Sequestro a Formia della Guardia di Finanza, la replica di Ferrara

Sequestro a Formia della Guardia di Finanza, la replica di Ferrara

Sabato 13 agosto 2016

“Sono passati oltre due millenni dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci posta in essere dal Signore e raccontata nel Vangelo, ma il miracolo è quanto mai attuale. Infatti, nel subire nei giorni scorsi il “temporaneo” sequestro della mia abitazione ho scoperto dal comunicato della Guardia di Finanza di Formia e dalla stampa che anche le pertinenze ed i posti auto scoperti sono diventati unità abitative. E così in un solo giorno la mia abitazione si è moltiplicata, proprio come il miracolo posto in essere da Gesù di Nazareth, e si è triplicata; ho anche scoperto dai giornali di essere niente di meno che un “Rais” del clan dei Casalesi. Ed effettivamente non posso negarlo: mi sono fermato in qualche occasione a comprare il Rocco Babà e forse sarò stato fotografato mentre uscivo dalla Pasticceria.

Ho anche scoperto che sebbene abbia acquistato la mia unica casa familiare accendendo faticosamente un mutuo di trecento mila euro, vendendo una storica abitazione familiare ed accedendo ad uno scoperto bancario di ulteriori 40.000,00 euro, gli investigatori non sono riusciti a comprendere dove abbia preso i soldi per comprare l’abitazione sequestrata.

Forse Sasà, il Capo della banda dei Rocco Babà, sarà l’occulto proprietario della Banca che ha erogato il mutuo, magari intimidendo il Direttore con una ricca guantiera di pastarelle.

“Sotto chiave anche i conti correnti del famigerato Sasà” uno dei titoli che campeggiava con grande enfasi sulle locandine delle edicole e nei trionfali comunicati stampa: bene, teneteveli con tutte le chiavi e non dimenticate di pagare le rate del mutuo e di tutte le spese che una normalissima famiglia sostiene mensilmente; chissà perché poi nel comunicato vi siete dimenticati di dire che sui conti erano presenti poche centinaia di Euro.

“Il pregiudicato Sasà”, in realtà allo stato totalmente incensurato ed assolto da ogni ipotesi di truffa o intestazione fittizia di beni dal GUP del Tribunale di Roma, sebbene ritenuto dalla pubblica accusa il partecipe di una vera e propria associazione, di cui tuttavia al processo e nei capi di accusa non si è stati in grado di dire quali reati avesse commesso anche solo in teoria questa associazione; ma si sa, in Italia oramai un’associazione non la si nega più a nessuno – anche se non ci sono reati fine commessi – figuriamoci al capo della banda del Babà, forse associatosi con gli altri imputati per andare al Bar o alla Pasticceria.

“Il re delle Slot che truffava lo Stato”, che sciocco questo Sasà: aveva la licenza del Monopolio, pagava le imposte, deve ancora ricevere quasi duecentomila di fideiussioni da AAMS, e ciò nonostante truffava lo stato. Insomma, Sasà la mattina pagava le tasse e le imposte, chiamava e richiamava i Monopoli per vedersi restituite le somme delle Fideiussioni e la sera truffava lo Stato; chissà perché, però, il Capo della banda del Babà non è mai stato accusato di truffa, frode o evasione fiscale: una strana coincidenza per quel furbo di Sasà.

“I prestanome di Sasà”, le teste di legno scoperte dalle indagini che hanno consentito al “Rais” di occultare beni non sono altro che un piccolo appartamento, che secondo il comunicato sarebbe stato acquistato dal sottoscritto ed intestato ad un prestanome – talmente furbo sto Sasà da intestarla al cognato anziché ad uno del suo clan da Babà – ma nella realtà acquistato dal suocero, imprenditore da oltre 50 anni, con assegni circolari tratti dal proprio conto corrente.

Certamente non c’è stata malafede da parte di chi ha eseguito queste brillanti indagini, ma la cosa è ancora più preoccupante: indagare sul patrimonio di un soggetto e non scoprire che ha un mutuo, uno scoperto ed una permuta per l’ammontare del valore della sua unica abitazione, moltiplicandola per tre con il posto auto ed il terrazzo, non scoprendo neanche che un bene è stato acquistato integralmente dal suocero per il proprio figlio con assegni circolari tratti dal proprio conto è a dir poco imbarazzante.

La tentazione di non difendermi in questo procedimento è stata molto forte, sarebbe stato divertente lasciare gli investigatori a pagare il Mutuo con i pochi euro del conto di “Sasà”, ma per amore della verità e per tutelare l’investimento di una vita di sacrifici di mio suocero, ho dato mandato agli avvocati Cardillo Cupo e Fumo di “scaricare” all’udienza del prossimo 3 Ottobre davanti il Tribunale di Frosinone la mole infinita di documenti attestanti quanto qui riportato per ripristinare la verità, troppo facilmente ignorata da chi avrebbe viceversa dovuto tutelarla“.

fonte:www.h24notizie.com

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