Senza queste dichiarazioni del collaboratore di giustizia mai si sarebbe risolto questo omicidio

Svolta nelle indagini sull’omicidio (di stampo mafioso) di Gennaro Curcio, avvenuto il 17 agosto 1995 a Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro.

Nella giornata di ieri, infatti, la polizia di Novara, in collaborazione con i colleghi di Catanzaro, ha eseguito un’ordinanza emessa dal Gip della Direzione Distrettuale di Catanzaro su richiesta del procuratore capo Nicola Gratteri della Procura Distrettuale Antimafia, che dispone la custodia cautelare in carcere dei cugini ominimi Bruno Gagliardi, classe ’74, Bruno Gagliardi, classe ’66.

I due sono ritenuti responsabili dell’omicidio, aggravato dalla metodologia mafiosa, di Gennaro Curcio, e, all’epoca dei fatti, ritenuti membri di un “gruppo emergente” che tentava di affrancarsi dalla cosca “Bagalà” egemone sui traffici illeciti dei comuni del litorale lametino, sotto il diretto controllo della cosca “Iannazzo” di Lamezia Terme.

“L’ordinanza del Gip – commentano dalla polizia – ritiene sussistenti, a carico degli indagati, gravi indizi di responsabilità in ordine all’agguato, avvennuto all’interno di una rivendita di autoricambi in Nocera Terinese, che costò la vita all’allora 26enne Gennaro Curcio, diretto referente del Bagalà”.

Dei due cugini, uno, il Gagliardi del ’66 che da tempo resideva nel novarese, è stato rintracciato con l’ausilio della squadra mobile di Novara a Milano presso una struttura sanitaria dove era ricoverato per accertamenti medici, ed è stato associato presso la casa circondariale San Vittore. La notifica del provvedimento al Gagliardi di 42 anni è stata invece effettuata presso la casa circondariale di Terni dove l’uomo è detenuto a seguito delle contestazioni per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Andromeda”, e per un altro omicidio e un tentato omicidio.

Le attività investigative che hanno portato ai due arresti si sono sviluppate dalle recenti acquisizioni dichiarative del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, le quali hanno costituito fondamentale riscontro alle chiamate in correità di un altro collaboratore di giustizia, Gianfranco Norberti, che per l’episodio in questione aveva già riportato condanna definitiva.

Le dichiarazioni di Pulice, che si è autoaccusato di essere l’autore materiale dell’omicidio, hanno consentito quindi di delineare il quadro criminale in cui era maturato l’evento delittuoso nonché di definire le responsabilità dei due cugini, in particolare del Gagliardi classe ’74 quale soggetto che aveva scortato il killer sul luogo del delitto, e quella di carattere logistico-organizzativa, attuata dal Gagliardi novarese.

L’omicidio, in definitiva, risulta realizzato dai componenti dell’accennato gruppo di “scissionisti” intenzionati a scalzare l’egemonia del gruppo “Bagalà” sulle estorsioni da essi gestite, in maniera esclusiva, nei Comuni di Falerna, Gizzeria e Nocera Terinese. Del gruppo in questione facevano parte anche Giovanni La Polla e Salvatore Ruberto, entrambi rimasti uccisi in quella che viene ricordata come la “strage di Sambiase”, avvenuta nella frazione di Lamezia Terne il 29 settembre 1995, immediata risposta da parte delle cosche dominanti all’omicidio di Gennaro Curcio, con la quale si mise termine alle mire espansionistiche del menzionato gruppo emergente.

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