“Sor Tentenna” Alemanno mentre le mafie avanzano

“Sor Tentenna” Alemanno e la retromarcia di Roma

Duecentocinquanta giorni da sindaco. Otto mesi da Retromanno. La rivoluzione conservatrice che il primo cittadino di Roma Gianni Alemanno aveva promesso nel giorno del giuramento in consiglio comunale più che marcare una discontinuità con l’eredità delle amministrazioni di centrosinistra si è trasformata in un indietro tutta che ha riportato la Capitale nel passato.

E non solo per le braccia alzate e i saluti romani che hanno salutato la sua elezione nella città medaglia d’oro della Resistenza quanto per una macchina amministrativa ad andamento lento. C’era una volta la locomotiva d’Italia, adesso, almeno a sentire il capogruppo del Pd in Aula Giulio Cesare Umberto Marroni e l’ex candidato sindaco dell’Udc Luciano Ciocchetti c’è ”un uomo solo al comando e una città bloccata in cui si fanno solo interventi di facciata”.

Alemanno aveva detto: ”la sicurezza dei cittadini e del territorio al primo posto”. A Capodanno una ragazza viene stuprata in una festa con migliaia di persone patrocinata dal Comune di Roma, ultimo episodio di una serie di bestiali violenze (anche di gruppo) ai danni delle donne. ”Era un party in cui girava di tutto. Dove erano le condizioni minime di sicurezza”? incalza l’opposizione attesa da un consiglio comunale straordinario sul tema. Eppure durante la campagna elettorale il mood era diverso. Le tv del Biscione urlavano al pericolo. Tornate a casa presto, guardatevi le spalle, i pericoli vengono dagli immigrati, e gli immigrati, specie quelli romeni, sono una minaccia. Panico, allarme, intolleranza, odio. Sembrava di stare nella capitale di un Paese in guerra non di vivere in quella metropoli sicura ”in cui si poteva girare tranquillamente la sera”, come documentava anche il New York Times. Alemanno faceva la faccia cattiva, prometteva espulsioni, tuonava contro il lassismo della sinistra e soffiava sul fuoco della politica della paura cavalcando in modo cinico e disinvolto fatti di cronaca nera. Quella stessa cronaca che adesso il Cavaliere vorrebbe far sparire dai tg perché crea agitazione e pessimismo. Eppure c’è stato un tempo in cui lo stupro e l’omicidio di Giovanna Reggiani sono stati strumentalizzati a fini politici da Berlusconi and friends. ”Ora l’Italia trema”, si disse dopo la barbarie di Tor di Quinto. Grazie all’artiglieria mediatica di cui disponeva, e dispone, Sua Emittenza è riuscito ad attribuire per filiazione diretta quell’omicidio alle politiche del governo di centrosinistra e all’amministrazione Veltroni. Altro che modello Roma, si parlò di modello Rom, furono squadernati dossier e foto di favelas sul Tevere. Quando durante la campagna elettorale fu stuprata una ragazza congolese, Alemanno disse: ”Tutta colpa del Campidoglio”.

Roma cambia, più che uno slogan sembrava una parola d’ordine. Tolleranza zero, era la ricetta della destra law and order. Spregiudicata comunicazione propagandistica o raffinata strategia ultralegalitaria, a seconda dei punti di vista, l’emergenza sicurezza è diventato il brodo di coltura di un nuovo blocco sociale, il contrafforte di una piattaforma politica che mieteva consensi tra i tassisti strombazzanti ”molti nemici, molto onore” e il generone fascio-qualunquista, la nobiltà papalina e la teppa curvarola, i giovani di Casa Pound, i piccoli imprenditori, i commercianti e l’aristocrazia nera, i borgatari con tatuaggio del Duce e Suv preso a rate e i costruttori ex amici di Veltroni, o meglio, amici dei loro affari, e basta. Incassato anche il volatile appoggio degli anti-Rutelli, l’alpinista Alemanno ha scalato la vetta del Campidoglio e si è messo subito al lavoro per bonificare la città dalla delinquenza. Non si è fatto mancare nulla. Dalle impronte al censimento dei bambini rom, dalla chiusura del centro per i mendicanti aperto nel 2003 (che aveva assistito 2500 minori) all’idea di trasferire fuori dal Raccordo i campi nomadi, fino alla promessa di allontanare tutti gli abusivi in seguito alla morte di una mamma e di una bimba nella pineta di Castelfusano. Lotta senza quartiere alla micro-criminalità, d’accordo. Peccato che nel frattempo le mafie abbiano cominciato a investire nella Capitale e ad aprire locali nel centro storico. Nei pressi di Piazza di Spagna, come nemmeno ai tempi della Banda della Magliana. Accanto a vicende da romanzo criminale, spazio anche ad altre storie di cronaca. Le periferie sono terre di nessuno in cui si combatte una guerra tra poveri quotidiana. Ma ora anche le associazioni dei residenti del Centro Storico lamentano ogni notte risse, schiamazzi, e spaccio di droga. Aumentano i casi di ragazzi di buona famiglia che rapinano e picchiano prostitute oppure fabbricano per noia molotov e vanno in giro armati di spranghe e coltelli. Senza contare quelli che riempiono di rum e cocaina le loro notti, prima di buttarsi in strada e provocare incidenti mortali.

