Situazione Giustizia e criminalità organizzata nel Lazio con particolare riferimento alla provincia di Latina

Roma, 26 ottobre 2004

On Presidente della Repubblica
Roma

On Ministro degli Interni
Roma

On. Ministro della Giustizia
Roma

On. Vice Presidente C. S. M.
Roma

On. Presidente Commissione Parlamentare
Antimafia – Roma

Alla Direzione Nazionale Antimafia
Roma

Alla Direzione Investigativa Antimafia
Roma

Alla Direzione Distrettuale Antimafia
Roma

Al Capo della Polizia di Stato
Roma

Al Procuratore Capo della Repubblica
Latina

Alla Fondazione “A. Caponnetto”
Firenze

All’Associazione Nazionale “LIBERA”
Roma

OGGETTO: Situazione Giustizia e criminalità organizzata nel Lazio con particolare riferimento alla provincia di Latina.

A distanza di ben 12 anni dalla data di approvazione della legge sul sequestro dei beni mafiosi, finalmente anche in provincia di Latina si è cominciato ad applicarla.

Dobbiamo gioire, alla stregua di tutti quei mandarini di corte che si sono finora affannati a negare l’esistenza della mafia sul territorio pontino?

La mafia esiste in provincia di Latina -e nel Lazio – da almeno 20 anni. Essa opera, investe i suoi immensi capitali comprando terreni, ville, alberghi, stabilimenti industriali, esercizi commerciali, stabilimenti balneari; costruendo palazzi; commerciando automobili, droga, armi, prodotti ortofrutticoli e quant’altro; entrando nelle banche, negli istituti finanziari, nei consigli comunali, provinciali, regionale e nelle istituzioni.

Sono anni che stiamo chiedendo con insistenza – e finora inascoltati – di verificare l’eventuale presenza nelle, specificate assisi, di persone legate direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata o, comunque con conti in sospeso con la giustizia. Qualche segnale al riguardo c’è, soprattutto per quanto riguarda alcuni comuni (Gaeta, Fondi, Nettuno, ecc).

Perché non lo si è fatto? Che cosa si aspetta a farlo?

Sono stati indagati, ad esempio, quegli amministratori pubblici che autorizzarono i cosiddetti “cavalieri dell’apocalisse” di Catania a realizzare due grattacieli in via Ufente a Latina ed i lavori del nuovo ospedale di Terracina? Ed i politici nominati da”l’Espresso” e da “Limes” per quanto riguarda i lavori nel porto di Gaeta (si è parlato anche di quello di Terracina)? E quelli che hanno autorizzato la trasformazione da agricolo in edificabile del terreno acquistato a Priverno dal trafficante arrestato di recente dalla Guardia di Finanza di Latina su segnalazione di quella operante al confine con la Slovenia? E quelli che sono nominati nelle interrogazioni parlamentari fatte dagli onn. Leoni, Rugghia, Vendola, Bonadonna ed altri per quanto riguarda i comuni di Anzio, Nettuno, ecc.? Ed i consiglieri comunali di Gaeta che hanno ricevuto pallottole, e l’altro coinvolto nella controversia giudiziaria insorta fra certa società IMPEX ed una tipografia cittadina?

Ed infine, quelli coinvolti nell’attentato con bomba, avvenuto qualche mese fa a Maranola di Formia?

Su tali argomenti attendiamo risposte precise dai ministri degli Interni e della Giustizia.

Attendiamo anche di conoscere se risponde a verità la notizia di un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Perugia, a carico del Presidente del Tribunale di Latina per un grave reato e, inoltre, se sia fondata o meno quella che riguarderebbe il ritrovamento a Fondi, nel garage di una appartenente al clan Tripodo di un’auto di servizio di un importante Ufficio della Regione Lazio.

