Sibillo, l’avvocato del boss: «Rischioso toccare l’altarino a Napoli»

Il Mattino

Sibillo, l’avvocato del boss: «Rischioso toccare l’altarino a Napoli»

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Valentino Di Giacomo

«Non so nemmeno immaginare che cosa potrebbe succedere se ci fosse la rimozione forzata di questa edicola votiva. Penso che la famiglia si opporrà in tutti i modi anche perché è una costruzione in un’area privata». Rolando Iorio, avvocato della madre del baby-boss della “Paranza dei bambini” – 19enne ucciso nel 2015 – entra a gamba tesa nel dibattito sui murales e altarini dedicati a personaggi criminali, un tema sul quale è alta da tempo l’attenzione del Mattino che ha documentato anche la cappella votiva costruita all’ingresso del cortile per Sibillo al cui interno c’è persino una statua in gesso che ricalca il volto del baby-boss. Il legale della famiglia Sibillo ha rilasciato queste dichiarazioni in tv, intervistato a Otto Channel. Parole che non sono sfuggite al consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che da mesi sta combattendo una dura battaglia sugli altarini della camorra. «Se non ci si decide ad intervenire – ha detto il consigliere di Europa Verde, stigmatizzando le parole di Iorio – la mentalità criminale schiaccerà la città. Ora bisogna rimuovere murales ed altarini della camorra». 

«Nessuno – spiega l’avvocato Iorio, raggiunto dal Mattino – ha chiesto fino ad ora la rimozione della cappella per Emanuele Sibillo. La mia frase è stata mal colta, volevo solo dire che di sicuro la famiglia se ne dispiacerà». L’altarino per Sibillo sorge in via San Filippo e Giacomo a Forcella nel palazzo dove vive la famiglia, ma l’avvocato ritiene non rappresenti un problema. «Un conto è un murale disegnato su una strada pubblica – dice – un altro è un altarino all’interno del cortile di un palazzo privato perché non obbliga nessuno a vederlo». Iorio cerca così di rovesciare il dibattito: «Bisognerebbe chiedersi – spiega l’avvocato – come mai tanti ragazzini di 13 o 14 anni scrivono sui muri il nome di Sibillo oppure perché proprio quell’altarino è stato arricchito da regali, disegni, la statua in gesso per ricordarlo». Secondo Iorio quell’altarino di Sibillo è voluto dall’intero condominio dove abita la famiglia del baby-boss. «Io credo – continua l’avvocato – che bisognerebbe pensarci bene prima di compiere azioni simili, magari può succedere che si rimuove l’altarino e ne spuntano altri 50 perché è un fenomeno popolare». Iorio non giustifica, ma comprende quei sentimenti. «Queste forme non sono un omaggio e non credo siano un disvalore – spiega – ma solo il ricordo di una persona a cui si è voluto bene». Importa meno, insomma, se quella persona non può essere certamente un esempio per la comunità e soprattutto per i più giovani o che, comunque, anche in un cortile privato bisognerebbe appurare se l’edificazione di una cappella è avvenuta chiedendo le dovute autorizzazioni. «Un conto – dice Iorio – è il discorso morale, un altro quello procedurale, eventualmente la famiglia si avvarrà di un legale per farsi tutelare». 

«A Napoli – ha risposto Borrelli – ci sono circa 500 edicole votive e 100 murales censiti dedicati a personaggi legati al mondo della camorra e dalla criminalità. C’è una parte della popolazione che osteggia le istituzioni e lo Stato ed idolatra criminali e camorristi, c’è una visione assolutamente distorta, capovolta, della realtà».  

 

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