Sequestri della Guardia di Finanza di Catania ad Aprilia,in provincia di Latina,di beni riconducibili ad una famiglia siciliana.

Ieri,mercoledì 20 maggio,mentre eravamo a Montecitorio ad illustrare la proposta della Caponnetto di sottrarre ai Prefetti le competenze in materia di prevenzione antimafia  e ad affrontare altri problemi di estrema delicatezza,sempre in materia di lotta alle mafie ed alla corruzione,siamo stati raggiunti da questa notizia che riguarda il sequestro ad Aprilia  di beni di un’organizzazione siciliana.
Ecco quello che ha scritto al riguardo Il Messaggero:
“   LATINA – Sequestro di beni anche ad Aprilia nell’ambito dell’operazione svolta questa mattina dalla Guardia di Finanza di Catania. Tra i 27 milioni di euro finiti sotto sequestro ci sono quote di società e immobili riconducibili a Francesco Ivano Cerbo, di 54 anni, arrestato nell’aprile del 2014 e rinviato a giudizio per associazione mafiosa nell’ambito della indagine “Scarface” condotta nei confronti del clan Mazzei (Carcagnusi). I militari hanno eseguito un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del locale Tribunale su richiesta della Dda. Ad Aprilia ha sede una delle società riconducibili all’organizzazione “.
La notizia non é che ci ha sorpresi più di tanto perché da sempre sappiamo che Aprilia é un centro in provincia di Latina ed alle porte della Capitale dove si affollano clan di tutte le specie,sia italiani che anche stranieri.
Quello,invece,che ci ha sorpreso é il fatto che ancora una volta ad operare sia stata la Guurdia di Finanza di un’altra provincia e di un’altra regione.
Ieri mattina noi siamo stati a Montecitorio per parlare con alcuni parlamentari della Commissione Antimafia di parecchi problemi delicati che riguardano la lotta alle mafie.
Fra questi problemi c’é stato quello che riguarda il “caso Latina” e,in particolare,quello del sud pontino.
Una lunga catena di  omicidi –quello dell’avvocato Maio proprio ad Aprilia e del Parroco di Borgo Montello Don Bruschin a quattro passi-e tanti altri ancora dei quali non sono mai stati scoperti mandanti ed esecutori,montagne di  soldi investiti e che continuano ad essere investiti,presenze di tutte le specie,il “caso Fondi”,il “caso Formia” e chi più ne ha più ne metta ancora,hanno fatto della provincia pontina una sorta di enclave di tutti i clan.le ‘ndrine,le cosche dell’Italia e del mondo.
Ci stanno tutti,ma proprio tutti,dai nigeriani,ai russi,dagli albanesi,ai romeni,ai camorristi,agli   ‘ ndranghetisti,ai siciliani di Cosa nostra e della stidda.
Tutti,nessuno escluso.
L’altro giorno,seguendo un filone che ci ha portati a Fondi,abbiamo individuato un clan  della camorra  del quale non avevamo mai sentito parlare prima,uno nuovo che si va ad aggiungere a tutti gli altri già noti.
Un turbinio di nomi ed attività che ti toglie il respiro aggravando la tua sensazione di una presenza di uno Stato che ormai é collassato e del quale restano solamente le sembianze.
Dalla Prefettura di Latina non parte una sola interdittiva antimafia . Come se non esistesse e si trattasse di un organo inutile,
Ti saresti aspettato le migliori menti di un intelligence particolare,adeguato alla realtà drammatica nella quale ti trovi a vivere.Niente di niente.Vengono minacciati i giudici del Tribunale di Latina più coraggiosi e nemmeno gli autori di quelle minacce si riesce ad individuare.
Cosa più si può pensare oltre che  ad una resa definitiva dello Stato alla criminalità?
Ci é stato anticipato ieri alla Camera che ci sarebbe stata in questi giorni  un’audizione nella Commissione Antimafia del Procuratore nazionale al quale sarebbero state poste delle domande.Abbiamo saputo,mentre tornavamo a casa,che tale audizione,prevista per i prossimi giorni,é stata,invece,improvvisamente anticipata ad ieri sera.Non ne conosciamo al momento gli esiti.Stamane ci informeremo.Mentre,intanto,aspettiamo sempre che da un momento all’altro arrivi quel colpo di maglio che stiamo invano aspettando da anni!!!!!!!!!……………………….
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