzo Diana, membro fino al 2006 della Commissione Antimafia, nel corso di un’audizione al processo a carico di Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione mafiosa, ha affermato che “alcuni capi dei cantieri oggi al Cub sono legati ai clan che attraverso di loro controllano il territorio e la raccolta dei rifiuti”. Un nome su tutti: Giovanni Orsi, fratello di Michele ucciso da Setola e i suoi sicari, coordinatore a Cancello e Arnone, mai coinvolto in indagini antimafia ma assunto nel Ce4 controllato dal fratello per conto del clan Bidognetti. Orsi percepisce in media 800 euro di accessori mensili, tra straordinari (25 ore in media) e rimborsi chilometrici (800 km). A San Cipriano, altro fortino del clan dei Casalesi, il coordinatore Salvatore Schiavone, guadagna in media tra 1000 e 1100 euro in accessori, mentre il coordinatore di Casal di Principe, nel solo mese di maggio ha raggranellato oltre 1500 euro comprensivi di 65 ore di straordinario. A Grazzanise, comune fino a qualche tempo fa amministrato da Enrico Parente, secondo presidente del Cub, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, sono ben due i coordinatori, “l’operativo” Francesco Guida e quello “semplice” Vincenzo Martino, con accessori mensili dai 500 euro a salire mentre a Casapesenna, l’ex vice-sindaco e candidato alle ultime elezioni rinviate dal Viminale Raffaele De Rosa, impiegato responsabile della differenziata, oltre ad uno stipendio base lordo di 2770 euro, percepisce accessori pari, di solito, a 500 euro mensili; è doveroso comunque aggiungere che De Rosa è stato uno dei pochi assunti nel 2001 con concorso pubblico (nel Consorzio Caserta2, ndr) e che si è visto, unico tra i dipendenti apicali, abbassare il livello contrattuale (da ottavo quadro a ottavo, ndr). Tra gli amministrativi, il primatista è Domenico Di Pietro, che nel settembre 2011 ha percepito solo di accessori 3763 euro netti (con 170 ore di straordinario), mentre negli ultimi mesi si è accontentato di quasi 1100 euro oltre al salario base di 1880 euro.

 

Le promozioni. Nonostante le indagini della magistratura e i problemi finanziari, al Cub le promozioni e i passaggi di livello, con conseguente maggiore esborso di risorse pubbliche, non si sono mai fermati. E’ del 31 ottobre scorso il provvedimento di Anna Maria Del Vecchio che ha aumentato i livelli per 4 dipendenti, tra cui l’impiegata di concetto Franca D’Orazio, moglie dell’ex sindaco di Cesa Vincenzo De Angelis, portata in un colpo solo dal livello 3° al 5° con un aumento salariale di 200 euro lordi. Tra i beneficiati anche Francesca Stellato, sorella del consigliere provinciale del Pd Giuseppe Stellato, portata dal quinto al settimo livello, e Franca Casolaro passato dal 5a al 6b nonostante sia comandata presso la Regione.

Le altre inchieste. Tra gli scandali su cui indaga la Guardia di Finanza c’è la presunta truffa che vede coinvolti numerosi dipendenti del Cub che hanno ottenuto prestiti da società finanziarie per acquisti vari delegando poi il pagamento al consorzio; sembra che gli uffici dell’ente abbiano onorato le rate senza però decurtare la relativa quota dagli stipendi, che è rimasta dunque nelle tasche dei lavoratori. Altro aspetto su cui sono in corso le indagini è la concessione di finanziamenti a persone che non sono dipendenti del Cub ma che si sarebbero presentati alla finanziarie con documenti falsi attestanti il rapporto di lavoro con il Consorzio.

 

Domenica 30 dicembre 2012

Marilù Musto e Antonio Pisani

 

(del Consorzio Unico il blog Dovere di Cronaca si è già occupato nelle due precedenti inchieste del 5 maggio e del 4 settembre 2012, ndr)

 

http://doveredicronaca.blogspot.com/2012/12/stipendi-doro-e-privilegi-con-soldi.html

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