.Sono sempre in allerta,pronti a colpire,cricche,grembiulini,mafiosi, pezzi infedeli dello Stato,

ogni volta che  si intravvede un tentativo di cambiamento  in direzione di una bonifica morale,civile,politica,istituzionale di un territorio e del Paese in generale.Pronti a creare ostacoli di ogni sorta,a tentare di delegittimare  le persone,calunniandole,ricoprendole di fango,isolandole,pur  di continuare a mantenere il dominio,il “ Potere”.Quel  “Potere” che é la somma di tante entità,di tanti interessi ,di tanti soggetti che concorrono a costituirlo ed a tenerlo in vita.Quel “Potere” dal quale  qualunque associazione seria e che voglia effettivamente  – e non solo a chiacchiere – combattere contro la corruzione e le mafie,che sono gli elementi che lo costituiscono,ha il DOVERE  morale di tenersi lontana.Quando noi dell’Associazione Caponnetto diciamo che l’accettare un contributo economico,un’agevolazione,un bene da gestire  o qualunque privilegio dal Potere significa lasciarsi contaminare,corrompere,sporcare,perdendo non solo la faccia ma soprattutto l’autonomia e l’agibilità,lo facciamo non solo  per mantenere integri  i nostri spazi di libertà,ma anche,se non soprattutto,per salvaguardare la dignità,l’immagine ed il ruolo di una vera “antimafia” sociale che  sta rischiando  di diventare   un caravanserraglio di opportunisti, affaristi  della peggior specie,se non addirittura,talvolta,di mafiosi che si travestono da antimafiosi.Oggi la mafia per lo più non spara più e quella che spara,a Napoli come a Palermo o a Vibo,a Crotone,A Reggio Calabria o a Canicattì ,é la mafia “bassa” ,la manovalanza ,quella che non conta.La mafia vera,quella insidiosa che comanda ,che impartisce gli ordini,corrompe,compra,investe e tu non sai mai ,quando entri in un Ufficio ,in una caserma,in una prefettura,in un comando ,per non parlare del Parlamento o degli stessi governi centrale,regionale,provinciale o comunale,con chi hai a che fare,se con un funzionario,un dirigente,un parlamentare,un consigliere integerrimi e fedeli servitori dello Stato o con qualche traditore  , venduto ed a libro paga di mafiosi e corrotti.Qual’é,quindi,il discrimine  per verificare se un’associazione antimafia  sia o no effettivamente tale o non,invece,uno strumento al servizio di qualcuno per fare soldi,carriere e business  fregandosene del fatto che la mafia  finisca di occupare tutti gli spazi del Potere in Italia ? La DENUNCIA !!!!!!!! Lo ripetiamo per chi non lo avesse ancora capito : la DENUNCIA,nomi e cognomi.I  Un’associazione che NON  DENUNCIA  non ha senso  e di essa bisogna sospettare perché,sì,é vero che  la cultura,la scuola,l’informazione corretta e completa,la formazione delle menti e delle coscienze  sono importanti nella lotta contro le mafie e la corruzione,ma é altrettanto vero che ,oggi,queste  hanno acquisito  tanto Potere ,arrivando ad inserirsi nei gangli vitali dell’economia,della politica e dello stesso Stato,che non c’é più tempo  da aspettare che le coscienze e le menti  si siano formate. “Mentre a Roma si discute,Sagunto viene espugnata”,diceva Tito Livio. E che non ci sia più tempo é provato proprio dalla spregiudicatezza e  dalla ferocia con le quale questi delinquenti non si fanno scrupoli nel ricorrere alle armi ed ai metodi più bassi per colpire e neutralizzare  uomini onesti  e coraggiosi  come Nicola Gratteri,Nino Di Matteo e tantissimi altri ancora,
DA “IL CORRIERE DELLA CALABRIA”

