Se ne parla da tempo,ma nessuno si preoccupa di andare a vedere come stanno le cose.Nessuno.Nè se ne preoccupano i cittadini,fatta qualche rarissima eccezione come i ragazzi,gli uomini e le donne di Rifondazione Comunista e del M5S,i quali,però,brancolano per lo più nel buio stante il diffuso e solido clima di omertà che c’é nella città del Golfo sede di uno dei più importanti porti del Tirreno e luogo,insieme alle altre città e paesi del sud pontino –Formia-Itri-Minturno-Scauri,Castelforte,Sperlonga e Fondi –in cui si sono trasferiti soggetti di tutte le parti del Paese,dai siciliani,ai calabresi e,soprattutto,campani. Campani per lo più delle province di Caserta e di Napoli. Molti di questi,per carità, sono persone perbene,ma di altri non ce la sentiamo di dire la stessa cosa. Il problema é che non si indaga sulla “provenienza” delle montagne di soldi che vengono investiti dalla mattina alla sera e non ci sono un partito,un movimento politico,eccetto quelli nominati,che si pone una domanda. Tutto OK! Tutto regolare! Solo sospetti,insinuazioni,allarmismi.Facili allarmismi dei soliti……………..sfasciacarrozze che vedono mafie dovunque! Eppure le rivelazioni di collaboratori di giustizia come Carmine Schiavone,Antonio Iovine ed altri,come pure qualche rara e vecchia inchiesta come le “Formia Connection”,le “Damasco”,la “Golfo” ecc. e qualche altra per la quale sono in corso i processi e,ancor più,le Relazioni della Direzione Nazionale Antimafia,non dicono la stessa cosa. Esse dicono,al contrario,che Gaeta e tutto il sud pontino sono fortemente infiltrati dalle mafie. Mafie,come quasi sempre avviene,costituite da soggetti non tutti dalle fedine penali sporche,dai soliti prestanome tutti “puliti”,con ampi e solidi ramificazioni ed appoggi territoriali,siano essi di esponenti politici,amministratori pubblici,professionisti e così via. “Seguite il filone dei soldi,diceva Falcone, e troverete la mafia”. Mafia “bianca”,non quella che spara,ma quella che investe costruendo terreni e case,palazzi,centri commerciali ,parcheggi ,comprando bar,ristoranti,sale giochi ecc. e lucrando alla faccia di quanti sono soliti soffermarsi a guardare il dito anziché la luna che questo indica. I soliti allocchi dei quali é pieno il mondo. ”Zona franca”,pertanto!!!!! Eh,sì,perché intorno ai soldi e con i soldi si costruiscono rapporti,reti di relazioni e chi più ne ha più ne aggiunga. E con queste ultime si guadagna quella immagine di persona perbene e dei salotti buoni. Un Eldorado,una sagra degli affari sporchi.Una mafia di persone “perbene”.Siamo al paradosso. Il problema dei problemi é quello che riguarda il comportamento dello Stato,il quale,attraverso alcune sue articolazioni come la Direzione Nazionale Antimafia ed i magistrati di punta,sostiene che la situazione é seria e compromessa,attraverso altre,come gli apparati investigativi locali e provinciali e la Prefettura di Latina,non fa niente per debellare questo gravissimo fenomeno che sta letteralmente sconvolgendo l’assetto economico,sociale,culturale,politico ed istituzionale del territorio. Uno Stato Giano bifronte. A chi volesse contestare tale nostro assunto risponderemmo subito sfidandolo a dirci il numero delle informative che sono partite e partono per le DDA e quello delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Latina ed apparirebbe subito la nudità del Re. Una situazione veramente assurda. E non più tollerabile!