Eppure qualcosa è stato fatto. Sono state prese alcune delibere, sia per armare i vigili che contro gli ambulanti abusivi. C’è stata l’ordinanza contro il bivacco nelle piazze e quella antiprostituzione. Ma dopo i buoni risultati iniziali, tutto è tornato come prima. Le prostitute hanno ripreso a battere. Sulla Salaria, all’inizio di via dei Prati Fiscali, a Ponte Galeria, sulla Palmiro Togliatti, le lucciole sono tornate. Di notte, di giorno, h 24. Malgrado il nuovo patto per Roma (quello vecchio era stato definito strumento inutile da Alemanno), firmato anche dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti e da quello della Regione Piero Marrazzo, e l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza guidato dal generale Mario Mori (ex Sisde), sempre a Capodanno un turista americano è stato accoltellato, e ridotto in fin di vita, in un locale vicino Campo De’Fiori. Un altro duro colpo per l’amministrazione, che per bocca dell’assessore alle Politiche culturali Umberto Croppi, chiede (adesso) di non strumentalizzare le violenze.

Qualcosa non torna. Mentre diminuiscono i turisti, aumentano le aree di degrado. E si aspetta che qualcuno faccia luce sulla morte di Lucki, il ragazzo originario del Bangladesh deceduto al Pertini in seguito ad un’aggressione misteriosa. L’ex assessore alla Sicurezza, ora deputato del Pd, Jean Leonard Touadì, parla di violenza metropolitana inaudita. Malgrado i militari che da luglio pattugliano le città. Una decisione presa dal governo ma salutata da Alemanno come una svolta. Immaginarsi la difficoltà del sindaco in estate di spiegare il perché e il per come dell’aggressione di due cicloturisti olandesi a Ponte Galeria da parte di due immigrati. Una ragazza stuprata e ridotta in fin di vita. Una strada buia, un posto dimenticato da dio e dagli uomini, una grave imprudenza, disse il sindaco. Insomma, ”se la sono cercata”. Una spiegazione precipitosa, che ha precedenti giusto nell’Italietta di un secolo fa. Una frase infelice cui sono seguite smentite di rito e scuse ufficiali dal Campidoglio.
Perché Sor Tentenna Alemanno pensa, detta alle agenzie, poi ci ripensa e si corregge. Si deve approfondire, scusate, c’è il buco in bilancio, la colpa non è nostra ma di chi ci ha preceduto, naturalmente. Ci deve pensare il governo, e Berlusconi ci pensa con un intervento d’urgenza e un’assegnazione da mezzo miliardo di euro. Ci sono i conti da riordinare, i livelli di spesa da mantenere sotto controllo, i cantieri, le riprogettazioni e le verifiche degli appalti. Un valzer di inchieste (l’ultima sull’attività dell’assessorato alla Cultura dal 2002 al 2007), una rumba di dichiarazioni. Attese, giravolte e stop and go, più stop che go. Sul fascismo, sul Pincio, sul progetto di Renzo Piano all’Eur, sulle strisce blu. Sui servizi sociali e sul bilancio. Marroni ha ricordato che Alemanno dopo aver detto che si sarebbero usate le forze interne all’amministrazione è arrivato a spendere 8 milioni e 310 mila euro (per il quinquennio 2008-2013) per contratti esterni.

