Siamo alla morte del vivere civile e democratico. Che angoscia!

SI E’ PERSA IN PROVINCIA DI LATINA PERSINO LA CAPACITA’ DI VERGOGNARSI, DA UNA PARTE, E DI INDIGNARSI, DALL’ALTRA. SIAMO ALLA FRUTTA! MAI COSI’ IN BASSO!

Mai così in basso, in provincia di Latina, dal dopoguerra ad oggi.

Prima c’era qualche sussulto di orgoglio. Oggi, nemmeno quello!

Quando una comunità perde perfino la capacità di indignarsi e non è più in grado di selezionare il grano dall’oglio, vuol dire che è una comunità in agonia. Anzi, meglio, morta!!!

Questo è il risultato di un’opera di diseducazione compiuta spudoratamente da anni da parte di una classe politica che, in parte, in un Paese civile sarebbe stata cacciata a calci nel sedere.

Una classe politica, a dir poco, in parte, priva di senso dello Stato, delle Istituzioni, che governa immeritatamente un popolo di una mezza milionata di cittadini privi, anch’essi, in maggioranza, di quel bagaglio di valori che dovrebbero stare alla base della convivenza civile e democratica.

Una provincia disastrata, insomma, in cui prevalgono l’ignoranza, l’incapacità a giudicare. Una provincia dove si arriva a pretendere di indagare al posto degli organismi istituzionalmente preposti. Dove l’arroganza, l’uso improprio del potere, l’illegalità, l’individualismo, l’interesse personale, rappresentano la base di scelte individuali e collettive.

Quello che leggiamo in questi giorni sui giornali ci fa vergognare di essere cittadini di questa terra e ci stimola ad andar via da questo territorio.

Altro che pinzillacchere, direbbe qualcuno.

Qua non c’è avvenire per la gente onesta e che continua pervicacemente a credere nei valori della legalità e della democrazia. Del vivere civile.

Si fa riferimento al… ”consenso”, senza essere nemmeno in grado di capire che si dovrebbe parlare di “ consenso” e… “consenso”. Il consenso ottenuto con le idee e con i progetti e quello, invece, ottenuto con il “piacere ricevuto ”, il “clientelismo”, la sopraffazione, il laccheismo.

E’ il fallimento della democrazia. Quella per la quale ci siamo battuti per decenni e, con noi, tantissime altre persone oneste, di ogni colore politico, che avevano ancora la capacità di arrossire e di vergognarsi.
Oggi quella capacità si è persa, nel silenzio di un esercito di pavidi, di vassalli, soliti chinare la testa di fronte al padrone di turno. E che padrone! Incolto, arrogante, mafioso!

Si, proprio così

L’epoca dei Cervone, dei Piccaro, dei Marafini, dei Tomassini, degli Stabile e di tanti altri ancora, pur con le sue luci e le sue ombre, è tramontata. Per sempre, purtroppo.

Che angoscia!

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