“Siamo la famiglia più potente di Reggio”. I De Stefano chiedono il pizzo anche tra i banchi del Duomo

Siamo la famiglia più potente di Reggio”. I De Stefano chiedono il pizzo anche tra i banchi del Duomo

di Claudio Cordova – Il cliché è ormai quello consolidato. Mostrarsi educati, gentili, rassicuranti all’inizio, salvo poi ricorrere, ove necessario, alla prevaricazione e al terrore. La cosca De Stefano di Reggio Calabria, in questo senso, ha da “insegnare”. L’atteggiamento degli uomini del potente casato di Archi è raccontato dall’imprenditore Francesco Siclari, ai vertici provinciali della Associazione Nazionale Costruttori Edili: dalle sue dichiarazioni ai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto nasce l’inchiesta “Nuovo Corso”, che ha portato all’arresto di cinque esponenti di spicco degli arcoti, tra cui il boss Paolo Rosario De Stefano.

 

Il racconto di Siclari rimanda agli anni scorsi, quando, con la sua impresa, si aggiudicherà i lavori di rifacimento del Corso Garibaldi e di Piazza Duomo. Siclari ripercorre i primi abboccamenti, avuti con l’ex compagno di scuola, Andrea Giungo, e poi proseguiti con vari esponenti della cosca, per via delle cicliche detenzioni che colpivano gli affiliati.

 

Il primo impatto è, quindi, con Giungo, che gira al largo nel discorso, parla del più e del meno, si mostra gentile e affabile, rivanga i vecchi tempi. Ma, poi, va al punto: “Un certo punto dopo un po’ di tempo mi dice: sai io rappresento la famiglia De Stefano… io sono caduto dalle nuvole giuro perché non avevo mai associato la figura che potesse diventare un elemento … perché me Io ricordo da ragazzino anzi un po’ babbasone come diciamo noi ecco, ho detto ah ok, se tu hai bisogno qualunque cosa noi la famiglia siamo la famiglia più potente di Reggio, le solite frasi… (..)mi ha detto che lui era in grado che lui rappresentava la famiglia e che lui …( ..) la famiglia De Stefano che è la famiglia più potente di Reggio che loro comandano tutto che loro sono in grado di gestire tutto se io avevo bisogno di qualunque cosa dalla ionica alla tirrenica che la famiglia era in grado di intervenire su tutto” racconta Siclari.

 

Ma le vere e concrete richieste arrivano con riferimento al cantiere del Corso Garibaldi.

 

Ancora dal racconto dell’imprenditore Siclari: “insomma passa un po’ di tempo e si ripresenta da solo questa volta anzi no da solo scusi è venuto con un signore con una motocicletta … (..) Giungo. Con un signore con la motocicletta, una moto di colore verde. Sto ragazzo un po’ più giovane o comunque più o meno coetaneo una quarantina, quarantadue, quarantatre anni, che sono in grado di riconoscere eventualmente perché poi vi spiego perché poi lui le volte successive dopo che è arrestato Giungo veniva lui, dice Francesco sta cosa la dobbiamo chiudere noi ti portiamo rispetto perché noi ti trattiamo meglio chiunque viene noi ti sta cosa la possiamo chiudere al 2%. Ho detto guarda il 2% sono 80.000,00 euro, sai quanto sono 80.000,00 euro? Già il lavoro è scannato, già il lavoro è quello che è e comunque devi darmi tempo devo parlare con il mio socio. «Quindi prendevo tempo ancora (..) 80.000,00 perché il lavoro era 4.000.000,00 di estro quindi loro mi hanno fatto il conto matematico, oh? 4×2 8, 80.000,00 euro”.