Le “cricche” e il dossieraggio contro Gratteri 

di Paolo Pollichieni

Venerdì, 08 Aprile 2016 16:57 Pubblicat

Nicola GratteriNicola Gratteri

Erano tante le ragioni per le quali il faccendiere Gianluca Gemelli, nonché compagno del ministro Federica Guidi, vedeva come il fumo negli occhi sia Graziano Delrio che Luca Lotti, tra queste ne spunta una che vale la pena approfondire: la scelta di affidare a Nicola Gratteri il compito di selezionare e presiedere una Commissione per riscrivere la procedura penale .
Il nome dell’attuale procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che il Consiglio superiore della magistratura si appresta (avverrà con il Plenum convocato per la settimana prossima) a nominare procuratore distrettuale di Catanzaro, compare più volte nelle conversazioni intercettate dai magistrati di Potenza. In particolare quando Gemelli apprende, tramite la Guidi, che Renzi ha deciso di non rinunciare alla collaborazione di Gratteri che avrebbe voluto ministro della Giustizia e, per questo, sta per nominarlo a capo di una Commissione insediata presso la Presidenza del Consiglio con lo scopo di rivedere il diritto processuale e la legislazione contro mafia e corruzione.
«Delrio spinge molto su Gratteri, anche Lotti insiste». Non è un “renziano”, Nicola Gratteri, nei giorni che precedono la sua nomina si affretta a chiarirlo: «Ritengo doveroso collaborare con il governo, a prescindere dal suo colore politico, se l’obiettivo è quello di sistemare il nostro ordinamento in modo da accelerare i processi e dare certezza alle indagini». Proprio questa sua autonomia rende diffidenti quanti guardano gli assetti del nuovo governo. La preoccupazione cresce quando Gratteri pone le condizioni per accettare l’incarico offertogli: libertà assoluta nella scelta della sua squadra e nessun paletto sulle indicazioni che la Commissione riterrà di deliberare.
«Un altro Cantone no e… non possiamo permettercelo», è il commento della “cricca” che intanto si rivolge a qualche carabiniere infedele per avere carte da usare contro Delrio e, capitasse, anche contro Gratteri. Gli promettono le foto dell’ex sindaco di Reggio Emilia con appartenenti alla ‘ndrangheta di Cutro, ma le foto non bastano a delegittimare perché rivelano solo momenti istituzionali e ritraggono personaggi con tanto di fascia tricolore. In singolare coincidenza, però, parte una strana lettera anonima, una delle tante che arriveranno al ministero e al Csm ogni qualvolta per Nicola Gratteri si affaccia l’ipotesi di un nuovo incarico. Le ultime sono “vecchie” appena di qualche settimana.
Nella lettera anonima, si asserisce che Delrio tiene troppo a Gratteri perché è stato Gratteri a occuparsi, bonificandole, delle indagini sul gemellaggio tra il Comune di Reggio Emilia e quello di Cutro. Peccato che Gratteri non solo non ha mai neanche sfiorato quelle indagini ma neppure poteva farlo, visto che era competente la Procura di Catanzaro.
Aveva visto bene il Corriere della Calabria quando, gennaio scorso, aveva denunciato le strane manovre contro i pezzi migliori della magistratura calabrese, in testa Nicola Gratteri (uno dei suoi figli proprio in terra sicula sarà oggetto di una grave intimidazione), con contorno di Mario Spagnuolo (aveva rifondato la Procura di Vibo e concluso indagini delicatissime anche sul fronte mafia-politica), Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni (loro le indagini sui colletti bianchi che scambiano voti e favori con le cosche di Cosenza e provincia). Tentativi di aperta delegittimazione al quale non erano estranei grembiulini di varia foggia, esponenti politici, giornalettucoli radiocomandati dalla politica, pezzi infedeli delle forze di polizia.
Oggi arrivano le eloquenti intercettazioni disposte dalla Procura di Potenza, a confermare le fibrillazioni nel “mondo di mezzo” davanti a qualsiasi ipotesi di maggiore spazio a quel senza-padrone di Gratteri. Come non rileggere, alla luce di queste fibrillazioni, le spaccature che la politica e le più alte istituzioni di questo Paese hanno sempre trovato quando c’era di mezzo Gratteri? Prima tra il nascente governo Renzi e il Quirinale: Matteo Renzi voleva Gratteri ministro, Giorgio Napolitano gli oppose un secco rifiuto. Poi all’interno del governo con Lotti, Delrio e Orlando che spingono per coinvolgere il magistrato calabrese nella stagione delle riforme e altri che si mobilitano per impedirlo.
Spaccatura anche in seno al Csm, dove la mancata adesione ad alcuna corrente dell’Associazione nazionale magistrati diventava un disvalore e dove, alla vigilia della scelta dei vertici delle procure di Milano e Catanzaro, arrivava l’apertura di un fascicolo su Gratteri per sue esternazioni non gradite al mondo dell’avvocatura.
Adesso, in queste ore tutti cercano Gratteri, vogliono un commento alle intercettazioni di Potenza. Ma è introvabile e resta in rigoroso “silenzio stampa”, le carte che arrivano da Potenza, del resto, renderebbero superfluo ogni suo commento.

Archivi