Sequestrato l’impero della ‘ndrangheta a Nord di Roma

Sequestrato l’impero della ‘ndrangheta a Nord di Roma

Sigilli a 173 immobili tra la capitale e diverse altre province italiane. Colpito il patrimonio da 120 milioni delle famiglie Scriva, Morabito, Mollica, Velonà e Ligato. Sottratti ai clan anche aziende, supermercati, una gioielleria in zona Prati e una Ferrari. Gli imprenditori in difficoltà si rivolgevano «ai calabresi». Tra i prestanomi il nipote del cassiere della Banda della Magliana

3 luglio 2019

ROMA Un vero e proprio impero accumulato negli anni e oggi sequestrato dalla polizia a esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese radicata da decenni a Roma e provincia. Un maxi sequestro da oltre 120 milioni di euro che ha coinvolto più di 170 immobili, tra cui ville con piscina, 40 aziende, sette supermercati di una grossa catena di distribuzione, di cui uno nel quartiere Trieste, ma anche 4 allevamenti di bestiame, una gioielleria in zona Prati, una Ferrari, un contratto di una rete di imprese costituita tra 50 aziende, e un fondo patrimoniale da 100mila euro finanziato dalla Regione Lazio che si era recentemente aggiudicata. Nell’operazione, scattata all’alba, sono stati impiegati oltre 250 poliziotti e coinvolte, oltre alla questura di Roma, altre 10 questure.
Le indagini patrimoniali, condotte dai poliziotti della Divisione Anticrimine di Roma, diretta da Angela Altamura, e durate 8 mesi, hanno ripercorso «la carriera criminale» di cinque esponenti di vertice del gruppo laziale della ‘ndrina Morabito-Mollica-Palamara-Scriva, tre dei quali condannati in via definitiva per associazione di tipo mafioso. Gli investigatori hanno analizzato le posizioni economiche e patrimoniali evidenziando «una notevole sproporzione» tra i beni posseduti, direttamente o attraverso prestanomi, e i redditi dichiarati o l’attività economica svolta, ritenendo che siano il frutto di attività illecite.

Per chi indaga, i cinque, legati da vincoli di parentela, avrebbero replicato il modello della ‘ndrangheta a nord di Roma, impossessandosi di pezzi di economia quando imprenditori in difficoltà economiche si rivolgevano a loro, “i calabresi”, per avere liquidità. Una sorta di trappola che faceva finire le aziende rapidamente nelle mani della ‘ndrangheta che acquisiva un vero e proprio monopolio in diversi settori come la distribuzione all’ingrosso di fiori o la vendita di legna da ardere.

Sono state accertate «pesanti infiltrazioni» in molte realtà produttive non solo a Roma, ma anche in cittadine a nord della Capitale e nel viterbese tramite prestanomi, tra cui un nipote di Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della «Banda della Magliana».

«È la più grande operazione in tema patrimoniale mai eseguita dalla polizia di Stato”, ha detto il Questore di Roma, Carmine Esposito, nel corso di una conferenza stampa.

 

 

FONTE:https://internapoli.it/

 

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