SICILIA – Un sistema di potere parallelo

Un sistema di potere parallelo

di Claudio Fava

14 Maggio 2020

Chi governa sul destino dei rifiuti in Sicilia? Chi ne trae profitto, forza economica, carburante elettorale? E dove si formano davvero le decisioni? In quali gironi minori della burocrazia? In quali recessi proibiti dei Palazzi?

L’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della Commissione antimafia siciliana s’era data questo obiettivo, ambizioso ma necessario. In poche parole, si trattava di ricostruire i meccanismi che hanno reso per vent’anni il business della spazzatura l’affare più lucroso della Sicilia.

A partire dalla stagione di Totò Cuffaro e dei quattro giganteschi termovalorizzatori assegnati ad altrettante cordate di imprenditori con una gara d’appalto, scriveranno i giudici, “scritta materialmente a tavolino”. Per capirci, la possibilità che arrivassero quattro offerte così complementari e compatibili tra loro (i comuni prescelti, i terreni localizzati, gli atti notarili…) era una su quasi un miliardo: più facile vincere l’enalotto, una possibilità su seicento milioni!

Appalti poi bloccati dall’intervento della Corte europea di giustizia, dei Tribunali amministrativi e della Procura di Palermo. E si apre il capitolo delle discariche private, le più grandi a sud di Roma, destinate a stoccare il 90% dei rifiuti prodotti in Sicilia.

Un affare (e un costo) da dieci miliardi di euro in dieci anni. Con quei denari si sarebbe potuto allestire il sistema di smaltimento più avanzato e virtuoso d’Italia, con raccolta differenziata secondo norma di legge, impianti (pubblici) di compostaggio e di lavorazione dell’umido, riciclo e recupero, per conferire in discarica al massimo il 10% dei rifiuti. Con un enorme risparmio di denari e di salute ambientale.

Invece le discariche private sono rimaste il perno del sistema, grazie alla compiacenza d’una politica regionale e d’una burocrazia che hanno accompagnato a buon fine tutte le richieste di autorizzazione per nuovi impianti. Negli anni furenti dei governi Lombardo in pochi mesi vengono autorizzati ampliamenti delle discariche private fino a una capienza di 7 milioni di tonnellate!

Com’è potuto accadere? Firmette, ci ha spiegato uno dei dirigenti generali ascoltati in commissione: l’esito di quelle autorizzazioni era già scritto, agli alti burocrati e agli assessori toccava spesso solo il compito di apporre la loro “firmetta”. Le decisioni erano state assunte altrove, ben lontano dai luoghi istituzionali di governo e d’amministrazione.

La relazione, in sei mesi di lavoro e dopo più di cinquanta audizioni, ha provato a ricostruire il reticolo di interferenze private e servitù pubbliche che hanno consentito a questo sistema malato di superare indenne le inchieste penali, i processi per corruzione, le devastazioni ambientali, la battaglia civile di molti comitati spontanei sorti in Sicilia.

Un sistema di potere parallelo, spesso riconducibile agli stessi protagonisti di un’altra vicenda raccontata lo scorso anno da una relazione di questa Commissione: quel “sistema Montante” su cui si cerca ancora un supplemento di verità che non si limiti alle sentenze della magistratura.

Claudio Fava è il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia siciliana che ha avviato l’inchiesta sul business dei rifiuti nell’isola scoprendo lo “scioglimento” pilotato di alcuni Comuni

fonte:https://mafie.blogautore.repubblica.it/


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