Si allarga l’inchiesta sui rifiuti a Roma e nel Lazio.Si verifica se esistono legami con le mafie

”Legami con ecomafie e conti esteri”
Sono le nuove piste battute dai carabinieri che indagano sul ”sistema Cerroni”
19/01/2014 – 23:00

VITERBO – Due domande hanno tormentato gli investigatori durante i 5 anni dell’inchiesta sui rifiuti a Roma e nel Lazio: possibile che le mafie, da sempre molto interessate business dell’immondizia, non siano mai andate a bussare alle porte del cosiddetto ”sistema Cerroni”? E ancora: come venivano ricompensati i funzionari pubblici che secondo l’accusa avrebbero partecipato all’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti? Interrogativi che potrebbero ora portare gli inquirenti a verificare l’ipotesi di collegamenti con il crimine organizzato così come quella dell’esistenza di conti esteri, a caccia di eventuali tangenti.

Nella miriade di società dell’impero di Manlio Cerroni, il ”Suprem”, tra le quali Ecologia Viterbo, l’azienda incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in città e nelle frazioni, potrebbero nascondersi soci non proprio trasparenti. In particolare si fa il nome di un importante gruppo imprenditoriale del settore ambiente e rifiuti che ha già avuto problemi con la giustizia in varie parti d’Italia. Un nome che compare in alcune intercettazioni telefoniche compiute dal Nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma nel lungo lavoro.

Sul versante dei possibili conti esteri, invece, l’unico riferimento nell’enorme mole degli atti dell’inchiesta sembra essere quello ad Arcangelo Spagnoli, morto nel 2012. Secondo la procura di Roma e il Gip che ha firmato gli arresti di Cerroni e degli altri sei, tra i quali Bruno Landi, presidente di Ecologia Viterbo, Spagnoli sarebbe stato un protagonista del ”sistema” come dirigente del Commissariato all’emergenza rifiuti nel 2008. Negli anni precedenti Spagnoli era però stato rappresentante legale e poi liquidatore di una società riconducibile a Cerroni, secondo un rapporto della Guardia di Finanza.

Nello stesso documento si parla di circa 3 milioni di euro portati all’estero da Spagnoli sotto forma di polizze assicurative. Un movimento di fondi molto sospetto per i finanzieri. Sempre Spagnoli, secondo l’imprenditore Fabio Altissimi, rivale e accusatore del ”sistema Cerroni”, sarebbe stato il beneficiario finale di una richiesta impropria di denaro da parte di un dirigente della Regione. Ce n’é abbastanza per andare a cercare all’estero i flussi di possibili tangenti.

Intanto sta per aprirsi la settimana in cui Cerroni, Landi e gli altri cinque arrestati cercheranno di ottenere dal Tribunale del Riesame la revoca dei domiciliari. I giudici fisseranno le udienze per esaminare le istanze dei legali, che saranno presentate nei prossimi giorni. La difficoltà per le difese consiste nello studio di circa 70 faldoni di atti, per un totale di oltre centomila pagine.

Sempre in settimana i pm di Roma dovrebbero sentire alcuni degli oltre 20 indagati dell’inchiesta. E anche persone che non risultano indagate, come il prefetto Goffredo Sottile, ex commissario all’emergenza rifiuti. In procura é previsto che venga sentito l’ex governatore del Lazio Pietro Marrazzo, indagato per falso e abuso d’ufficio. Come commissario all’emergenza nel 2008 firmò l’autorizzazione per Cerroni alla costruzione del rigassificatore di Albano Laziale, secondo i pm e il Gip dopo che erano scaduti i suoi poteri straordinari. Marrazzo in una deposizione nel 2010 negò di aver subito pressioni, anche sulla nomina ad assessore di Mario Di Carlo, uomo vicino a Cerroni, morto nel 2011. L’ex presidente della Regione nega qualsiasi addebito e si é detto disponibile a dare chiarimenti.

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