Si fa un gran parlare, spesso a sproposito, di istituire una sezione staccata della DIA nel Basso Lazio, ma…

SI FA UN GRAN PARLARE SULLA NECESSITA’ DELL’ISTITUZIONE DI UNA SEZIONE STACCATA DELLA DIA NEL BASSO LAZIO, MA SE NE PARLA A SPROPOSITO

Da tempo non si fa che parlare della necessita’ di istituire una sezione staccata della Direzione Investigativa antimafia nel Basso Lazio, dopo che, finalmente, si sta lentamente prendendo coscienza della gravità del fenomeno della presenza mafiosa sul nostro territorio.

Anni di lassismo, di disattenzione, di incapacità di elaborare una strategia efficace di contrasto ad un fenomeno che, con il passar del tempo, ha subito delle mutazioni, hanno portato alla situazione attuale.

Le mafie, oggi, rappresentano un fenomeno complesso. Esse, oggi, si sono così radicate nel tessuto economico, sociale, politico ed istituzionale, che è difficile parlarne a proposito.

Anche quei pochi esponenti politici ed istituzionali locali che ne hanno cominciato a parlare non hanno consapevolezza del modo come esse si presentano e come, di conseguenza, vanno contrastate.

Si ritiene ancora che esse siano composte da quei rozzi soggetti implicati in traffici di droga, armi, prostituzione e roba del genere. Questa è la manovalanza, quella brutale, quella che all’occorrenza spara, aggredisce, violenta.

C’è un altro livello, la “borghesia mafiosa”, fatta di colletti bianchi, di professionisti, notai, commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, esponenti politici e delle istituzioni, che investe, compra, costruisce, manipola piani regolatori, fa leggi e regolamenti. E’ la vera mafia, quella più pericolosa perché non si vede.

Si combatte la prima, quando si combatte, ma poco la seconda.

E, quando qualcuno mostra la volontà di combattere la seconda, si trova talvolta di fronte ad un muro di gomma.

A distanza di decenni ancora non si riesce a conoscere i nomi dei veri mandanti dei tanti omicidi di mafia, da Falcone, a Borsellino e così via.

Allora di che vogliamo parlare???

Noi abbiamo un profondo rispetto del personale della DIA, dei GICO, dei ROS, dello SCO, che si sacrifica, fa indagini, manda informative, pur nelle ristrettezze di cui esso è vittima a causa della mancanza di mezzi, soldi, gratificazioni e quant’altro. E, talvolta, della mancanza di collaborazione da parte di ambienti locali. E dei cittadini che stanno eternamente alla finestra, sempre pronti, però, a lamentarsi!!!

Cominciamo, allora, a chiederci se effettivamente si vuole o non si vuole fare la lotta alla mafia.

E, sì, perché quando leggiamo sui giornali che l’Amministrazione provinciale di Latina, non dando evidentemente credito alle centinaia di rapporti della DNA, delle DDA, delle Commissioni parlamentari Antimafia, della Corte di Appello, di molti magistrati come De Ficchy, Ardituro, Roberti e così via, decide di affidare ad una ditta privata l’incarico di indagare per verificare se c’è o non c’è mafia, qualche dubbio viene.

Più che chiedere un aiuto all’esterno, cominciamo allora a farci un esame di coscienza e a vedere quello che ognuno, ripetiamo ognuno, di noi può e deve fare. Dentro casa nostra!

La DIA-lo ripetiamo- può essere istituita solo nelle sedi di Corte d’Appello, Corte di Appello che non c’è né a Latina né a Frosinone.

E, poi, ognuno fa finta di non sapere che, oltre alla DIA, ci sono GICO, ROS, SCO, che sono altrettanto bravi.

Ma, parliamoci chiaro: ammesso che si riesca ad ottenere quanto taluni chiedono, le informative a chi debbono essere inviate?

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