Senza confini, mafie e nuovi mercati

Senza confini, mafie e nuovi mercati

23 Settembre 2018

di Piera Malvagni

Come scrive Louise Shelley, direttrice del Transational Crime Institute di Washington, “la criminalità organizzata internazionale ha globalizzato le proprie attività per le stesse ragioni delle grandi multinazionali”. Secondo la studiosa, esattamente come le grandi imprese internazionali si sono evolute e moltiplicate nel corso negli anni, specialmente nei paesi ricchi di materie prime con lo scopo di sfruttare i mercati con manodopera qualificata e poco costosa, così fanno le imprese illegali.

Oggi possiamo definire la mafia ormai una “multinazionale del crimine”, la quale “trascende la sovranità che organizza il sistema dello stato moderno”. In linea con il pensiero e l’interpretazione di molti studiosi, la globalizzazione è un processo che facilita il movimento e l’eventuale trapianto delle associazioni mafiose nei mercati e nell’economia. Per valutare a pieno tale rapporto, occorre analizzare quali sono i motivi per i quali una cosca vorrebbe espandersi in paesi esteri.

La mafia è spinta a radicalizzare le proprie attività in territori in cui la sua presenza coincide con l’improvvisa comparsa di nuovi mercati che non vengono regolati efficacemente dalle autorità. La totale incapacità dimostratasi dalle istituzioni italiane nello gestire e garantire ai cittadini i dovuti diritti ha portato l’emergere di una domanda extralegale di tutela, come vedremo nel caso dell’EXPO di Milano nel 2015.

Nel corso degli anni si è così creato un rapporto tra mafia e contesto sociale. Le organizzazioni criminali solidamente strutturate agiscono all’interno di un sistema regolarizzato da soggetti illegali (i capimafia) e legali di ogni genere, quali professionisti, avvocati, politici, legati da comuni obiettivi e interessi. La mafia può quindi essere considerata un soggetto politico che si impone su di un territorio come organizzazione di tipo statuale su cui esercita un potere assoluto senza riconoscere il monopolio della forza da parte dello Stato e praticando l’estorsione come una forma di tassazione.

Un altro concetto che va richiamato è quello di “società mafiogena” che per definizione presenta le seguenti caratteristiche: accettazione e collaborazione di attività illegali e atti di violenza da parte della società che considera le mafie come mezzi di sopravvivenza e canali di mobilità sociale; la nulla considerazione dello Stato e delle istituzioni, considerati mondi lontani a cui è possibile avere accesso grazie alla mediazione dei mafiosi e dei corrotti; l’accettazione della condizione di miseria in cui vive il Paese e la totale assenza di volontà nel voler cambiare le cose. L’interazione di questi vari aspetti genera un contesto adatto per l’inserimento dei gruppi criminali e la ramificazione del loro sistema relazionale.

Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che le mafie nascono in società che attraversano una fase di transazione verso l’economia capitalista, che non hanno un sistema giuridico in grado di tutelare e garantire in maniera totalitaria i diritti di proprietà e di dirimere le controversie commerciali, e che dispongono di persone addestrate alla violenza e disoccupate proprio al momento della transazione.

Ricerche recenti hanno dimostrato che le mafie nascono in società che stanno attraversando una rapida e tardiva transazione verso l’economia di mercato, che mancando di un sistema giuridico in grado di tutelare i diritti di proprietà e di risolvere le dispute commerciali e nelle quali esiste un gruppo di individui senza lavoro e in grado di ricorrere alla violenza.

L’organizzazione mafiosa ha sempre rappresentato un freno allo sviluppo economico delle aree meridionali d’Italia. Questo è dovuto, secondo alcuni studiosi, alla capacità mafiosa di penetrare nei processi di accumulazione e di condizionare la struttura dell’economia non solo dall’esterno ma anche dall’interno. Alcune tesi sostengono che la causa dell’industrializzazione senza sviluppo della Regione Siciliana sia dovuta alla presenza e all’influenza dell’economia mafiosa; altri sottolineano come la mafia possa essere considerata solo una delle componenti dell’arretratezza economica della regione e come si debba guardare anche altri fattori.

Le organizzazioni criminali hanno il potere di alterare la produzione e l’equilibrio di un sistema locale in tre modi differenti. In primo luogo con la riduzione del livello d’attività economica che può avvenire in diversi modi, sia diretti che indiretti. Innanzitutto, gran parte degli operatori economici sono vittime di richieste estorsive e, nella maggior parte dei casi le accettano, il che determina un aggravio dei costi diretti dell’attività economica. Le imprese, oltre a dover pagare direttamente le associazioni criminali sotto forma di tangente o meglio conosciuto come “pizzo”, perdono sia l’autonomia di selezionare le risorse umane sia di gestire le stesse, come anche la capacità di selezionare la clientela o la libertà di scelta dei canali di approvvigionamento.

Il restringimento dell’attività economica avviene anche attraverso il condizionamento negativo inferto dalla mafia alla propensione all’investimento di commercianti ed imprenditori. Ovviamente questi ultimi, prima di ogni investimento, per avviare una nuova attività o per ampliarne una precedente, dovranno tenere conto del sistema costi-ricavi. In questo senso, la criminalità organizzata interviene decidendo sui costi dell’impresa. Non a caso, molti autori individuano come una delle principali cause di lento sviluppo del Mezzogiorno d’Italia sia proprio l’influenza negativa della criminalità organizzata sulla propensione all’investimento. In secondo luogo, la mafia influisce con l’alterazione del sistema dei prezzi e perdita della sua efficacia quale indicatore delle preferenze dei consumatori. In una situazione in cui i soggetti “sottomessi” non hanno libertà di scelta dei loro fornitori, si vengono a generare delle ripercussioni a catena sull’intera struttura dei prezzi. Le scelte dei soggetti non sono compiute valutando un prezzo individualmente, ma confrontando i prezzi dei beni disponibili. Quindi l’alterazione di un prezzo può provocare effetti sui prezzi di molti altri beni.

In terzo luogo, la mafia condiziona l’economia locale con la riduzione del gettito fiscale e della potenziale dimensione del bilancio pubblico. La criminalità organizzata causa la riduzione del gettito fiscale in due modi principali: in modo diretto attraverso la spinta all’evasione fiscale e in modo indiretto come più generale effetto di depressione economica. La mafia ha la capacità di presentarsi come un soggetto di prelievo fiscale parallelo e il più delle volte sostitutivo a quello statale.

Il soggetto economico si trova stimolato ad evadere soprattutto per minimizzare i costi considerando che in caso di estorsione mafiosa si troverebbe a pagare sia un prelievo legale (le tasse) sia uno illecito (estorsione, tangente). Inoltre, mentre il prelievo fiscale si fonda su un’autodichiarazione e sui controlli non sempre efficienti, il ricatto mafioso si basa su minacce, attentati e intimidazioni, è facile capire come l’operatore economico preferisca non pagare le tasse ma sottostare all’estorsione mafiosa. Altresì, la presenza della mafia viene considerata come una inefficienza dello Stato. In questo senso, le tasse da versare vengono percepite come ingiuste visto che l’istituzione pubblica non è capace di difendere gli agenti economici della mafia.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it

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