STIGE | L’arresto che imbarazza il Pd

Il sindaco di Strongoli Laurenzano: da enfant prodige del consenso all’Unical all’assunzione nelle strutture speciali di tre consiglieri regionali (in diverse legislature). Nel maggio 2017 elogiava la Dda per il blitz contro il clan Arena: «Bonificare il territorio dalla ‘ndrangheta»

CATANZARO «Consideriamo il contrasto alle mafie come urgenza nazionale, tutte le articolazioni delle nostre comunità devono sentirsi a pieno titolo coinvolte, senza latitudini e senza recinti geografici. E su questo terreno il Pd Calabria farà la sua parte». Il segretario regionale dem Ernesto Magorno, come spesso accade, è stato tra i primi (e più entusiasti) a commentare l’operazione della Dda di Catanzaro che ha disarticolato il clan Farao-Marincola. Tra i 169 arrestati, però, ce n’è uno che imbarazza proprio il Pd calabrese. Perché è uno dei suoi dirigenti. Michele Laurenzano, sindaco di Strongoli, ha costruito tutta la propria parabola politica nel Partito democratico. Ha iniziato a fare politica all’Unical. Da studente raccoglieva messi di voti: l’associazione che animava, Università futura, non aveva aderenze partitiche come le altre sfidanti (più o meno vicine al centrosinistra o al centrodestra). Era, si direbbe oggi, una lista civica d’ateneo. E quel civismo ante litteram pagava già alla fine del vecchio millennio. Laurenzano l’enfant prodige delle preferenze rappresentava gli studenti nel cda del Centro residenziale. Poi cominciò a costruirsi una carriera universitaria: la laurea con lode in Lettere moderne, i primi incarichi al dipartimento di Linguistica, il dottorato, un assegno di ricerca. Sono anni nei quali l’accademia non offre troppe opportunità. Molti sono finiti nell’imbuto del precariato e dei contratti di collaborazione.
I rinnovi di anno in anno esposti alle lune dei baroni non fanno per lui. Così Laurenzano devia dal percorso di ricerca e viene assunto – è capitato a tanti rappresentanti studenteschi dell’Unical – a tempo indeterminato dall’università. Il suo curriculum dice “responsabile del settore alloggio e mensa” del Centro residenziale, lo stesso nel quale, per qualche anno, ha illustrato le istanze dei colleghi. È il 2008 e, nonostante gli impegni lavorativi, la prima passione resta sempre la politica. Sono ancora lontani i tempi delle elezioni vittoriose a Strongoli nel 2013 (e lo è anche l’inchiesta della Dda di Catanzaro che lo ha portato in carcere), ma Laurenzano entra – seppure da collaboratore – nei Palazzi che contano.
Tra il 2009 e il 2010 lavora nella struttura speciale dell’allora assessore regionale ai Fondi comunitari Mario Maiolo, dal giugno 2010 (cioè nella legislatura successiva) passa al servizio di Francesco Sulla, consigliere regionale crotonese con un posto nell’Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella. I suoi “capi” passano, lui resta. Anche nell’era Oliverio, infatti, Laurenzano continua a frequentare il consiglio regionale, questa volta come capostruttura di un altro inquilino dell’Astronave: Antonio Scalzo. L’area, neanche a dirlo, è il Partito democratico. Che – seguendo una consuetudine – offre spazio nelle strutture politici a sindaci e amministratori. Un po’ per fedeltà, un po’ per alimentare il consenso. L’appoggio di Laurenzano, però, da quanto “Stige” non è soltanto una citazione dantesca, è diventato imbarazzante. E dire che il sindaco di Strongoli, nel giorno della nomina della Commissione d’accesso al Comune di Isola Capo Rizzuto, si rallegrava della decisione del prefetto di Crotone sperando che incoraggiasse «un processo di bonifica e sana democrazia dentro alle istituzioni del territorio». Era il 19 maggio 2017. Oggi, i magistrati gli contestano di aver fornito «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo» ai componenti del clan Farao-Marincola. (ppp)

10 gennaio 2018

fonte:https://www.laltrocorriere.it

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