 

 

Il 2%, 80mila euro. Ecco la richiesta estorsiva, precisa, per l’imprenditore che opera nel centro storico cittadino, storicamente ad appannaggio proprio dei De Stefano. Gli affiliati avrebbero insistito, arrivando anche a chiedere la riscossione della tangente all’interno della Cattedrale di Reggio Calabria: “… passa ancora tempo Io incrocio vicino al Duomo e mi dice di entrare dentro la Chiesa la Cattedrale … con questo con sta motocicletta mi affiancano sulla via San Francesco Da Paola e mi dicono di fermarmi e mi fa segno che devo entrare dentro la cosa … entriamo dentro la Cattedra/e, ci sediamo in un banco, io terrorizzato perché ho … da cominciavo a capire la pericolosità del soggetto è chiaro perché inizialmente io l’avevo … la prima volta che l’avevo visto avevo visto un ragazzo che ci eravamo conosciuti da raga.,,Ti e quindi vedevo un amico per me ecco non vedevo il soggetto perché lui poi il suo linguaggio poi è cambiato non era il linguaggio di quando ci siamo incontrati la prima volta era il linguaggio di un mafioso ecco. Ho detto Andrea se così mi dite va bene il mio socio mi ha dato disponibilità vediamo chiudiamo sta cosa”.

 

Poi, Giungo viene tratto in arresto. Ma questo non allenta la morsa su Siclari, che continua a interfacciarsi con soggetti della cosca De Stefano. Si tratta di affiliati che fanno capo a Paolo Rosario De Stefano, già Caponera. Questi, figlio fuori dal letto nuziale del boss defunto Giorgio De Stefano, fu riconosciuto De Stefano da Orazio. Da sempre rappresenta una delle anime del casato di Archi, ritenuto più ammiccante verso l’ala dei Tegano, rispetto alla linea di Giuseppe De Stefano, altro boss in 41bis. Ancora dal racconto di Siclari: Andiamo avanti a un certo punto esce di ,galera Giungo, esce di galera Giungo io lo leggo dai giornali, a un certo punto un giorno intanto lavoravamo a Piazza Duomo nel frattempo avevamo iniziato il lavoro di Piazza Duomo … ah nella prima trattativa nella prima cosa io nel frattempo mi ero aggiudicato anche Piazza Duomo, attenzione, e lui mi ha detto va bene Piazza Duomo dato che sei solo eventualmente vediamo di farti un trattamento particolare, ok? Però di Piazza Duomo non se ne era parlato”.

 

Anche con riferimento ai lavori di Piazza Duomo, quindi, il copione non cambia: “Quando nel 2016 lui esce, un giorno viene, io ero davanti alla recinzione …(..) a Piazza Duomo, si avvicina un ragazzo e mi dice di entrare dentro la Cattedrale che c’era Andrea che mi aspettava, e io entro dentro la Cattedrale … (.J Quindi questo viene entro dentro la Cattedrale… (…) nel 2016, a un certo punto mi dice che lui aveva saputo che avevo avuto dei furti, che ho avuto danneggiamenti, che avevo avuto i/ furto dell’escavatore, due furti in deposito …( ..) a Piazza Duomo mi hanno rubato l’escavatore, a Piazza Duomo. Abbiamo avuto due furti a distanza… allora l’escavatore mi è stato rubato l’11 di giugno 2015, il furto in cantiere il 18 di giugno a distanza di una settimana, a distanza di un mese ancora un altro furto in deposito da me, ok? Quindi tutta una serie di eventi uno dopo l’altro. E mi dice sai ho saputo tutto quello che è successo tutte ste cose qua … dice sai però c’è il sosp… so che tu stai facendo man mano il tuo dovere, così detta la frase, il tuo dovere”.

 

Ancora una volta, i destefaniani usano i banchi della Cattedrale per parlare a quattr’occhi con Siclari e per avanzare le proprie illecite richieste. Ma l’episodio più inquietante deve ancora arrivate. Siamo nell’autunno del 2016 e Siclari, mentre era a bordo del suo ciclomotore — viene raggiunto da una moto di grossa cilindrata con in sella Giungo ed un altro individuo. L’imprenditore, sia pure a malincuore, è costretto a seguire i due centauri e, giunto nei pressi della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, era stato fatto salire a bordo di un’autovettura Citroen C3 grigia. Il conducente del veicolo era un giovane con i capelli e la barba rossi che, senza proferire parola, lo aveva condotto sino ad un’abitazione della zona di via Marconi, ove la cosca aveva organizzato un incontro riservato per indurlo a sottomettersi ai suoi “desiderata”. 

