Se una città sparisce nel nulla…

SE UNA CITTA’ SPARISCE NEL NULLA
Tra crimini comuni, reati ambientali e giustizia negata
Come se una cittadina, non grande né piccolissima, un bel giorno sparisse, inghiottita nel nulla; o si disintegrasse, colpita da un meteorite piovuto dal cielo. Oppure immaginate quegli eserciti di una volta, migliaia e migliaia di corpi in marcia, colonne e colonne umane sotto il sole: d’un tratto se ne perdono tracce, scomparsi, un deserto senza tartari né ricordi.
Così succede da noi, ogni giorno muoiono persone per stragi di un passato che torna ogni giorno, un boia quotidiano che manda al patibolo innocenti senza processi né sentenze. Vittime senza perché, colpevoli di abitare in un certo posto, di aver fatto un certo lavoro, spesso per poco, caso mai a nero.
Sono tutti i morti ammazzati di amianto, di diossine, di gas, di benzine, di cloruri, di tutto quanto fa business per lorsignori e veleno per le bestie da soma costrette ad ammazzarsi – per di più senza saperlo – ogni giorno. Morti senza giustizia, perché spesso e volentieri, alla fine del giro, al killer- killer (l’industrialotto di turno) si unisce il killer in toga, che riammazza il poveraccio e ammazza la giustizia, o meglio la speranza nella giustizia, o meglio ancora quei brandelli che ormai restano sul campo o i barlumi nella memoria.
Quasi sotto l’albero di Natale, gli ultimi doni. Sfogliamo le cronache del 20 dicembre. “Abruzzo, nessun colpevole per l’acqua avvelenata dalla fabbrica Montedison”. Tra il Gran Sasso e la Maiella, nelle tranquille terre dei pastori abruzzesi, a Bussi, c’era “la più grande discarica d’Europa” ma nessuno lo sapeva. Un Inferno sconosciuto, 250 mila tonnellate di rifiuti tossici invisibili, 700 mila cittadini che hanno bevuto quelle acque del tutto inconsapevoli di tracannar veleno. Nessuna reale bonifica mai fatta, costava troppo, 600 milioni degli odierni euro, e non potevano affrontare quella spesa, i timonieri di Montedison, ancora alle prese con i guai per la mega mazzetta Enimont, la madre di tutte le Tangenti di casa nostra. Ma loro, i Signori del Disastro Scientifico, invece, “potevano non sapere”, “non erano consapevoli di inquinare”, “in base alle conoscenze scientifiche dell’epoca non erano in grado di valutare i possibili danni”. E così Giustizia è (s) Fatta. Come fu per la Montefibre di Acerra, nel napoletano, storie di danni ambientali giganteschi, morti, lutti e tutti in gloria (e, ora, quelle terre martoriate sono invase dai rifiuti super tossici da Monnezza!).
Sempre 20 dicembre. Siamo al tribunale di Paola, in provincia di Cosenza. Ricordate la strage della Marlene di Praia a Mare, le storie di un centinaio di operai ammazzati dai vapori tossici? Nessun colpevole, s’è trattato con ogni probabilità di un mega suicidio collettivo, una di quelle auto-stragi che succedono solo in America, a base di sette & simili. Sì, perché secondo le toghe di quel tribunale, gli imputati, dodici in tutto tra cui uno dei big dell’imprenditoria italica, Pietro Marzotto, non c’entravano assolutamente niente: assolti con formula piena. Caso mai tante scuse per il disturbo.
Tutto ciò può essere un buon viatico per gli unici che qualche piccolo (piccolissimo) grattacapo potrebbero averlo, i boss dell’Olivetti rinviati a giudizio per 33 morti sospette all’Olivetti di Ivrea: e quindi dovranno affrontare il primo grado un Carlo De Benedetti oggi grande sponsor di Renzi, un Corrado Passera ex top manager Olivetti e ora in rampa di lancio col suo centro-centro, un Roberto Colaninno a bordo di quel che resta della fu Alitalia. Prescrizione salvatutti a parte, santi in paradiso esclusi, “conoscenze scientifiche dell’epoca” fatte salve, ecco il magico coniglio nel cilindro: il talco, che magicamente emanava dagli ambienti di lavoro e come un amorevole mantello ricopriva le maestranze, poteva sì contenere qualche fibra d’amianto, ma il fine era buono e giusto: evitare i sudori operai, cospargerne i corpi con ondate di Roberts (Felce Azzurra seconda scelta).
E gli ammazzati d’Ilva con i Riva a godersi i milioni di utili e bonifiche zero? Tutti i lutti di Taranto? Le vittime di Bagnoli? La strage della Thyssen, gli ustionati che avevano assistito al rogo risarciti con gli spiccioli e i nazi tedeschi felici a godersi la vita sui panfili? Gli arsi nel petrolio Saras di casa Moratti con l’ex patròn Inter sempre a fianco delle campagne umanitarie di Emergency? E tutti gli operai a nero, non a nero, a contratto o precari, arsi, bruciati, ustionati nelle cento, mille Thyssen lungo le piaghe di questo devastato paese?
