Secondo voi si può ancora vincere nel Lazio ed Italia la guerra alle mafie con queste classi dirigenti?

E’ il problema dei problemi.
Nel sud pontino, malgrado presenze ed attività massicce di camorra e ‘ndrangheta, non si fanno indagini.
O, meglio, se qualcuna viene fatta, lo si deve solo ed esclusivamente a taluni Corpi centrali, DIA e GICO.
Si parla di mafie.
Le relazioni semestrali della DNA e della DIA ne parlano da decenni, ma non si fa quello che è necessario fare per contrastarle.
Il sud pontino e la provincia di Latina sono sotto il tallone delle mafie e l’impianto investigativo e quello giudiziario locali sono assolutamente inadeguati.
“Risultati” quasi zero.
Si corre dietro a qualche latitante, peraltro quasi sempre scovato ed arrestato grazie ad attività investigative portate avanti da comandi e commissariati di altre regioni e tutto finisce qua.
Non si fa un’indagine sulle decine e decine di imprese che vengono tutte dalla Campania, non si fa una visura camerale per individuare i titolari, non si fa un’indagine sulle montagne di capitali che esse investono, non si fa un’indagine per scoprire i collegamenti con la politica e con pezzi delle istituzioni.
Niente di niente.
Gaeta, Formia, Sperlonga, Itri sono ormai invase da mafiosi ed amici di mafiosi ed abbiamo commissariati, stazioni, tenenze e compagnie dalle quali non parte alcuna azione.
Ci domandiamo il perché non si sopprimono tutte dal momento che debbono sempre intervenire le DDA di Roma e Napoli, la DIA o il GICO di Napoli e Roma.
La politica, tutta, da destra a sinistra, non spende una sola parola su questa situazione scandalosa.
Nei convegni si parla, ci si lamenta, ma nessuno muove un dito, nessuno va a domandare ai dirigenti di Commissariati o ai Comandanti di stazioni e compagnia quali sono i “risultati”.
Ignavia, ignoranza, impreparazione, collusione???
Non ci interessa.
La realtà è questa.
Dov’è lo Stato-Stato?
Non è che a posto di questo c’è uno stato-mafia???
In passato c’è stata qualche indagine significativa avviata da qualche presidio locale e che ci aveva fatto sperare che si volesse arrivare fino in fondo, ma, purtroppo, essa si è risolta nel nulla.
Ci riferiamo in particolare alle inchieste “Formia Connection” – durante la quale il Commissariato di Formia intercettò telefonate fra un noto esponente politico ed istituzionale ed un altrettanto noto appartenente ad una delle famiglie camorristiche più conosciute – ed alla “Damasco” di Fondi.
Per la prima inchiesta -la “Formia Connection- la Procura della Repubblica di Latina non ritenne di approfondire la parte relativa al probabile reato di “voto di scambio” e la archiviò, non informando, peraltro, a quanto pare, la DDA.
Per la seconda ” la “Damasco” di Fondi si è arrivati a qualche risultato, ma, secondo noi, è mancata qualche pagina che riguarda il passato e le responsabilità politiche per i decenni precedenti.
Nella rete dell’inchieste sono finite persone che, sì, sono responsabili – e bene ha fatto la magistratura a perseguirle-, ma va detto che queste persone non hanno cominciato ad operare ora…
C’è un “ieri” sul quale non è stata fatta luce.
“Chi” ha consentito ad esse 20-30 anni fa di insediarsi, di diventare domini e di fare quello che hanno fatto?
Come è nata la “questione Fondi”???
Le classi dirigenti a Fondi ed in provincia di Latina si sono alternate ed è possibile che quelle precedenti alle attuali non… si siano accorte di quanto stava avvenendo?
Vogliamo riaprire questo capitolo o no?
Nel Lazio ci sono tanti capitoli rimasti incompiuti, a cominciare da quello che riguarda la presenza mafiosa ad Ostia e sul litorale romano.
Noi molti anni fa ci siamo interessati della situazione esistente ad Ardea e sul territorio circostante.
Qualcuno, però, ci rispose che, fatti gli accertamenti, non risultavano la presenza ed attività mafiose.
Poi leggiamo che ad Ostia alcuni funzionari di polizia molti anni fa erano quasi arrivati all’individuazione dei boss e delle attività criminali, ma qualcuno brigò per trasferirli, come in effetti avvenne e le indagini si bloccarono.
Nessuno, poi, indagò per individuare e punire quel “qualcuno”.
E, se non fosse arrivato Pignatone a capo della Procura romana, chissà ancora per quanto tempo i boss avrebbero tenuto Ostia ed il litorale romano sotto il loro tallone.
Ecco, questa è la lotta che lo Stato fa alle mafie nel Lazio!!!
E nessuno parla!
Nessuno denuncia!
Nè a destra, nè a sinistra!
Lasciando noi soli a gridare al deserto.
Si può ancora sperare che la guerra alle mafie sarà vinta?
Si fanno i convegni, commemorazioni, fiaccolate e ad organizzarli sono proprio coloro che non fanno assolutamente niente sul piano dell’azione concreta.
Quanta ipocrisia.
Quanti sepolcri imbiancati.

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