Solo quando c’è un morto si mobilitano tutti i migliori apparati investigativi nel Lazio e ci si ricorda che esistono le mafie. Facendo finta di dimenticare che le mafie oggi sono anche – per non dire soprattutto – “altro”: capitali sporchi investiti nell’economia, corruzione e collusioni politiche, inquinamento dello stesso tessuto istituzionale. La verità è che tutte le scuse sono buone per limitarsi a combattere solo l’ala militare delle mafie, consentendo a quelle politiche ed economiche – le più insidiose e quelle che comandano effettivamente il mostro – di continuare a fare indisturbate i loro comodi. “Non è compito nostro – ci sentiamo rispondere da taluni dirigenti di commissariati e comandanti di stazioni dei carabinieri-indagare sulle attività economiche dei mafiosi. Spetta alla Guardia di Finanza ed ai Corpi speciali”. Poi ci si accorge che ad indagare come si dovrebbe non c’è proprio nessuno. E che qualcuno che c’era, è stato inspiegabilmente spostato ad altre mansioni. Abbiamo centinaia di uomini e donne, per non dire migliaia, impegnati a combattere solamente la criminalità comune, con i risultati che stanno poi sotto gli occhi di tutti… , con i mafiosi che fra poco ci cacceranno perfino dalle nostre abitazioni dopo che se le saranno comprate. Sono anni che stiamo dicendo che il problema dei problemi nel Lazio sul piano della lotta alle mafie è rappresentato dalla magistratura e dalle forze dell’ordine locali, fatta qualche rara eccezione. Non si indaga come sarebbe necessario e si mantiene un profilo molto basso e ci meravigliamo che a Roma nessuno finora abbia ritenuto di intervenire per sanare questa piaga. Si sta nei fatti regalando alle mafie la regione dove è ubicata la Capitale del Paese. Questa è la verità che nessuno vuole ammettere, a cominciare dalla classe politica di destra, di sinistra, di centro e così via.

Articolo tratto da latina oggi – leggi l’articolo

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