Stato ed Antistato. Lo dice Pignatone in Calabria ma possiamo dirlo anche noi nel Lazio

“SI’, C’E’ UN ANTISTATO CHE LAVORA DENTRO E CONTRO LO STATO”, HA DICHIARATO IL PROCURATORE CAPO DI REGGIO CALABRIA GIUSEPPE PIGNATONE

Parole dure come un sasso che ci hanno fatto ricordare le dichiarazioni rilasciate contro l’ex Prefetto di Latina Bruno Frattasi e gli investigatori che hanno condotto le inchieste sul “caso Fondi”.

Un attacco allo Stato da parte di esponenti politici ed istituzionali non di poco conto.

Un attacco mirante ad intimidire e delegittimare servitori dello Stato fedeli al giuramento impegnati a combattere le tante mafie che stanno devastando il nostro tessuto istituzionale, politico, economico e sociale.

Un cliché che si ripete ad ogni piè sospinto e che spezza il nostro Paese in due tronconi: chi di qua, chi di là.

Chi contro le mafie, chi a favore.

Se dovessimo combattere solamente contro i mafiosi dichiarati, a quest’ora avremmo già vinto la battaglia.

Ma il problema è diverso perché oggi le mafie, le peggiori, si annidano proprio dentro lo Stato, nella politica, nelle professioni.

Ci siamo visti costretti in questi giorni ad aprire un nuovo fronte di polemica a Viterbo dopo le dichiarazione riportate da qualche giornale di quanti negano… l’esistenza delle mafie su quel territorio accusandoci di aver fatto… allarmismo.

Si è arrivati a dire che alle grida di allarme del nostro V. Presidente regionale Gigi Daga non sarebbero… stati trovati riscontri.

E’ la solita accusa che ci veniva fatta a Latina tanti anni fa, a Frosinone, a Roma e così via.

Nel Lazio non ci sono mafie, secondo questi signori e tutti i rapporti della DNA, della DIA, nostri e di quanti altri sono tutti “ patacche” (così venne definita la relazione della Commissione di accesso al Comune di Fondi e del Prefetto Frattasi).

Le Commissioni di accesso sono costituite, com’è noto, da rappresentanti delle forze dell’ordine e da funzionari qualificati del Ministero dell’Interno.

“Patacche”, quello che scrive lo Stato perché la verità sarebbe quella che dicono i mafiosi e gli amici dei mafiosi seduti su scranni prestigiosi, lautamente pagati dallo Stato e, quindi, da noi cittadini.

Questo è il dramma del nostro Paese e della nostra Regione.

E ti vengono i brividi e tanti, tanti interrogativi inquietanti quando leggi di una Caserma della Guardia di Finanza, quella di Fondi, che in un mese non riesce nemmeno a notificare ad un imputato eccellente la citazione a giudizio del Tribunale di Latina.

Non è antistato anche questo???

Ora, scoppiato lo scandalo grazie ad un giornale coraggioso, qualcuno pagherà.

Magari l’appuntato!

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