Sicilia, 14 anni al paladino antimafia

Il Mattino, Sabato 11 Maggio 2019

Sicilia, 14 anni al paladino antimafia

ROMA La parabola di Antonello Montante, falso eroe dell’antimafia e simbolo di un sistema che ha fallito, si è chiusa ieri in un’aula gup del Tribunale di Clatanissetta: quattordici anni di carcere con abbreviato. Ossia con lo sconto di un terzo della pena, concesso per la scelta del rito alternativo. La sentenza del giudice Graziella Luparello ha superato di tre anni e sei mesi la richiesta che la procura aveva sollecitato nei confronti dell’ex presidente di Sicindustria, produttore di ammortizzatori venduti in tutto il mondo, inventore di biciclette di lusso, ossequiato in tutti i salotti imprenditoriali e politici (da Sinistra a Destra) in nome di quel ruolo che si era ritagliato ad arte fino a diventare responsabile legalità di Confindustria nazionale. L’ex presidente di Unioncamere Sicilia e della Camera di commercio nissena era accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico.

IL SISTEMA

Aveva creato un «Sistema» che portava il suo nome, come sostenuto dalla procura e riconosciuto ieri dal giudice: una rete di spionaggio e una raccolta ossessiva di informazioni, utilizzate per salvaguardare se stesso e colpire gli avversari. Strumenti che, come ha scritto nella relazione sul caso la commissione regionale Antimafia, gli avevano dato la possibilità di essere la testa di un «governo parallelo» in Sicilia. L’imputato, simbolo di una lotta alla criminalità più di maniera che di sostanza, è rimasto sbigottito quando uno dei suoi legali gli ha comunicato l’esito del processo: «Quattordici anni? Ma è più di quello che ha chiesto la Procura». La maxi inchiesta, che ieri ha portato alla condanna anche di ufficiali della Finanza e dirigenti di polizia – altri 13 imputati hanno scelto il rito ordinario – nei prossimo giorni potrebbe riservare nuove sorprese. Nel processo con rito abbreviato erano imputati anche alcuni dei componenti di quella rete di favoreggiatori e «spie» che hanno reso Montante potente. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, al favoreggiamento. Sono stati condannati il colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta – tre anni (chiesti 4 anni e 6 mesi) – il sostituto commissario Marco De Angelis, a 4 anni (chiesti 6 anni e 11 mesi), il capo della security di Confindustria Diego Di Simone, a 6 anni e 4 mesi (chiesti 7 anni, 1 mese e 10 giorni). Il questore Andrea Grassi è stato assolto da due capi d’imputazione, ma condannato a un anno e 4 mesi per un’altra contestazione (chiesti 2 anni e 8 mesi). È stato invece assolto il dirigente regionale Alessandro Ferrara. Tra gli imputati che hanno optato per il rito ordinario ci sono l’ex presidente del Senato, Renato Schifani, l’ex capo dei servizi segreti, Arturo Esposito, e il tributarista Angelo Cuva. «Il sistema Montante c’è – ha commentato dopo la sentenza il procuratore capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone – Il dispositivo dà conto della fondatezza dell’accusa e dello straordinario lavoro che l’ufficio ha svolto in questi anni, e fa giustizia per alcune affermazioni fatte durante il processo». Giuseppe Panepinto, legale di Montante insieme all’avvocato Carlo Taormina, ha invece affermato: «Ci aspettavamo viste le premesse una condanna, ma non così pesante. Leggeremo le motivazioni. Tenete conto che una condanna in abbreviato a 14 anni prevede una pena base di 21 anni: siamo quasi all’omicidio». L’avvocato ha annunciato l’appello.

Val.Err

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