Se dovessero risultare fondate queste notizie emergerebbe tutta la gravità di un comportamento dei rappresentanti delle istituzioni che avrebbero condotte la “trattativa” Stato-Casalesi.Non é la prima volta che leggiamo della “Villa di Gaeta”.Di chi é? E’ ancora operativa? Che cosa vi si svolge dentro?????????

IL FOCUS. TRATTATIVA STATO-CASALESI durante l’emergenza rifiuti. Ecco perché non è una forzatura ipotizzarla e perché ci si aspetta da Antonio Iovine dei chiarimenti definitivi

Di questa trattativa ne ha scritto, più volte, la Capacchione. Adesso la stagione dei pentimenti e i processi in corso sulla gestione dei rifiuti in Terra di lavoro rafforzano la necessità di ulteriori approfondimenti

Nella foto Facchi, Iovine, Zagaria e Cafiero de RahoNella foto Facchi, Iovine, Zagaria e Cafiero de Raho

di Giuseppe Tallino

CASERTA – Se fossimo in vena di cliché potremmo piazzare, ora, all’inizio di quest’articolo una di quelle belle frasi ad effetto, tipo…“il tempo è galantuomo”, ma, sinceramente, i proverbi a buon mercato non li amiamo troppo, al nostro naso hanno un cattivo odore (non tanto per il loro uso, ma per il loro abuso) e, in questo caso, ci duole ammetterlo, non siamo neppure più convinti della galanteria del trascorrere dei giorni, dei mesi, degli anni. Su alcuni aspetti le lancette, infatti, non sortiscono nessun effetto: le reali dinamiche di certe storie sono in-svelabili.

In certi casi. Appunto. Mai generalizzare, si può rimaner fregati dalle eccezioni o da improvvisi cambi di rotta. Prendete, per esempio, la storia della trattativa Stato-mafia: dopo 2 decenni è ritornata argomento, attenzionatissimo dai media, di aule di tribunale (…e di Quirinale).

Alcuni giornalisti, una su tutti, l’attuale senatrice Rosaria Capacchione, ha speso tanto inchiostro su un’altra possibile trattativa, quella Stato-camorra: niente papello, niente stragi, stavolta dovrebbe esserci  solo monnezza e affari.

Piccoli semi, negli anni scorsi, furono gettati dalla stampa, sul ricchissimo business nato, in qualche modo,  con le cicliche emergenza rifiuti, ma ora, quei semi, grazie alla stagione dei pentimenti, grazie al lavoro della Dda, stanno diventando piante cresciute caratterizzate da rami che hanno iniziato a tracciare delle trame ben spiegate, visibili.

Qualcuno, alla notizia della collaborazione di Antonio Iovine, ha paragonato, più che razionalmente, diciamo emotivamente, la figura di ‘o Ninno a quella di Buscetta. Ma Buscetta è stato un esponente di spicco di Cosa Nostra, Iovine, concetto ben diverso, è stato uno dei capi della camorra. Dunque, facendo le giuste traslazioni, il peso specifico di Antonio Iovine, rispetto a quello di Buscetta, è decisamente maggiore.

Per quale motivo questa premessa? Ve lo spieghiamo: visto che l’ex boss di S.Cipriano ha deciso di parlare (alla fine di novembre scadranno i canonici 6 mesi entro i quali vuotare il sacco), e considerato pure che per anni ha ricoperto un ruolo apicale nel clan, magari potrebbe dedicare qualche pagina dei suoi verbali anche a queste presunte trattative (per carità, tutte da provare) tra una componente dello Stato e la camorra sulla gestione monnezza. Magari Iovine affermerà: “Non ne so nulla…”, oppure, ‘ste trattative, potrebbe smentirle, forse confermarle.

La stagione dei pentimenti e alcuni processi in corso hanno rinverdito, da un punto di vista sostanzialmente mediatico, alcuni personaggi che hanno avuto ruoli importanti nel ciclo monnezza in Campania: prendiamo, ad esempio, Giulio Facchi.

Cosa c’entra, adesso, l’ex subcommissario col ragionamento precedente su ‘o Ninno e  con i supposti confronti Stato-Casalesi?