Voto in Campania:il buco nero del PD

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Allora, sindaco De Luca, nelle sue liste c’è Gomorra, come sostiene Roberto Saviano? Vincenzo De Luca ci fulmina con una espressione da far impallidire il don Pietro Savastano della fiction. Sospira. “Ho fatto un comunicato, parliamo di campagna elettorale”. Insistiamo, le liste pulite e senza gli uomini di Cosentino sono il punto centrale delle elezioni. “Questa è una sua idea”. Finisce qui, De Luca è ad Avellino in un hotel ad aprire la campagna elettorale. Città che è il cuore dell’altra pietra dello scandalo, Ciriaco De Mita, che gli ha portato in dote i voti della sua personalissima Udc. Lui, l’ottantasettenne leader di Nusco non c’è, ha mandato il nipote Giuseppe che fu vicepresidente della giunta regionale di Caldoro e poi lasciò per trasferirsi a Montecitorio. Sala affollata di candidati e piccoli notabili di provincia. De Luca che parla è il racconto tragico di come in politica le parole valgono meno di zero. Lui, condannato in primo grado e con la mannaia della sospensione sulla testa, parla di “rivoluzione della dignità, che significa rispetto totale delle istituzioni”. Lui che a Salerno ha costruito una formidabile macchina di potere e clientele, parla di “cittadini liberi e senza padrini”. Uno spettacolo. Ma c’è poca allegria nel Pd campano chiamato al lavoro e alla lotta per rastrellare voti. I sondaggi sono allarmanti. De Luca e il Pd non hanno la vittoria in tasca, la gente della Campania non andrà a votare, moltissimi elettori del Partito di Renzi sceglieranno di stare a casa, molti altri infileranno nelle urne la scheda della vendetta, quella che segneranno col nome di Valeria Ciarambrino, la candidata di Grillo. L’ultimo sondaggio lo ha pubblicato ieri il giornale più letto della regione, Il Mattino. Voterà solo il 53 per cento dei campani. Gli altri si barricheranno in casa, perché se è vero quello che disse anni fa Rino Formica, la politica è sangue e merda, da queste parti di sangue se ne vede poco, mentre il resto abbonda. Basta dare un’occhiata alle liste.
Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca sono alla pari, 37 per cento. Una doccia gelata per l’aspirante governatore e per il Pd. Pesa l’alleanza last-minut con Ciriaco De Mita. Per il 34 per cento il matrimonio non doveva farsi. E non è tutto, perché sono le nove liste che sostengono De Luca a far venire conati di vomito agli elettori Pd. Troppi ex, un esercito di uomini legati a Nicola Cosentino, trasformisti buoni per tutte le stagioni, ex candidati del centrodestra, personaggi delle cronache rosa della politica, affaristi, un fascista adorante sulla tomba di Mussolini a Predappio, l’avversario di un sindaco anticamorra. Dal partito personale teorizzato ai tempi dello splendore bassoliniano dal politologo Mauro Calise, al partito dei micronotabili. Scelte che il Pd pagherà a caro prezzo precipitando al 20 per cento e perdendo ben 16 punti rispetto alle Europee. Una debacle resa ancora più bruciante dal 23 per cento che il sondaggio assegna al Movimento cinque stelle. Grillo primo partito, davanti al Pd e alla sgarrupatissima Forza Italia, al 19,5. “La verità – commenta trionfante Valeria Ciarambino – è che De Luca e Caldoro rappresentano la politica indegna”. Insomma la candidatura di Vincenzo De Luca, che né Renzi, né il pensoso Guerini, meno che mai lo scapigliato Luca Lotti, sono riusciti a fermare, sta trascinando il partito in un buco nero. Pesa la vicenda giudiziaria dell’eterno sindaco di Salerno. Ha sul groppone una condanna in primo grado, la legge Severino è implacabile: se eletto non potrà varcare il portone di Palazzo Santa Lucia, la sede della Giunta regionale. Il suo avversario Caldoro cambierà registro alla sua campagna elettorale. Il motivo è nel sondaggio della Ipr-Marketing pubblicato dal Mattino: il 69 per cento degli intervistati non sa che De Luca, se eletto, rischia di essere sospeso immediatamente dalla carica di governatore. Intanto la campagna elettorale è già iniziata. L’assessore al lavoro Severino Nappi, candidato con l’Ncd del ministro dell’Interno Alfano, lo ha fatto attingendo al vasto e miserabile repertorio del laurismo. Ha scritto una lettera agli 8mila ragazzi disoccupati di Garanzia giovani. “Carissimi chi mi conosce sa che la mia parola vale la mia vita”. Inizio da Mario Merola, finale alla Gava: “Votatemi”. E’ scoppiato il finimondo. A Salerno, invece, per i voti si spara. E’ successo martedì e in pieno giorno. Due attacchini del professor Lello Ciccone, candidato di Forza Italia, sono stati ammazzati dall’ala concorrente del racket delle affissioni. Si tratta di Antonio Procida, detto ‘o cornetto, e di Angelo Rinaldi. Incassavano cinquanta centesimi per ogni manifesto attaccato e in più volevano aprire un comitato elettorale, cosa che disturbava gli affari elettorali del boss dell’area collinare Matteo Vaccaro. I due non hanno capito che il business manifesti frutta mille euro al giorno e che i soldi sono come i figli, piezz’e core. Inseguiti dal rampollo del boss a bordo di un’auto scoperta, sono stati freddati a colpi di pistola.

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