 

“A un certo punto un giorno mentre io ero … stavo facendo la strada de/Policlinico con un motorino 50, del figlio della mia compagna, mentre stavo in strada mi affiancano con sta motocicletta uno in moto e lui dietro, Giungo, io col motorino 50 questo con sta moto di grossa cilindrata… (..)2016 (..)era sicuramente autunno, era …( ..) ecco più o meno poteva essere… non era estate piena ecco. A un certo punto mi dice, mi affianca questa motocicletta e mi ha detto di seguirli, e ho detto scusate dove, no ci devi seguire. Io giustamente impaurito ho detto qua mi sparano ora, e mi fanno… li seguo questo avanti con la motocicletta io con sto motorino 50 e mi portano vicino all’Università … Architettura”. Poi l’imprenditore viene obbligato ad abbandonare il proprio motorino: “Salgo su questa macchina, c’era una Citroen grigia, C3 doveva essere alla guida c’era un ragazzo giovanissimo forse 25 anni, capelli rossi, barbetta rossa… loro se ne vanno e sto ragazzo comincia a camminare, e questo ragazzo non ha detto neanche una parola, ho detto scusa dove mi stai portando e questo qua non mi ha neanche risposto, ha cominciato a camminare, facciamo la strada sondiamo dal Consiglio Regionale, sa che dietro il Consiglio Regionale c’è una strada che riesce insomma via Marconi qualcosa c’è una scuola là vicino che poi esce al benzinaio di fronte al Policlinico, appena noi facciamo questa strada quasi poco prima che finisse la strada che poi a un certo punto stringe sta strada a un certo punto mi dice scendi dalla macchina dice e entri qua dentro. L’unica cosa che mi ha detto sto ragazzo. Impaurito ho detto mi stanno portando ad ammazzarmi da qualche parte così che pensi tu in quel momento tutta sta strategia da film”.

 

Dopo aver fatto ingresso nell’immobile, Siclari trova all’interno Andrea Giungo, che lo conduceva al cospetto di un uomo, presentato come “il capo della nostra famiglia”. Capocosca che Siclari, successivamente, riconoscerà proprio in Paolo Rosario Caponera De Stefano. Questi accoglie con apparente garbo Siclari e non proferisce minacce esplicite. L’altro esponente dei De Stefano si limita a rievocare i danneggiamenti ed i furti subiti dall’imprenditore, garantendogli “protezione” se egli avesse manifestato “amicizia” nei confronti del sodalizio.

 

Conclusa la conversazione, Siclari può finalmente lasciare l’immobile, congedandosi da quegli ingombranti interlocutori e preannunciando la sua volontà di interrompere i pagamenti in favore della cosca: “Gli ho detto guardate non mi interessa stare né vicino alla vostra famiglia, non vi offendete e né alla famiglia di nessuno, ho detto io, io ho la mia famiglia, gli ho detto io, personalmente non mi interessa di altre cose vuol dire che chiusa sta vicenda e non vedo l’ora che si chiuda sta vicenda, gli ho detto io, vuol dire che so che a Reggio Calabria io gare non ne devo fare più, gli ho detto io, perché questa situazione non mi sta bene (…) mila lui ma io signor Siclari la vedo sempre in giro, mi ha detto, dice lei ha una macchina bianca eee e qua/che volta nei giorni a seguire questo mi sfilava a fianco tipo in via Marina sa un motorino dietro però lui non guidava mai e si abbassava pure lo sguardo quasi con un mezzo sorriso allora io non capivo se quel sorriso era un sorriso intimidatorio per dire “io sono vicino se voglio so che fai quello che fai ti sto seguendo” e questo stato d’animo non è che mi faceva stare bene dottore naturalmente quindi io me li vedevo passare sfrecciare accanto sempre questo sorriso quasi sarcastico sto sorriso quasi di …”.

25 Febbraio 2021

fonte:https://ildispaccio.it/

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