C’entra perché nel febbraio del 2011, sempre la Capacchione, in un articolo de Il Mattino, dà notizia di un interrogatorio, come persone informata sui fatti, a cui si è sottoposto proprio Facchi, in Procura, a Napoli, davanti ai pm Cafiero De Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita.

“Ha confermato tutto: l’incontro nel parcheggio dell’area di servizio di Teano, sull’A1, l’interrogatorio fiume nella casa di Gaeta, la formazione della squadretta di 007 che nel 2003 individuò nel sub-commisario all’emergenza rifiuti Giulio Facchi il suo interlocutore istituzionale” Questo scriveva la futura senatrice democrat. “Ha ricostruito la lunghissima giornata di otto anni fa (2003 ndr), – proseguiva la penna della giornalista casertana, – quando rimase ostaggio dei servizi segrete per un’intera giornata, rispondendo alle domande degli uomini che si qualificarono quali responsabili regionale, comprensoriale e nazionale del Sisde(l’ala civile dei servizi segreti italiani, a fronte del Sismi che era l’ala militare). Era l’epoca immediatamente precedente alla trattativa, di cui alcune fonti riservate parlano, tra Stato e camorra per la gestione della raccolta dello smaltimento dei rifiuti”.

In quell’interrogatorio del 24 febbraio 2011, Facchi, affermava la Capacchione, avrebbe detto testualmente: “Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”.

“E’ durante la permanenza negli uffici di via Medina dell’uomo misterioso, – così continuava l’articolo de Il Mattino – che sarebbero avvenuto gli incontri (almeno due) con il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria […] Incontri durante i quali, in cambio della pax sociale, la camorra avrebbe chiesto e ottenuto una contropartita economica sotto forma di appalti e affidamenti di servizi”.

Dunque, Facchi ha confessato, secondo la giornalista , un suo incontro con gli 007 italiani. Ma non è stato il solo a fare qualcosa del genere. L’ex assessore Regionale all’ambiente Ganapini in un incontro a Napoli, con vari rappresentati di associazioni ambientaliste, avrebbe rivelato, infatti, di essere entrato in contatto con i servizi segreti proprio per la questione Parco Saurino 3. Usiamo il condizionale perché Ganapini “avrebbe” negato che la voce nella registrazione di Wikileals, pubblicata, tra le altre cose, anche dal noto settimanale L’Espresso, fosse sempre la sua (CLICCA QUI)

Tiriamo (per quel che possiamo) le somme. La trattativa, gli incontri con i vertici del clan dei Casalesi, ammesso che ci siano stati, si sarebbero verificati, dunque, in piena emergenza rifiuti. Lo Stato è dovuto scendere a patti con la criminalità organizzata per quieto vivere?  Per necessità? Per impotenza? Se davvero trattativa c’è stata era indispensabile? Giusta? Basata su una realpolitik da accettare, senza fronzoli, turandosi il naso? Nello specifico, in cambio di cosa avrebbe agito il Clan? Attraverso quali uomini? Anche attraverso “politici”?

Abbiamo detto, qualche rigo sopra, “con i vertici del clan”. Ecco. Di quel vertice, direttamente, indirettamente, derelato, scegliete voi la modalità in base al periodo storico, Iovine  ha fatto parte, magari, con sostanza, qualche anno dopo a questa ipotizzata trattativa, ma resta pur sempre un personaggio,  un ex boss, che le stanze dei bottoni della camorra le ha frequentate.

Ad ogni modo il naso (così chiudiamo il cerchio), ora, ce lo turiamo e il cliché alla fine lo usiamo: il tempo è galantuomo. Chissà.  Magari fra 20 anni ne sapremo qualcosa di più, oppure prima, sempre se Iovine ne parlerà (magari ne ha già parlato) in qualche suo nuovo verbale.

Post scriptum : visto che il Movimento 5 Stelle è sempre attivo con interrogazioni, richieste di desecretamento di atti e compagnia cantata (lo chiediamo ai grillini ma l’invito lo estendiamo a tutte le forze politiche desiderose di verità) e considerato pure il recente ritorno di moda, giornalisticamente parlando,  dell’affare rifiuti, i suoi parlamentari potrebbero ri-cominciare (negli anni scorsi qualcosa è già stato fatto) a dare luce nelle stanze della massima democrazia italiana a queste  presunte trattative made in Terra di lavoro.

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