Scudo fiscale. Di Pietro: è una legge che favorisce la mafia. E’ vero! Napolitano non firmi!

Scudo fiscale: Fini apre all’opposizione, slitta il voto

Fissato il termine ultimo per domani alle 13. Il Pd chiede lo scrutinio segreto. Di Pietro, in piazza con la coppola da mafioso, lancia l’assedio al Colle:”Lanciamo un estremo, ultimo appello al capo dello Stato affinché fermi per tempo una norma che sancisce definitivamente l’aiuto di questo governo e di questo Parlamento alla criminalità. E’ una legge che serve alla mafia”

Erano pronti ad “allungare” il collo a mo’ di ghigliottina, ma il presidente della Camera ha comunicato lo slittamento del voto finale dell’Aula alle 13 di domani. Time out, quest’ultimo, per far scattare appunto la ghigliottina parlamentare, ossia l’imposizione del voto finale anche se il dibattito e l’esame degli ordini del giorno non saranno stati ultimati. Questo per dare tempo al presidente della Repubblica di valutare il contenuto del decreto che scade alla mezzanotte di sabato 3 ottobre.

Una decisione definita “positiva” da tutte le opposizioni ma che, nei fatti, non cambia la sostanza del provvedimento e dunque le dure critiche: “E’ una vergogna, un luogo di menzogne a ripetizione”, ha detto Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd. “Ci guadagneranno i molto ricchi e furbi, un certo numero di criminali e il sistema bancario che maneggerà un bel po’ di soldi”, ha spiegato. Non solo. “Chi paga le tasse ne pagherà di più”, ha assicurato, “perché le tasse si alzano alla fine dei condoni”. “Siamo ridotti a questo – ha proseguito – ad abbonare i reati per tirar su un po’ di soldi e poi decidere a quali bisogni primari destinarli. L’anno prossimo si metterà una tariffa per i reati? Un tot per l’omicidio, un tot per il furto o lo stupro, uno esce e così finanziamo la sanità: è un discorso aberrante che dovrebbe suscitare una reazione più netta e non solo da parte dell’opposizione”.

L’Udc ha sottolineato come la decisione di prolungare di 24 ore il dibattito sul decreto “è una vittoria dell’opposizione”, che ha evitato al Parlamento l’estrema umiliazione di non poter manifestare neppure il dissenso”. Ma, nel merito, resta il giudizio fortemente negativo su un provvedimento nato come “condono fiscale” per recuperare risorse economiche in tempo di crisi, ma poi si è trasformato strada facendo in “condono penale” con cui coprire tutti i reati a danno dei risparmiatori.

“La mafia ringrazia”, “Giorgio non firmare”. Gli slogan dell’Italia dei valori risuonano nell’aula di Montecitorio e nella piazza antistante la sede della Camera. Dove esponenti e militanti dell’Idv, a partire dal leader Antonio Di Pietro, hanno indossato coppole e fazzoletti da rapinatore per dare risalto mediatico alla protesta contro lo scudo fiscale. Una protesta che ha come bersaglio non solo il governo ma anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Invitato a più riprese da Di Pietro a non rendersi “connivente” di un crimine controfirmando il provvedimento.
Un invito, quello rivolto al colle, ribadito ancora oggi con il “disperato, ultimo appello al capo dello Stato affinché fermi per tempo una norma che serve solo ai delinquenti” e che “sancisce definitivamente l’aiuto del Parlamento alla mafia”.

Nel mirino dell’Idv anche il Pd: i dipietristi sarebbero già riusciti a fermare questa legge “se – denuncia il loro leader – al momento del voto sulle pregiudiziali di incostituzionalità tutte le opposizioni fossero state presenti in Aula”. Sfuggita quella chance, all’Idv non resta che appellarsi “all’ultimo baluardo della democrazia”, il Quirinale.

Le intenzioni dell’Italia dei valori sono chiare: trasformare il Quirinale in un parafulmine delle tensioni sullo scudo fiscale e accreditarsi come “unica vera opposizione”. Entrambe hanno gioco facile: la firma di Giorgio Napolitano al decreto del governo è prevista entro sabato (ma potrebbe arrivare anche domani nel pomeriggio), per evitare che il provvedimento decada. Ed il rischio che la decisione venga strumentalizzata è inevitabile. Contemporaneamente, l’assenza nell’Aula di Montecitorio di numerosi parlamentari del Pd regala un ampio margine ai dipietristi.

Sono giorni che il Quirinale lascia capire di essere rassegnato a firmare lo “scudo fiscale”. Sul merito del provvedimento Napolitano, com’è naturale, non si è pronunciato, perché la sua valutazione deve riguardare – com’è sua competenza – i profili di legittimità costituzionale. Secondo le indiscrezioni filtrate in questi giorni, Napolitano sarebbe orientato a firmare, considerando elemento essenziale l’esclusione dei processi in corso, e in considerazione del fatto che la bocciatura di un decreto legge è sempre di particolare delicatezza, poiché i decreti producono effetti durante il periodo di validità e, quando decadono, nasce il problema di doverne sanare gli effetti.
Di Pietro ne è consapevole e si prepara a sparare contro la firma del presidente della Repubblica: a protestare comunque, anche se fosse accompagnata da qualche riserva scritta. “Non è più il tempo della letterina d’accompagnamento. Rimandi indietro una norma incostituzionale”, avverte insieme a Rifondazione comunista.
Ed è proprio qui se si esplicita la grande differenza con il Partito democratico e l’Unione di centro di Casini perché anche se questi contestano “l’amnistia mascherata” per gli evasori fiscali, si guardano bene dal “picconare” il Quirinale.

Ida Rotano
(Tratto da Aprileonline)

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