Se non si denuncia, nomi e cognomi, non è “antimafia”

Il guaio in Italia è costituito dall’esistenza e dal proliferare di un esercito sterminato di sodalizi e di persone che hanno fatto dell'”antimafia” una sorta di mestiere.
Gente che non sogna nemmeno di fare un’indagine, né, tanto meno, di entrare in una caserma o in una Procura per consegnare una denuncia o fare una segnalazione su una presenza o un’attività di mafiose.
Ed è gente cui un potere bifronte fa gestire ricchezze incalcolabili, quasi ad evidenziare sottilmente una linea di paragone, di differenziazione con chi per la lotta vera alle mafie si spende tutto intero, esponendosi senza interessi e gratuitamente, pensando al bene generale e non a quello personale o di gruppo..
“Vedi – senti dirti talvolta -torna utile parlare di mafie in senso lato, solo sul piano culturale, senza andarne minimamente ad intaccare l’impianto, la potenza, il potere. Il Comune, la Regione, le banche ti erogano contributi, l’Università ti consente l’accesso per organizzare corsi accademici, ti verranno assegnati beni confiscati e via via così continuando… “.
C’è da domandarsi come, con la situazione esistente e che vede ormai le mafie padrone quasi assolute del Paese, ci sia ancora in giro gente che si illude di poterle combattere con le chiacchiere!!!
Un giorno ormai lontano venne a trovarci un bravo investigatore, il quale, durante la conversazione, ci disse: ” a noi servono notizie, nomi e cognomi, non analisi sociologiche, politiche o storiche e, comunque, fatti nuovi, sconosciuti, non vecchi”
Ecco, questa è lotta alle mafie.
DENUNCIA, DENUNCIA, DENUNCIA.
Se non si denuncia, non è… “antimafia”.

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