E tutti i morti di vaccini, di trasfusioni infette, di sangue non testato, per farmaci killer? Gli eserciti
di emotrasfusi che da vent’anni e passa aspettano una giustizia che mai verrà, sballottati da un tribunale all’altro, uccisi due volte da una prescrizione killer, sbeffeggiati da uno stato ingiusto, mentre lorsignori che hanno vampirizzato continuano a pascere le loro fortune nel sangue di vittime innocenti?
Omicidio colposo. Omicidio doloso. Omicidio plurimo. Strage colposa. Omicidio plurimo colposo. Fra bis ter e quater così viaggia la giustizia (sic) nel belpaese. Con montagne di fascicoli che spariscono nel nulla, solite lungaggini e poi il salvacondotto salvatutti della beamata Prescrizione (tanto più utile quando viene scientificamente sbagliato il capo d’imputazione, da un pericoloso 416, caso mai bis, a una semplice corruzione e/o corruzione).
Da “non poteva non sapere”, al taumaturgico “poteva tranquillamente non sapere” di oggi. Certo, l’amianto fa bene, lo prescrivono medici; benzine, benzene, cloruri e fosfiti sono consigliati per ogni dieta che si rispetti; fosfiti e fosfati ad hoc per ossigenare i cervelli; cromi, stronzi e cadmi per tonificare i muscoli.
E poi, i rifiuti tossici sono la manna quotidiana, caduta dal cielo e trovata per terra, confezionata nei classici sacchetti o comodamente trasportabile via terra e anche via mare, caso mai in Olanda dove ce la richiedono tanto. Di rifiuti d’ogni razza sono disseminate terre campane e del sud Lazio, una bomba ad orologeria destinata a decimare la popolazione da qui al prossimo mezzo secolo: ha svelato i traffici – uno per tutti – Carmine Schiavone, che “parla” da quasi vent’anni, le prime verbalizzazioni nel 1995, poi rimaste a far muffa nei cassetti. A certificarlo non pochi scienziati “contro”: ma dei loro pareri chissenefrega, c’è solo la “Campania Felix” come reclamizza il governatore della Campania Stefano Caldoro, che si appresta a gestire le prossimi, arcimilionarie bonifiche regolarmente in “emergenza”, sempre per attraverso i “commissariati straordinari”, bypassando regole e massacrando norme e trasparenze.
Reati ambientali? Neanche a parlarne. Sversi illegalmente? Ancora oggi, al massimo becchi una multa, una sanzioncina. Costruisci illegalmente? Sarai condonato. Non paghi le tasse, evadi il fisco? Sarai scudato.
Notazione a margine. Una volta, tra codici e pandette, tra “doloso” e colposo” faceva capolino una terza via, il “preterintenzionale”: ossia un reato comunque c’è, prodotto da qualcosa che è andato poi oltre le intenzioni. Perché mai è sparito nel nulla? Come mai se ne sono perse le tracce? Eppure, ad esempio per i delitti da codice della strada, tornerebbe molto utile: esci di casa ubriaco o drogato, ammazzi qualcuno, non volevi forse uccidere quella persona, ma tutto ciò rientrava nell’ambito del possibile, viste le tue condizioni. Quindi, non prescritto per reato colposo, né all’ergastolo per quello doloso, ma un po’ d’anni “certi” in galera per scontare il tuo reato e, soprattutto, aver prodotto danni ad altri.
Comunque, nel caso di lorsignori, magnate industriali e magnaccia ambientali o della salute, non esiste alcun fatto “preterintenzionale”: avevano messo ben in conto di poter uccidere, e non gliene fregava niente, pur di cumulare profitti a palate. Per loro, non resta che buttare le chiavi.
Torniamo al principio. Una cittadina che scompare da un giorno all’altro inghiottita nel nulla fa notizia. Titoli da scatola, cordoglio nazionale, vicenda da reality o ai confini della realtà. E invece, le migliaia di anime morte ogni giorno, e per tanti anni ancora, quotidianamente, non fanno neanche un trafiletto.
P. S. Danni alla salute? A fare Bingo non è un operaio Thyssen risarcito con poche migliaia di euro, né una donna stuprata a Roma per due giorni che vale altrettante poche migliaia di euro, né un politrasfuso con sangue infetto, che prende solo calci in faccia dallo stato e caso mai si rivolge agli strozzini per pagarsi le spese legali. E’ una sconosciuta insegnante, amica della famiglia Di Pietro, che s’è vista riconoscere dal tribunale del suo paese la bellezza di 100 mila euro sonanti (ora saliti a quota 140 mila) per 20 righe contenute in un articolo pubblicato dal mensile La Voce delle Voci e dedicato al figlio dell’ex pm. Ciò le avrebbe provocato “un transeunte patema d’animo” tale da impedirle ogni attività lavorativa, sociale e di relazione; ma da consentirle, guarda caso, di
conquistare – lei “malata” – la poltrona di coordinatore provinciale di Italia dei valori. Miracoli di san Gennaro? O effetti di una giustizia che più malata non si può?

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