Sperlonga, a quattro passi da Fondi. accendiamo i riflettori, ma con lo sguardo all’intero territorio circostante

SPERLONGA: UNO SNODO IMPORTANTE DI INVESTIMENTI “ SOSPETTI”, MERITEVOLE DI MAGGIORE ATTENZIONE DA PARTE DI INVESTIGATORI ED OSSERVATORI ATTENTI DEL FENOMENO MAFIOSO?

Lo ammettiamo: anche noi siamo responsabili di quel fenomeno di disattenzione che colpisce il suo territorio. Un territorio devastato da un abusivismo selvaggio e speculativo i cui autori vanno spesso individuati fra soggetti provenienti da oltre Garigliano, oltreché fra coloro che dovrebbero essere i primi a sentirsi chiamati a tutelare la natura e la legalità.

I motivi di tale disattenzione sono molteplici: intanto la mancanza di mezzi e di uomini che non ci consente di dedicare particolare cura all’intero territorio della Regione. Abbiamo finora dedicato molta attenzione ad alcune aree particolari, da Minturno, a Formia, Gaeta, Fondi, Terracina, Sabaudia, San Felice Circeo e, poi, al litorale romano a sud della Capitale, Civitavecchia, Tarquinia, Tuscania.

Area “calde” che registrano una massiccia presenza mafiosa, con una movimentazione “sospetta” di capitali di provenienza sia italiana che straniera.

Abbiamo raccolto notizie, cercato di sensibilizzare la gente, redatto dossier, per informare, poi, chi di competenza.

Noi siamo abituati a lavorare così perché abbiamo sempre ritenuto che per combattere seriamente le mafie, tutte le mafie –anche e soprattutto quelle annidate nella politica e nelle istituzioni-, oltreché parlarne, è necessario denunciarle, nella speranza che gli apparati ufficiali si muovano, intervengano, facciano il proprio dovere.

Non tutto è marcio, grazie a Dio e ci sono ancora servitori dello Stato che si battono, ti apprezzano per quello che fai, senza alcun tornaconto personale e rimettendoci di tasca propria.

Questo siamo noi, questo abbiamo sempre fatto e questo continueremo a fare.

Dicevamo di Sperlonga.

Un sistema di omertà, di soggezione intellettuale, di disorganizzazione e di mancanza di tattiche da parte di chi pur sente il dovere morale e civile di indignarsi e di combattere, le carenze di apparati locali e non solo dello Stato, lo stato di solitudine in cui ‘o sistema” costringe a vivere i pochi volenterosi e coraggiosi che soffrono nel vedere quanto succede, la nostra oggettiva impossibilità di seguire tutto e tutti in una regione assalita da tutte le mafie, criminali, politiche, economiche, italiane e straniere, hanno fatto sì che si consolidasse un sistema di illegalità che è difficile contrastare in maniera esaustiva.

Bisogna, a questo punto, selezionare gli obiettivi.

C’è indubbiamente una carenza di taluni apparati dello Stato che non riescono a far fronte al dilagare dell’illegalità. E’, questo, un discorso che riguarda, per lo più, tutto il sud pontino, ma anche tutto il Basso Lazio, discorso che più volte abbiamo affrontato chiamando in causa i Comandi Generali delle Forze dell’ordine, il Ministero dell’Interno e gli organismi centrali della Giustizia. I comandi locali vanno ristrutturati, dove le cose non vanno come dovrebbero andare vanno sostituiti i comandanti. Insomma, in un territorio a forte densità mafiosa qual’è il nostro, va mandata gente preparata, che sa fare lavoro di intelligence, che sa fare indagini di natura economica perché, oggi, la mafia è economia, è impresa, gente, peraltro, che non si faccia contaminare dalla politica locale.

E’ un discorso delicato, complesso, che non si può fare attraverso le colonne dei giornali in quanto potrebbe determinare contraccolpi sul piano della fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini.

La soluzione di tale problema è affidata, pertanto, alla sensibilità ed al senso di attaccamento allo Stato dei singoli Comandanti Provinciali. Il Questore di Latina D’Angelo va apprezzato per come si sta comportando, come andava apprezzato, anche se non tutti sono d’accordo, l’ex comandante provinciale dei Carabinieri, il Col. Rotondi. Sul resto abbiamo da fare. L’azione di contrasto è inadeguata, si fanno poche indagini di natura patrimoniale, sulla “provenienza” della montagna di capitali investiti già e che continuano ad essere investiti quotidianamente dalle organizzazioni criminali. Ma è concepibile che sequestri, confische, verifiche sui patrimoni illeciti in provincia di Latina li debba fare, sotto la gestione del Questore D’Angelo, solamente la Polizia di Stato? Gli altri, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e tutte le altre polizie che vediamo in giro, perché non fanno la stessa cosa?

Sperlonga. Non ci stancheremo mai di sottolineare il fatto che, sì, è importante che si guardi colui che costruisce senza concessione edilizia, che massacra il territorio, che sbanca pezzi di montagna per consentire l’accesso alla sua proprietà, che non rispetta le distanze previste dalla legge, che aumenta le cubature e quant’altro. Va denunciato e mandato sotto processo.

Esistono gli alberghi che non hanno rispettato le leggi, esiste il massacro di Punta Cetarola, esiste un fenomeno di strisciante, graduale privatizzazione di Lago Lungo senza che la Regione Lazio intervenga. Sono tutte cose che vanno denunciate e seguite. E se c’è qualcuno nelle Istituzioni che ha l’obbligo di intervenire e non interviene, va anch’egli denunciato. Ci sono alcune cose che non vanno alla Regione Lazio e non solo.

Ma i capitali investiti nella realizzazione di lottizzazioni, esercizi vari, attività economiche di diversa natura, spesso di origine campana, che “provenienza “ hanno? Lecita od illecita? E “chi” ha agevolato, direttamente od indirettamente, l’investimento in loco di quei capitali? Ci sono aree di contiguità fra politica e camorra? A Sperlonga, come ad Itri, ci sono troppe frequentazioni “campane”sospette (ci sono stati anche alcuni arresti che hanno riguardato assidui frequentatori del territorio). Con “Chi” avevano rapporti costoro? Quali sono i progetti sul Lago Lungo e sul territorio circostante? E’ fondata la notizia che sarebbe in corso un fenomeno di compravendite del territorio circostante al Lago?

Queste sono le domande alle quali vorremmo che ci arrivasse una risposta dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato, dalla Capitaneria di Porto, dalla Regione Lazio, dalle segreterie provinciali dei partiti politici, da quei cittadini che hanno voglia di combattere seriamente per contrastare il fenomeno dell’illegalità e della presenza mafiosa.

Noi siamo pronti a sostenerli richiamando l’attenzione delle Procure antimafia e degli organismi investigativi competenti.

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