Sindaco anticlan, indagine sulla sfiducia e le minacce a Brusciano

Il Mattino

Sindaco anticlan, indagine sulla sfiducia e le minacce a Brusciano

Domenica 7 Marzo 2021 di Carmen Fusco

I sequestri di droga e di armi lì, nella 219 di Brusciano, sono il pane quotidiano delle forze dell’ordine. In questo contesto è maturato pure un sequestro lampo finito con l’arresto di due pregiudicati che avevano legato con nastri d’imballaggio un giovane, chiuso per alcune ore dentro un scantinato. Lo stesso nel quale i carabinieri durante la perquisizione trovarono una mitraglietta. Ed è in questo clima di emergenza sociale, reso ancora più incandescente dalla pandemia che semina disperazione e rabbia, che è scoppiato anche il caso Brusciano: quello delle dimissioni congiunte di 14 consiglieri comunali su 16 che hanno mandato a casa Giuseppe Montanile, il sindaco che da qualche giorno era diventato destinatario di una misura di vigilanza disposta dal prefetto Valentini per via delle minacce ricevute e da lui stesso riferite al rappresentante del Governo. Altra carne a cuocere, altro spunto per nuove indagini giudiziarie? Le bocche sono cucite, ma i carabinieri hanno acceso un faro sulla vicenda e non è difficile immaginare l’interesse della magistratura a chiarire i contorni del caso, che continua ad essere seguito da vicino dallo stesso prefetto. Insomma, anche se i dimissionari hanno ribadito anche ieri che la loro scelta è stata tutta politica, parlando di «manifesta incapacità di realizzare gli obiettivi programmatici di mandato» e sottolineando che «il contrasto all’illegalità e alle condotte malavitose» è affidato «ad altri organi, la magistratura e le forze dell’ordine», la tensione non si abbassa e quello che è accaduto a Brusciano potrebbe spianare, attraverso un’istruttoria del Viminale, anche la strada all’arrivo di una commissione d’accesso.

Al momento una cosa è certa: le minacce che l’ormai ex primo cittadino Giuseppe Montanile ha ricevuto durante il suo breve mandato (poco più di due anni) allungano la lista degli atti intimidatori ricevuti dagli amministratori comunali. Il conto lo tiene il ministero dell’Interno che ha istituito un osservatorio ad hoc. L’ultimo report risale all’anno appena trascorso e il bilancio tracciato presenta un saldo negativo per la legalità. Nei primi sei mesi del 2020 gli episodi di minacce sono stati complessivamente 319 e nella classifica delle regioni la Campania con 33 casi denunciati si è posta al terzo posto dopo Puglia e Lombardia. Tra i bersagli preferiti soprattutto i sindaci, seguiti da consiglieri comunali ed assessori. Variegate per movente e matrice le tipologie di atti intimidatori. La criminalità c’entra ma spesso sono anche i cittadini esasperati a lanciarsi in invettive che, nell’era del 4.0, spesso arrivano ai destinatari attraverso i social media network. Lo spiega bene Vincenzo Cuomo, il sindaco di Portici che rappresenta l’Anci al tavolo dell’Osservatorio regionale sulle minacce ai sindaci. «Ci sono due livelli: l’intimidazione semplice e quella qualificata, la minaccia che ti arriva su Fb e la busta con il proiettile. Ovviamente a diverso strumento corrisponde diverso interesse. La pandemia – spiega – ha alimentato la tensione sociale , arrivando ad aumentare del 50% la pressione nei confronti dei sindaci che, ovviamente, fanno da parafulmine rispetto ai disagi dei cittadini. L’altro giorno ho dovuto denunciare una persona – racconta Cuomo – che se la prendeva con me perché è stato autorizzato il Festival di Sanremo mentre lui a Natale non è riuscito a vendere fuochi d’artificio. Era di Villaricca. Ma poi c’è la minaccia professionale che arriva quando si toccano interessi particolari. E questi sono i casi in cui intorno agli amministratori pubblici bisogna fare quadrato».

Quello che è accaduto nello ultime ore a Montanile è dunque la punta di un iceberg dalle proporzioni preoccupanti. Dall’inizio dell’anno ad oggi la cronaca ha già raccontato numerosi episodi: è il caso del sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto che su Facebook si è visto augurare la morte per sè ed i suoi figli, pare da un cittadino che non ha ricevuto gli aiuti disposti per l’emergenza Covid. Stessa sorte per il sindaco di Pomigliano d’Arco Gianluca Del Mastro al quale è stata recapitata una busta con un proiettile accompagnata da messaggi intimidatori: dietro, come egli stesso ha denunciato in Consiglio comunale, ci sarebbero i «pirati» della cementificazione abusiva contro i quali ha da mesi volto la sua attenzione. La catena oggi si ferma con Montanile al quale qualcuno, come lui stesso ha dichiarato, ha augurato di fare la fine dei topi. Morte per avvelenamento. Ma oggi ad essere avvelenato è il clima di un paese rimasto senza sindaco dopo appena due anni. 

 

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