Siamo garantisti, ma non “coglioni” e… tarsformisti!

Noi siamo dei garantisti e non ci piacciono le guerre a tutti i costi.

Non le amiamo perché le guerre presuppongono la creazione di fazioni contrapposte ed impegnate a distruggere e non a costruire.

Ma se si vuole la pace bisogna costruirla, se si vuole che essa sia duratura e proficua, nella chiarezza, nella trasparenza, non nel trasformismo delle posizioni e stendendo un velo sulle responsabilità di chi ha creato situazioni di disagio, di crisi e di conflitto.

Magari all’ insegna di obiettivi personalistici e che non hanno nulla a che fare con gli interessi della collettività.

Non facciamo politica partititica, non ci interessa.

Noi combattiamo le mafie e basta.

E le mafie si schierano a destra come a sinistra, a seconda dei loro interessi.

Ma siamo contro quella destra becera che mostra i suoi caratteri eversivi, che mina con le sue azioni le fondamenta dello Stato di Diritto, che vuole mettere da parte i valori fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione costata fiumi di sangue dei nostri genitori, che vuole vanificare i risultati di decenni di lotte civili e di sacrifici di intere generazioni, che vuole, insomma, ritornare al passato, un passato basato su un principio di divisione fra le classi, di caste, di gruppi subalterni rispetto ad altri e così via.

Non ci piace, insomma, chi in effetti vuole nullificare, per interessi di parte, tutte quelle conquiste civili e democratiche che hanno portato il nostro Paese a conquistare i primi posti fra le nazioni avanzate.

Non ci piace, quindi, chi, all’ insegna di un malcelato principio di bon ton, vuole, cancellando le responsabilità dei singoli, confondere le acque, rendere labili i confini, eliminare le differenze, mischiare quegli “ angeli” e quei “ diavoli” di cui abbiamo parlato in una nota su questo stesso sito, per avviluppare tutto e tutti nelle spire letali di una politica del “ volemose bene” che non giova di certo a nessuno, nemmeno a chi vuole praticarla.

Nella confusione delle posizioni individuali e collettive, nell’ assenza di regole morali e di chiarezza, ogni governo è destinato al fallimento dei suoi obiettivi di una crescita complessiva, di una crescita, cioè, che sia economica e sociale, culturale e politica al contempo, civile e morale insieme.

Diciamo queste cose dopo aver appreso la notizia che ci sarebbe in corso un tentativo da parte di persone “ di sinistra” e “ di destra” di organizzare a Fondi un … … ” convegno antimafia”.

Uno dei relatori sarebbe addirittura un “ ministro del governo Prodi”.

Fra i nomi degli organizzatori e, forse, anche dei relatori, ci sarebbero anche quelli di taluni dei protagonisti delle vicende politiche pontine degli ultimi anni.

Una sorta di riedizione di quel “ manifesto di sinistra per Lettieri” apparso in questi giorni sui muri di Napoli ad opera di soggetti ieri alleati con la fazione al potere ed oggi passati dall’ altra parte.

Un’ ennesima conferma di quella perdurante tendenza, tutta italiana, al trasformismo, che fa svanire i colori, i principi etici, le culture, le sensibilità e…. le responsabilità.

Noi non ci stiamo e diciamo sin da ora che se le voci che circolano in merito a questo “ Convegno antimafia a Fondi” dovessero risultare fondate così come ci sono pervenute, non ci sarebbe la partecipazione della nostra Associazione.

Garantisti sì, ma non cretini fino al punto da assolvere chi è responsabile di certi fatti e certe situazioni.

Proprio in questi giorni abbiamo esplicitato il nostro pensiero e le nostre proposte relative al problema del radicamento mafioso in provincia di Latina con una lettera ufficiale della nostra Segreteria regionale a vari parlamentari ed autorità.

Non abbiamo altro da aggiungere a quello già reso noto.

Ci vantiamo di essere l’ antimafia del fare e non quella parolaia e tali vogliamo restare.

Non ci interessano i bla bla, durante i quali, peraltro, non si riesce più a capire chi sono gli “ angeli” e chi i “ diavoli” , chi si batte effettivamente contro le mafie e chi no.

Su questo versante, noi abbiamo ben chiari i contorni e il bianco resta bianco, il nero nero.

Non ci interessano, pertanto, bon ton e trasformismi.

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