Se le mafie non avessero trovato sponda e sostegno nel mondo della politica e delle istituzioni a quest’ora sarebbero state espulse dalle nostre città. Perché far finta oggi di meravigliarsi???

Nella prima Relazione sulla situazione criminale nel Lazio che facemmo nel 2005 – relazione che rendemmo pubblica nella parte che potevamo – davanti alla Commissione Sicurezza della Regione Lazio anticipammo, in grandi linee, il quadro che sta emergendo in questo periodo sul piano dei rapporti fra mafia e politica.

Trattandosi – quelle dell’allora Commissione Regionale di Sicurezza- di sedute pubbliche o, comunque, partecipate da persone non obbligate alla riservatezza, non facemmo, ovviamente, in quella occasione, nomi e cognomi, che, invece, comunicammo a chi di dovere.

Siamo stati facili profeti.

Creduti e stimati per la serietà e la concretezza del nostro lavoro da magistrati, esponenti delle forze dell’ordine responsabili ed aree limitate, molto limitate, della politica laziale; inascoltati, se non proprio ignorati, da tutti gli altri, nessuno escluso.

Ricordiamo a noi stessi ed a quanti ci leggono quanto avvenne in occasione di una delle ultime sedute della Commissione Regionale Sicurezza della passata legislatura (Commissione, ad oggi, non più rinnovata, purtroppo, dalla Polverini!) durante la quale si sarebbe dovuta discutere la situazione esistente sul territorio di Civitavecchia-Tarquinia, un territorio ormai invaso da tutte le mafie nazionali e straniere.

Su quel territorio noi abbiamo da anni impegnato il massimo delle nostre energie e possiamo vantarci di essere, se non i più informati di tutti, almeno fra i più informati.

Non a caso di tanto in tanto si sfoga contro di noi la rabbia di taluni esponenti politici.

La Presidente della Commissione Sicurezza – che prima non ci aveva inserito, in quella occasione, nella lista degli invitati alla seduta di audizione e, poi, costretta a farlo proprio perché eravamo fra i pochissimi più informati – non ci consentì nemmeno di parlare.

Una seduta penosa che ci confermò nel nostro giudizio circa la validità di una classe politica, tutta intera, in materia di conoscenza di mafia e ed antimafia.

Nel Lazio chi parla e, soprattutto, opera contro le mafie non gode di molte simpatie nei mondi politico ed istituzionale.

Questa è la realtà drammatica dalla quale bisogna partire per esprimere un giudizio circa le responsabilità di gran parte della politica –ed ovviamente delle istituzioni che questa parte controlla – sull’occupazione mafiosa del nostro territorio.

Quando si arriva a negare, come è successo ancora una volta nei giorni scorsi nel Viterbese, la validità delle denunce perfino della Direzione Nazionale Antimafia, per non dire di altri organismi centrali qualificatissimi investigativi e giudiziari, circa la presenza massiccia mafiosa sui nostri territori, vuol dire che siamo o all’incompetenza ed all’ignoranza più penose o alla malafede più assoluta.

Ecco perché noi stiamo insistendo da anni sulla necessità di guardare e di indagare, sul piano dell’azione di contrasto delle mafie, prima di tutto all’interno del mondo della politica e delle istituzioni e non crediamo alla sincerità di molte delle dichiarazioni rilasciate in questi giorni da taluni esponenti politici che riteniamo tutti responsabili, in maniera diretta od indiretta, della situazione in cui ci troviamo.

Se le mafie non avessero trovato finora sponda e sostegno a livello politico, esse a quest’ora sarebbero state espulse dalle nostre città.

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