Se i cittadini onesti ci aiutassero seriamente e non solo scrivendo “condivido” a combattere le mafie!

Diciamoci la verità, senza ulteriori, reciproche prese in giro:
la storia delle mafie è stata sempre una storia di connivenza sistematica con la politica.
Una storia di “convergenze parallele” – per usare una terminologia cara ad Aldo Moro per esaltare e legittimare l’accordo DC-PCI – prima, una storia di sovrapposizione e di commistione poi.
Se non si è capito ciò, o si è disinformati o si è in malafede.
Tertium non datur.
E’ il “sistema” del nostro Paese che si è formato e si è andato consolidando nel tempo su questa alleanza stretta e le classi egemoni si sono sempre servite della mafia per piegare quelle subalterne alla loro volontà ed ai loro interessi.
Questo, storicamente.
Poi, la mafia, con un processo di radicale mutazione genetica, ha cominciato a rifiutare il ruolo di supporto alla politica ed ha deciso di assumere un ruolo da attore principale.
Questo deve rappresentare il punto dal quale far partire ogni ragionamento allorquando si parla di mafie (ecco perché si parla di mafia militare, mafia politica e mafia economica), una sommatoria di mafie che rappresenta un unicum.
Non bisogna, quindi, meravigliarsi nel constatare che questo o quell’esponente politico o istituzionale colludono con la mafia.
Paradossalmente ci si dovrebbe meravigliare del contrario.
C’è stata nei decenni trascorsi una campagna sottile di disinformazione e di manipolazione della verità che ha portato la maggior parte della gente, quella più disattenta e meno attrezzata culturalmente, a vedere la
mafia come una organizzazione di criminali comuni che ricattano, uccidono, usano la violenza fisica e morale.
Non è così, o, meglio, non è solo così.
I mafiosi che oggi vengono arrestati e mandati a finire i loro giorni nelle patrie galere sono per lo più i ” quaquaraquà”, quelli

Archivi