Sono ormai anni che le vecchie Commissioni parlamentari Antimafia, la DNA, la DDA, la DIA, Procuratori della Repubblica del livello del dott. Secchione, denunciano la presenza massiccia ed asfissiante delle mafie nel Lazio in generale ed in particolare nel sud della Regione (Latina e Frosinone) nonché nelle zone del litorale. Sono anni che organi di stampa prestigiosi (“Corriere della Sera”, “Repubblica”, “Espresso”, “Limes”, “Avvenire”, ecc) ditano circostanze, fatti, noni di persone legate ai clan operanti sul nostro territorio; sono anni che si attende di conoscere movente, mandanti ed esecutori di numerosi omicidi in odor di mafia (ricordiamo solamente quelli di Don Bruschin, parroco di Borgo Montello e dell’avv. Di Maio di Aprilia); sono anni che le Procure di Roma, Napoli e Santa Maria Capua Vetere sequestrano in provincia di Latina beni alle mafie.

Eppure, nonostante tutto questo, sentiamo affermare che, al contrario, gli organi giudiziari di Latina non hanno emesso finora alcuna sentenza per reati di stampo mafioso e non hanno sequestrato alcun bene mafioso.

In provincia di Latina – ed anche in quella di Frosinone, particolarmente nel Cassinate – si è determinata una situazione veramente allarmante: ci chiediamo per quale motivo si è arrivati a questo punto e come mai le istituzioni, su questi gravi problemi, non hanno funzionato.

La Mafia SpA è impresa. Ed è sul piano economico che essa va combattuta.

Si continua parlare di “poliziotti e carabinieri di quartiere”, di videosorveglianza ed altre amenità. Sono, queste, letture minimaliste del “fenomeno mafia” che possono portare, fra non molto, la nostra economia “tutta” in mano ai mafiosi.

Già oggi le mafie sono padrone di fette consistenti dell’economia e questo nel silenzio generale di istituzioni, sindacati, Scuola, Chiesa e delle altre agenzie educat6ive, oltreché dei cittadini e di tanta stampa. Le mafie hanno alleati nelle amministrazioni comunali (si prenda, ad esempio, tutto il settore della raccolta e della gestione dei rifiuti urbani, caso più recente quello di Civitacastellana).

Siamo pertanto rimasti costernati, alcuni giorni fa, nel leggere sui quotidiani le dichiarazioni congiunte dei sindaci di Anzio e Nettuno sul fatto che non esistono, in quei comuni, contiguità fra elementi malavitosi ed esponenti politici, esponendo, citandone il nome, l’amico Eduardo Levantini del coordinamento antimafia Anzio e Nettuno (che denuncia da tempo tali collusioni) ai rischi che tutti possiamo immaginare. Se le dichiarazioni dei due sindaci rispondono a verità allora come mai i parlamentari promotori delle interrogazioni hanno messo in ballo la loro credibilità affermando il contrario? Chi dice il falso?

Perché il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, on Centaro si disinteressa del problema della criminalità nel Lazio?

Abbiamo chiesto da molti anni l’apertura di una sezione staccata della DIA a Latina o a Frosinone. Oggi aggiungiamo la richiesta dell’apertura di due sezioni del GICO e del ROS, oltreché del distaccamento della Procura della Repubblica di Latina presso il Tribunale di Gaeta per la vastità del territorio da gestire.

In conclusione, riservandoci di rimettere appena possibile alla DNA, alla DDA ed alla DIA un rapporto riservato relativo ad alcuni casi specifici, intendiamo fare alcune considerazioni in ordine all’iniziativa assunta dal Procuratore Capo della Repubblica di Latina con una nota ai Sindaci della provincia con oggetto: “demolizioni costruzioni abusive. Sentenza Corte Costituzionale n. 196/2004”

La provincia di Latina è ormai devastata da un processo di cementificazione selvaggia che va avanti da decenni: Minturno, Formia, Gaeta, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia, Ventotene, la stessa Latina rappresentano il simbolo dell’illegalità sul piano delle politiche urbanistiche, come denunciato anche da Legambiente; Ci vogliamo ancora illudere che gli amministratori di quei comuni possano o vogliano intervenire oggi, dopo decenni di disattenzione?

Comprendiamo il senso e il fine della nota del Dr. Mancini, ma non ci facciamo illusioni circa il buon esito di essa per quanto riguarda il comportamento conseguente dei Sindaci cui essa è stata inviata.

Dovrà essere, pertanto la Procura della Repubblica a dare esecuzione alle sentenze di condanna recanti l’ordine di demolizione delle costruzioni abusive.

LA SEGRETERIA
Associazione “Antonino Caponnetto”

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