Sistema Montante, “soldi di Banca Nuova per pagare 007 e spie dei servizi segreti”

Il Fatto Quotidiano, MERCOLEDÌ 20 MARZO 2019

Sistema Montante, “soldi di Banca Nuova per pagare 007 e spie dei servizi segreti”

La relazione della Commissione di Claudio Fava sull’ex paladino dell’Antimafia

GIUSEPPE PIPITONE

I SERVIZI SEGRETI volevano piazzare la loro base in Sicilia nella sede di Banca Nuova a Palermo. E i rapporti con l’istituto di credito servivano all’intelligence anche per gestire la cosiddetta “cravatta ”: cioè l’indennità con cui ricompensare sia gli 007 interni che gli informatori esterni. Lo sostiene la commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana nella relazione sul sistema Montante. L’or – gano guidato da Claudio Fava non ha gli stessi poteri d’indagine dell’Antimafia nazionale, ma con le sue audizioni ha ricostruito il reticolo d’interessi dell’ex paladino dell’Antimafia, finito a processo a Caltanissetta per corruzione. Per la commissione di Fava, quella dell’ex presidente di Confindustria Sicilia è stata una “lunga stagione di anarchia istituzionale”, segnata da una “promiscuità malata fra interessi pubblici e privati. Un sistema in cui l’antimafia veniva “agitata come una scimitarra per tagliare teste disobbedienti e adoperata come salvacondotto per se stessi attraverso un sillogismo furbo e falso: chi era contro di loro, era per ciò stesso complice di Cosa nostra”. Seguendo questa pista la commissione s’i m b a t te in Banca Nuova. Un po’ come era successo a Re – por t, che aveva raccolto le confidenze di un ex manager dell’istituto, costola siciliana della Popolare di Vicenza di Gianni Zonin. “La banca è stata una vera e propria creazione dei servizi. La fa Zonin, ma la pensano i servizi: cioè Pollari, poi Giorgio Piccirillo direttore dell’Aisi e dopo di lui il generale Arturo Esposito. Erano amici della banca, avevano i conti da noi, ma poi appoggiavano Montante. Tanto che Esposito è indagato con lui”. Quella versione verrà smentita solo da Pollari, ma ora trova riscontro nel lavoro di Fava, costretto a secretare alcuni verbali. “Emerge la concreta ipotesi che i servizi volessero allocare presso la sede di Banca Nuova la propria sede palermitana. Il rapporto tra l’istituto di credito e l’intelligence avrebbe avuto come scopo anche la gestione della cosiddetta ‘c rava t t a ’: in gergo, l’argent de poche che i vertici dei servizi gestiscono per remunerare sia soggetti interni che soggetti collaboranti esterni. Fondi per consuetudine molto consistenti”, scrive nella sua relazione il presidente dell’Antimafia. Al quale interessa soprattutto un passaggio: come mai Banca Nuova diventa tesoriere dell’A ss e m b l e a della Regione? La prima gara è del 2009 e partecipano due istituti; alla seconda nel 2014 si presenta solo Banca Nuova. “Si tratta dell’Ars, è normale che si presenti una sola banca?”, ha chiesto Fava a Gaetano Armao, assessore all’Economia. Che risponde: “Il tema sono le intese prima della gara”. A spingere per Banca Nuova è anche Marco Venturi, ex assessore voluto da Montante e poi suo grande accusatore. “Mi scrisse: ‘È una competenza gestionale, non c’è bisogno di parere; adotta l’a t to’. Adotta l’atto significa fare l’atto di proroga. Banca Nuova aveva gestito qualcosa come 300 milioni di euro, quindi, gli interessi erano forti”, ha raccontato Rosolino Greco, dirigente generale della Regione. Dove il collegamento tra Banca Nuova e l’intel – ligence sembra essere noto da tempo. “Che ci fosse questa connessione con i servizi, personalmente, io lo so dal 2013”, ha detto Armao.

 

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