Si scrive Stato e si legge mafia.Tutta una pantomina.La lotta alla mafia non si fa.

Si scrive Stato si legge mafia 

mafia-Giuseppe Barcellona– Renzi ed il PD, così come tutti i governi precedenti, si autodichiara in prima linea nella lotta alla mafia, sbandierando in pompa magna i pochi risultati raggiunti nella lotta alla criminalità organizzata.

Ma e’ veramente un governo che vuole sconfiggere la mafia o vuole piuttosto evitare uno scontro frontale che poi pagherebbe in campagna elettotale?

E’ opportuno ricordare che il volto della mafia oggi è quello dei manager, dei grandi affari internazionali,degli appalti, delle lobby; la mafia di una volta è un ricordo, i suoi capitali hanno compiuto una sorprendente trasformazione, mafiosizzando interi apparati dell’economia.

Come può un cittadino capire se i governanti sono schierati davvero contro la criminalità organizzata?

Partiamo da una considerazione, la cartina al tornasole di un partito che ha in media un indagato al giorno non è delle migliori, sembra un ripetersi sotto mutate insegne del triste passato italico che dal dopoguerra ad oggi ha mandato in onda il democristianberlusconrenzismo.

Da cosa nasce questa continuità politica nella connivenza mafiosa di una volta e con le lobby di ora?

L’occhio lungo degli storici ci riporta indietro nel tempo, la mafia pianificò lo sbarco alleato e fu arruolata in funzione anticomunista ottenendo in cambio la gestione occulta della Sicilia e grande influenza in parlamento.

Cominciò una nuova fase della mafia che sotto l’egida della Democrazia Cristiana e l’occhio benevolo di santa madre chiesa compì il primo importante salto di livello.

Con la caduta del muro di Berlino l’originale ruolo anticomunista non aveva più ragion d’essere, il colpo per cosa nostra e l’enorme struttura criminale-politica-sociale-economica ad essa collegata è notevole.

Dopo le stragi, incalzata da giudici eroi, da giovani sempre più consapevoli, da uomini di chiesa coraggiosi, dall’opinione pubblica stanca di anni ed anni di connivenze con lo Stato, solo un miracolo poteva salvare la mafia e miracolo fu.

Un nuovo miracolo italiano.

Scende in campo Silvio Berlusconi, la mafia è salva.

Anni di inciuci, di denunce, ombre e sospetti; come Andreotti anche Berlusconi viene condannato ma non scompare dalla scena e non lo farà probabilmente fino alla morte.

La vecchiaia scalfisce il premier di Arcore, serve nuova linfa ecco che spuntano i comunisti, la vecchia stampella, quella che finanziata dal Cremlino viveva delle sue piccole grandi nicchie di potere e della finta opposizione.

Dopo il miracolo italiano l’Italia si conferma terra di prodigi col miracolo del nazareno, una intera consorteria di malfattori brinda; lo storia continua.

Nel frattempo i comunisti non si chiamano più cosi’, ora sono piddini o pidduini fate voi e nel frattempo i mafiosi non hanno più la coppola ma sono una parte importante della politica e dell’economia italiana.

Attraverso il riciclaggio nazionale ed internazionale il cancro italico si è trasformato, i mammasantissima non sono solo politici,alcuni tra loro sono diventati manager dediti ai grandi affari internazionali, leggasi alla voce produzione e commercio di armi.

Cosa fa lo stato per fermare questa mafia? Poco o nulla, anzi continua a fargli favori ed a gestire affari insieme ad essa.

Nel tempo in cui le multinazionali minacciano l’idea di uno stato italiano libero ed indipendente esistono parti dello stato che remano segretamente contro il nostro paese al servizio dei grandi potenti del mondo,la mafia è utile a questa causa con i suoi capitali e tutte le tecniche di infiltrazione e corruzione proprie all’organizzazione.

Seguiamo due esempi specifici per spiegare il contesto generale, sempre più globale in cui la malavita organizzata opera.

Recentemente lo scandalo dei Panama Papers ha rivelato il nome di Vito Roberto Palazzolo, il finanziere condannato con sentenza definitiva come grande riciclatore di cosa nostra negli anni settanta e ottanta.

I figli di Palazzolo, Christian e Peter, hanno seguito le orme del padre divenendo dei finanzieri di rango mondiale; nelle società offshore scoperte a Panama figurano i loro nomi ai vertici di alcune di esse, come ad esempio la Ocean Diamond Enterprise nelle cui fila si ritrovano oltre che i Palazzolo anche la famiglia Agusta, fondatori della società palermitana tra i leaders mondiali nel settore dell’aviazione militare poi trasferita in Lombardia e passata sotto il controllo dello stato attraverso Finmeccanica, meglio nota col nome di Agusta-Wetland, oggi indagata in scandali di mezzo mondo per corruzione legati agli appalti per la fornitura di armi.

Sapere che nei paradisi fiscali come quelli di Panama sono state scoperte società dove figurano in affari figli di mafiosi e trafficanti d’armi sotto l’egida di società a compartecipazione statale deve fare riflettere su quanto profondo sia oramai il legame tra una parte dello stato e cosa nostra, intesa non come organizzazione criminale ma come partners in operazioni commerciali internazionali.

Oggi la mafia sta compiendo un nuovo salto, ieri braccio armato della CIA in funzione anticomunista, oggi fidelizzata alle multinazionali mettendo a disposizione dei potenti del mondo le proprie tecniche di infiltrazione e di estorsione finalizzate agli affari internazionali e più in generale a depredare gli stati nazionali di ogni propria ricchezza.

E’ la linea della palma di sciasciana memoria,che si è estesa con la globalizzazione; al contempo la mafia si è trasformata ed ha spiccato il volo trasferendo i propri capitali e le modalità operative nell’alta finanza.

E lo stato cosa fa? Stringe con essa l’ennesima scellerata alleanza.

E noto che molti patrimoni illeciti della mafia sono nei paradisi fiscali all’estero assieme ai capitali degli altri ricchi italiani, colpire questi patrimoni significa sferrare un colpo al cuore alle famiglie mafiose, quelle che si sono evolute e che sono entrate nella grande imprenditoria, nella politica, nei media, insomma nella vita che conta del paese.

Clamorosamente e nel silenzio generale con la legge di stabilità del 2016 sono state abolite in Italia le black list, l’insieme di regole che consentivano di identificare e definire un paese straniero “paradiso fiscale”.

Prima c’era il controllo automatico adesso se un paese si rifiuta di fornire un adeguato scambio di informazioni non finisce direttamente sulla black list ed attuare le procedure di controllo diventa più difficoltoso e più facile per i possessori di capitali illeciti all’estero evadere il fisco.

Parliamo di cifre enormi, somme che se sottratte alla criminalità organizzata avrebbero potuto mettere in grossa difficoltà le cosche ed avrebbero fatto tirare un sospiro di sollievo alle casse italiane; ma assieme ai capitali mafiosi nei paradisi fiscali ci sono i soldi dei grandi imprenditori, dei politici, dell’alta finanza, o tutti o nessuno.

Matteo Renzi e’ stato chiaro “La voluntary disclosure 2 si può fare”, il condono fiscale che riguarda i capitali degli italiani all’estero può riaprire i battenti fin da luglio.

Tutto questo manda all’inferno le speranze di combattere la mafia, quella che conta; per loro invece si aprono le porte del paradiso.

Fiscale s’intende.

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