Sonia Alfano: “Se non mi è successo niente, è un miracolo. Questo è il Paese della scomparsa dei fatti”

di Paolo Borrometi – 5 ottobre 2014
“Io non smetterò mai di credere nello Stato, nelle Istituzioni e nella giustizia. Nel momento in cui finirò di credere sarà una sconfitta per me stessa ed una vittoria per altri. Ma il fatto che io mi sforzi di crederci non solleva altri dalle responsabilità. Io so solo che ho servito questo Paese e l’ha servito nella maniera più devastante possibile mio padre”. A parlare, in esclusiva, è Sonia Alfano, già deputato europeo che, solo da pochi giorni, ha scoperto di essere stata più volte citata nei colloqui fra Totò Riina ed Alberto Lorusso, nelle oramai famose ore d’aria dei due boss al 41 bis.
“E’ passato circa un anno e queste carte la Procura le ha. Come sia possibile che la Procura non abbia trasmesso il tutto alla Prefettura ed al Viminale per segnalare un evidente stato di pericolo, io ancora non riesco a comprenderlo. E’ avvenuto tutto al contrario, avevo letto qualche stralcio sui giornali ed ho compreso, parlando con alcuni giornalisti, che fossero erroneamente convinti si trattasse del Ministro Alfano. Bastava fare quattro conti sulle date per comprendere, infatti il Ministro ha parlato del Protocollo Farfalla per la prima volta a dicembre del 2013, mentre l’intercettazione è del 9 settembre”. Il suo nome e cognome, Sonia Alfano, ricorre circa sette otto volte – per esempio – in un rigo. “Non ci possono essere quindi margini di dubbio – commenta – sul destinatario, così come non ci possano essere libere interpretazioni. Dice chiaramente Riina, così come chiaramente Lorusso istiga Riina. Riina afferma “io le ho preparato i cioccolatini, il tempo è fatto” mentre Lorusso commenta “e ma la pelle
dell’orso non la vendere se prima non l’hai ammazzato”. Non sono lettere anonime ma sono minacce e segnali chiari per chi è fuori dal carcere. Se per un anno non è successo nulla a me, alla mia famiglia ed agli uomini della mia scorta, questo è solo un miracolo. Tutti devono assumersi le responsabilità”. Sonia Alfano, è da anni fortemente impegnata nella lotta alla mafia e nella ricerca della verità sull’omicidio del Padre, indimenticabile Beppe Alfano, avvenuto l’otto gennaio del 1993. Per la prima volta dopo 22 anni, ammette di aver paura. “Adesso si, dopo 22 anni si. Sia chiaro – commenta la Alfano -, io non faccio passi indietro, questa vicenda è strettamente legata alle indagini ed all’omicidio di mio padre. Nonostante ciò continuo a servire questo Paese come donna delle Istituzioni ma, per quanto mi riguarda, non è stato fatto tutto ciò che andava fatto ed è bene lo si faccia immediatamente perché quando le minacce toccano i magistrati si mettono giustamente in moto delle misure importanti, non capisco perché nel mio caso ci sia stata questa leggerezza, superficialità”. Sonia Alfano è stata la prima a parlare chiaramente del “Protocollo Farfalla” che oggi indigna pressoché tutti. Le chiediamo quale sia il reale obiettivo del Protocollo e se oggi sia ancora operativo. “Io ne parlo da due anni, spiegando chi siano gli interlocutori e quale sia l’obiettivo vero del protocollo, cioè quello di monitorare soggetti che sono al 41 bis e di intercettarne qualsiasi volontà, soprattutto se è quella di pentirsi, collaborare con lo Stato e fare arrivare qualsiasi informazione ai magistrati. Questo deve essere immediatamente intercettato ed evitato qualsiasi flusso di informazioni verso le Procure. Faccio un esempio, io andai a parlare con Provenzano, ci parlo da anni ed ogni volta Provenzano mi disse che non avesse nessuna intenzione di collaborare o di pentirsi. Poi arriva un momento in cui nel 2012 Provenzano per la prima volta mi disse, davanti alla mia richiesta ennesima di collaborare con lo Stato: “E’ fattibile?”. Dopo questa sua richiesta comincia una escalation di sfortuna di Bernardo Provenzano, cade, si fa male, diventa un vegetale. All’interno di questa escalation c’è un’altra mia visita nella quale lui mi dice: “Ma non possiamo parlare da soli?”. Ciò, ovviamente, riferendosi alla Polizia Penitenziaria. Può essere che si sia intercettata questa volontà di Provenzano di collaborare e gli abbiano fatto passare questa voglia? Mi pare proprio di sì. E c’è stato un altro episodio questa volta nei confronti di Graviano che è stato i più o meno simile e Graviano mi ha detto chiaramente che dopo aver parlato con me, è passato un anno prima che mi hanno rifatto parlare con me. “Perché – mi ha detto – dopo che ho parlato con lei, non mi fanno parlare col medico, non mi mandano il prete, non mi fanno leggere la posta. Aspetto dei libri da mia nipote e non me li hanno ancora fatti arrivare. Noi – sottolinea Sonia Alfano – non possiamo continuare a pensare che la mafia sia coppola, lupara, cicoria e via discorrendo, facciamo un errore stratosferico. La mafia, l’ala militare è stata utilizzata da livelli superiori di questo Paese, mi riferisco a servizi deviati per compiere determinate situazioni. Altrimenti avremmo tutti quanti chiaro su chi ha messo Lo Russo come dama di compagnia di Riina. Lo Russo è molto informato su quanto ho detto sul Protocollo Farfalla, così come è troppo informato in assoluto. Dopo il Protocollo Farfalla ne sono stati attivati altri. Il Protocollo Farfalla non è l’unico oggi ad essere in piedi, questo lo posso garantire. Io ho sempre chiesto di essere sentita a verbale. Addirittura venni mandata una raccomandata con ricevuta di ritorno all’allora Procuratore Messineo. Non mi venne data nessuna risposta”. La conclusione di Sonia Alfano sta tutta nella fotografia del Paese estremamente attuale e senza giri di parole. “Questo è il Paese della scomparsa dei fatti – conclude la Alfano -. Ritengo di essere molto vicino alla verità sull’omicidio di mio padre, sono anni che dico che oltre alla responsabilità di Cosa Nostra c’è soprattutto la responsabilità delle Istituzioni deviate. Ne ho le prove che ho fornito ai magistrati che si occupano del Processo Trattativa. Io parlo sempre con dati alla mano. quindi adesso è arrivato il momento che anche gli altri si assumano delle responsabilità, così come devono essere presi dei provvedimenti nei confronti del mio dispositivo di sicurezza”

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