Roma merita di più, ruggisce l’opposizione piddina. Anche il mondo produttivo chiede un’accelerazione. Imprenditori, artigiani, associazioni culturali, che invocano un cambio di passo su mobilità, infrastrutture e nuove tecnologie (da applicare anche ai beni culturali). Se per il direttore del Censis Giuseppe Roma il problema numero uno rimane il traffico, Giancarlo Elia Valori, presidente di Sviluppo Lazio, ha parlato della necessità di potenziare l’autostrada del mare che collega Roma a Barcellona e di decongestionare il Grande raccordo anulare. Il segretario CGIL Roma e Lazio Claudio Di Berardino è andato giù piatto: ”tanti annunci e pochi fatti”. Mentre l’ex sindaco Francesco Rutelli non perde occasione per stuzzicare la giunta: ”Alemanno si gingilla con enunciazioni, frasi generiche ed è capace solo di creare commissioni su commissioni”. Una su tutte, la commissione Marzano, soluzione di ripiego dopo il niet di Amato (dovuto al revisionismo alle vongole di Alemanno sul fascismo ”che non era stato tutto negativo”), dalla quale si aspettano proposte per il futuro della città. Resta una domanda, una sola: ma il Consiglio Comunale cosa ci sta a fare? In attesa che l’Attalì alla romana dia alla Capitale l’innovazione di cui la Capitale ha bisogno, restano i problemi storici e alcune inefficienze strutturali. L’emergenza maltempo ha portato tutto a galla. L’ostruzione della rete fognaria e i dissesti idrogeologici. Le foglie che riempiono i tombini, le strade allagate. La viabilità che impazzisce mentre Alemanno invita i romani a non usare l’automobile. Presto che è tardi, peccato che tra buche, crolli e allagamenti Roma si sia fermata per strada. Io e te tre metri sotto l’acqua. Una persona muore e qualcun altro si mette in salvo con i canotti ma il sito del Comune continua a dare sole su Roma. Una realtà parallela mentre il Tevere si ingrossa ed esonda nelle campagne. Si resta in balia della corrente mentre il sindaco interviene. Ordina lo sgombero di alcuni edifici pubblici e dell’Università Luiss (che sta sulla Nomentana) e revoca l’affidamento del sito alla società responsabile. Poi si precipita a Ponte Milvio indossando cerata e caschetto che fa molto Village people e invita tutti a chiudersi in casa perché sta per arrivare la piena del Tevere. La Protezione Civile non conferma e molte persone addirittura escono per andare a vedere lo spettacolo.

«È stato fatto più in pochi mesi di giunta Alemanno che non nei quasi sette anni di Veltroni», gonfiano il petto Dario Rossin e Federico Guidi, rispettivamente capogruppo del Pdl in Campidoglio e presidente della commissione comunale bilancio. Sondaggi alla mano, Francesco Rutelli ha denunciato “l’allarmante” calo di popolarità del neosindaco Gianni Alemanno. Ma l’amministrazione di centrodestra, per il momento, ha altro a cui pensare. Conquistato il comune, Alemanno è impegnato a completare la presa del potere e a costruire una rete di affari e relazioni per rilanciare la sua amministrazione. Ha nominato Massimo Tabacchiera, ex Ama, all’Atac, la ex municipalizzata dei trasporti, e revocato la delega alla sicurezza a Samuele Piccolo, il consigliere comunale più votato alle ultime elezioni. Ha dichiarato guerra ai commercianti abusivi, a chi non lavora e ai trecento studenti criminali che tengono in pugno la Sapienza. Ma si deve guardare da due problemi: Fiumicino e i rifiuti. Per questo il sindaco cerca una luna di miele con i poteri forti e i costruttori, garanti degli equilibri della città, rilanciando un progetto di housing sociale che l’ex assessore alla cultura Renato Nicolini ha definito un ulteriore regalo ai palazzinari che va a peggiorare i già delicati equilibri idrogeologici della città.

Mentre si discute sul tempo necessario per la realizzazione degli stadi per Roma e Lazio, il Partito democratico denuncia (anche) le luci spente sulle politiche culturali. Via la notte Bianca, c’è la notte futurista, con tanto di mongolfiera, e per ricordare lo sbarco sulla Luna, seratona a tema. Mentre sul destino dell’Ara Pacis che avrebbe dovuto essere abbattuta o trasferita in periferia, decideranno i cittadini, forse. Cambia il presidente della Festa del Cinema, ora c’è l’ottuagenario Gianluigi Rondi, il nuovo che avanza. Il mecenatismo inclusivo della precedente giunta che aveva il suo fulcro nel sistema dell’Auditorium offerto alla devozione popolare declina a vantaggio dell’umanesimo antiquariale di Croppi. Rivalutazione dell’antico, recupero di un linguaggio che unisce memoria e tradizione pur conservando curiosità nei confronti dei fermenti artistici contemporanei. Anche se portare la finale di miss Sorriso a Piazza del Popolo è stata una scelta temeraria da derubricare alla voce provocazione. O paradosso. Come promettere la disobbedienza civile per difendere la pajata, battaglia che il sindaco vorrebbe portare avanti insieme all’idea di costruire un parco a tema sull’antica Roma. Bighe e gladiatori, ma si guarda troppo all’indietro. Non al cosmopolitismo reale, alla mediazione sociale e alla promozione culturale, storiche conquiste del centrosinistra della Capitale ma a una tradizione, e a un’identità, imperiale che appartengono ormai dalla Storia. Si è ancora in tempo per cambiare perché mai come oggi Roma ha bisogno di un’amministrazione che abbia progetti e idee. Non sul passato ma sul futuro della città.
Francesco Persili

(tratto da www.inziativa.info)

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