Si levano soldi alle forze dell’ordine per spenderli con le ronde?

Quanto costano i nuovi bravi?

Il governo, in primis il ministro Maroni, assicurano che le ronde non graveranno sulle tasche dei cittadini. Ma avverrà il contrario, perché operazioni di questo tipo hanno un costo e questo costo non potrà che pesare sullo Stato

Le ronde che si costituiranno in emanazione delle “associazioni” autorizzate dal Ministero degli Interni non saranno a costo zero come vorrebbero farci credere i loro padrini. Quelle esistenti, a cominciare dalla cosidetta “guardia nazionale padana”, sicuramente sono state foraggiate dalle amministrazioni locali quando non hanno ricevuto qualche contributo sottomano dalla Presidenza del Consiglio e da qualche Ministero. Inoltre, i rondisti godrebbero di percorsi privilegiati (anche se ufficiosi) per l’ammissione nei corpi dei vigili urbani, delle polizie provinciali e regionali. La scadenza attesa da migliaia di rondisti è il potenziamento delle prerogative degli enti territoriali che verrà con il federalismo fiscale.

Le ronde dovranno avere una centrale operativa di riferimento, degli uffici, delle attrezzature. I locali degli uffici dovranno essere comprati o affittati e, naturalmente, attrezzati di quanto serve. I rondisti dovranno collegarsi con la “centrale”, comunicare e ricevere eventualmente istruzioni. La centrale operativa dovrà avere un centro di monitoraggio. Dovrà fornire ai rondisti in primo luogo addestramento, poi telefonini di collegamento, pettorine o divise, scarponi militari per effettuare i percorsi di perlustrazione… Insomma, dovrà possedere quanto necessario per l’assolvimento di compiti che, inizialmente, potranno essere soltanto notturni e poi potrebbero turnare nelle ventiquattro ore.

Tutto questo ha un costo che dovrà essere sopportato dai contribuenti. Naturalmente all’inizio i soldi investiti saranno minimi per non allarmare ma poi, piano piano, cresceranno, dal momento che l’efficienza costa, è molto costosa.

La cosa più inquietante dell’affaire ronde è costituita dalle associazioni. Certo, le associazioni possono essere costituite da ex carabinieri o ex poliziotti ma questo di per sè non è una garanzia. Forse che i torturatori di Bolzaneto non erano poliziotti? Non lo erano forse coloro che facevano sentire dai loro telefonini ai ragazzi che massacravano di botte “faccetta nera”? Ci sono poliziotti e poliziotti. Moltissimi sono certamente persone civili e democratici ma altri, specialmente coloro che vengono specializzati nell’arte della controguerriglia urbana e della difesa dell’ordine pubblico negli Usa, non danno tante garanzie. La prevaricazione sul cittadino o sul detenuto inerme è sempre più diffusa in un Paese il cui Ministro all’Interno si appella apertamente alla cattiveria ed alla carcerazione come punizione, pena da scontare.

Mentre ai ragazzi dei centri sociali vengono chiuse con vere e proprie azioni militari le sedi e si diffonde una criminalizzazione per tutti coloro che fanno parte della galassia extraparlamentare della sinistra italiana (già l’aggettivo era quasi sinonimo di terrorismo anche ora che sono diventati extraparlamentari i verdi, i socialisti, i comunisti.. ), si istituzionalizzano corpi paramilitari apertamente legati ai partiti di governo.

Durante la Milano degli spagnoli del sedicesimo secolo descritta da Manzoni la legge era rappresentata se non ufficialmente dai bravi di Don Rodrigo che aspettano in un punto deserto Don Abbondio e gli intimano di non celebrare le note nozze certamente da personaggi che ne tolleravano le azioni.

In Italia avremo presto i “bravi” che avranno il compito di tutelare l’ordine pubblico. Da chi? Certamente non
dagli evasori fiscali, dai falsari di bilanci, da quanti vendono carta straccia in forma di obbligazioni. Ma dalle prostitute, dagli extracomunitari, dai rom, dai lavavetri.

Magari le ronde conterranno un fiore colorato all’occhiello. Un ascaro da assumere si trova sempre e l’ Italia ne aveva addirittura veri e propri battaglioni nella sua vicenda coloniale in Africa.

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